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Dall’Austria alla Siria in bicicletta

Diari • di 18 settembre 2010

Il viaggio in bicicletta dall’Austria alla Siria ha inizio da Graz il 30 luglio sotto una pioggia leggera. I primi giorni pedaliamo spediti tra Austria Slovenia Croazia e Ungheria spinti dal clima e da energie fresche. Seguiamo la pista ciclabile del Drava, sterrata e immersa nel bosco. Un pomeriggio la perdiamo e tagliamo a piedi per un campo per riprendere la strada principale. Sulla sponda ungherese del fiume vivono famiglie di Rom in condizioni di povertà estrema. Trascorriamo le prime notti in edifici abbandonati lungo la strada che da queste parti abbondano. Faccio ritorno in Croazia dopo due anni e qualche chilometro in più sulle spalle, anzi nelle gambe. Allora era inverno e la percorsi lungo la costa ma degli hotel e campeggi turistici da queste parti non c’è traccia. Siamo a Seringrad, al confine con la Serbia, dove conosciamo un signore che vive in una baracca sul Danubio. Ci dice di come la dogana sia molto frequentata da croati che vanno a fare la spesa in Serbia dove il costo della vita è parecchio più basso. Soddisfatti della dritta ne approfittiamo anche noi e a Backa Palanka ci concediamo una prima notte in albergo per pochi euro.

Dopo 700 km di viaggio arriviamo a Belgrado e a darci il benvenuto è il gigantesco ex hotel Jugoslavia, ormai grigio e dismesso. Ho una caviglia gonfia e un dottore dell’ospedale mi consiglia una giornata di riposo ma mi concedo comunque una breve passeggiata nel centro della città. Belgrado è imponente e molto moderna, alcuni palazzi semidistrutti poi richiamano alla mente una guerra così recente e lontana nello stesso tempo. I serbi sono cordiali e ospitali, un paio di volte ci trascinano in casa per un caffè e ci chiedono incuriositi del nostro giro. Fra tedesco slavo italiano e rumeno, e l’unico linguaggio davvero planetario, quello dei gesti, la conversazione va.

L’ingresso in Bulgaria è accompagnato dalla prima foratura. Spesso i cani randagi ci inseguono per addentare i vestiti penzolanti dalle borse ad asciugare. La strada che costeggia il  Danubio e il confine con la Romania è caratteristica per i suoi paesaggi e frequentata da molti turisti. Alterniamo qualche notte in tenda a ostelli, costano poco e permettono una tregua dalle zanzare. Ci fermiamo due giorni a visitare Veliko Tarnovo con una famiglia locale conosciuta la mattina precedente. La sera la vecchia cittadella offre un suggestivo spettacolo di suoni e luci, zvuk i svetlina, che ripercorre in breve la storia della Bulgaria. Il rosso acceso accompagnato da strilla ed una musica angosciosa simboleggiano l’arrivo degli Ottomani, il verde ed un sottofondo sereno la liberazione. Sui muri le scritte inneggiano all’eroe nazionale Vasijl Levski. Riprendiamo a pedalare su una sterrata che sale a 800 metri, in discesa mi si rompe la leva del freno posteriore. Senza ricambi, procedo col solo freno buono. Nelle montagne qui attorno vivono i pomacchi, bulgari convertiti all’Islam in un periodo ancora incerto del dominio Ottomano. L’arrivo a Burgas, sul mar Nero, dopo troppi chilometri nel circo delle strade bulgare e dei suoi camionisti spericolati sancisce la fine delle montagne dei Balcani. Un bagno nell’acqua tiepida e una notte in spiaggia e siamo già proiettati con la mente verso la Turchia.

E’ ferragosto, a Istanbul e nel resto del mondo islamico è iniziato da pochi giorni il Ramadan (in turco Ramazan). Dai minareti delle moschee le preghiere si susseguono,quasi si accavallano. Nella città congestionata i tassisti fanno libero uso del loro giocattolo preferito, il clacson. Dopo una giornata di visite la sera corro sul ponte Galata in tempo per una foto del Bosforo. Il tramonto e l’ultima preghiera dalla moschea pongono fine al digiuno del giorno. Di notte quando riattraverso il ponte per tornare in ostello i pescatori sono ancora lì, qualcuno si è addormentato sul seggiolino. Riparo il freno rotto in Bulgaria e dopo quattro giorni di pausa ci rimettiamo in sella con le pile di nuovo cariche.

La costa occidentale che affaccia sull’Egeo e le isole greche è quella dei siti archeologici della Troiade. Troia è il più povero ma non poco suggestivo, per anni studiato a scuola senz’altro un luogo più da respirare che da vedere. File di turisti si fanno fotografare vicino a un cavallo di legno dal qule poi salgono e scendono come da una giostra. Efeso invece è una vera città, tra i colonnati e palazzi antichissimi come la biblioteca e i templi, sono ancora riconoscibili le vie e le piazze. A Izmir mentre aspettiamo su un prato dei nostri amici, due ragazzini cercano di venderci una vecchia bilancia e qualche accendino. Presto desistono dalla mansione di commercianti e tornano nelle vesti di bambini cominciando una lotta contro di me poco sensibili al mio fisico già abbastanza provato. Durante ogni sosta in Turchia ci offrono il çai, altre volte regalano cibo e frutta. Un pomeriggio mi viene dato un melone giallo di qualche chilo, il regalo meno ambito da un ciclista con un carico già pesante. La sera per dormire facciamo tappa fissa nelle stazioni di servizio dove i dipendenti ci mettono a disposizione le mescid, camerette arredate con soli tappeti e usate generalmente per pregare. Nell’interno,nei pressi di Denizli incontriamo Martin, uno svizzero di 51 anni partito da Como tre mesi fa e diretto a Gerusalemme. Ha un paio di pattini e un carrello di 30 kg da spingere in pianura e trainare in salita. Guardo le nostre borse delle bici e adesso mi sembrano piccolissime.

La costa meridionale è assaltata da resort di lusso e lidi a pagamento,tedeschi e americani consumano vacanze a cinque stelle. Per giorni spero invano che sul finire di agosto si battano le piogge di fine estate che da bambino detestavo. Ma qui nemmeno una nuvola, 40 gradi un giorno il giorno dopo e un altro ancora. Non trovo riscontro di quanto detto dai turchi sull’area al confine con la Siria, a detta loro più delicata per i frequenti furti. Le persone sono ugualmente gentili e nessuno prova mai ad avvicinarsi alle biciclette. Anche agli arabi guardano con diffidenza, “Syrie problem” che qualcuno ripete in continuazione ne è l’emblema.

L’impatto con la Siria è invece ottimo, il primo caffè ce lo offre in dogana un militare in divisa. Aleppo è detta la città grigia per le sue costruzioni in pietra calcarea. Cinquemila anni di storia ed un mare di popoli che vi si sono insediati nel tempo danno la sensazione di aver raggiunto un luogo cruciale. Prendiamo un ostello nel centro dove l’odore del sapone dalle botteghe arriva fino alla strada. Il traffico è folle, attraversare può richiedere anche qualche minuto. Visitiamo la cittadella di Aleppo e la grande moschea: i fedeli sono fuori seduti su tappeti in preghiera o in gruppetti a leggere il Corano. L’osservanza della religione in Siria è assai più rigida che in Turchia, le donne sono nella maggior parte coperte anche sulle mani e gli occhi e perlopiù relegate nei mercatini e nelle moschee.

Dopo due notti lasciamo Aleppo in direzione sud per visitare i siti archeologici di Ebla e Apamea, prossimi al deserto. Un pomeriggio ci fermiamo in casa di una famiglia per una merenda e alla fine ci restiamo fino alla mattina. Ceniamo secondo la tradizione araba, per terra e senza posate raccogliamo con il pane il cibo dai piatti in comune. La famiglia è numerosa e ci sono bambini ovunque. La notte le donne dormono insieme in una camera e gli uomini fuori sul tetto. Anche i giorni seguenti veniamo invitati o fermati per un caffè o anche solo per un saluto. I bambini ci inseguono divertiti e ripetono hello decine di volte. In un paio di episodi spiacevoli si tuffano verso le nostre borse cercando di aprirle ma basta uno strillo per allontanarli. Arrivati a Homs troviamo la città in festa per la fine del Ramadan, intere famiglie pranzano insieme sul prato della moschea. L’ultima visita è al Crac del cavaliere mentre il resto è una lenta marcia verso il porto di Tartus. Passiamo l’ultima notte in un internet cafe e la mattina mi ritrovo a cliccare le pagine di Google maps di mezzo mondo, emblematico stato d’animo di fine viaggio.
Alessandro e Bernadette

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Una risposta a Dall’Austria alla Siria in bicicletta

  1. Francesco scrive:

    Complimenti! Sono un appassionato di cicloturismo, ed è tanto tempo che cerco un sito come questo.

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