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L’automobilista è cattivo

7 febbraio 2011 • opinioni • di

lance-armstrong-bikeSi può essere portati a pensare, innocentemente, che tra un automobilista e un ciclista non ci siano molte differenze a parte il mezzo di locomozione utilizzato per spostarsi in città. Non è così. I due soggetti sono diversi per carattere, temperamento, personalità, desideri, inclinazioni. Si tratta di due precise e distinte evoluzioni antropologiche.

L’automobilista è cattivo. Senza nessun motivo gli capita di uccidere ciclisti, pedoni, mamme e bambini, altri automobilisti, amici, fratelli, sorelle, genitori, coniugi e, talora, anche se stesso.
Il ciclista non ha mai fatto male a nessuno.

Il ciclista è una persona che sceglie di rinunciare all’automobile.
L’automobilista è una persona costretta a rinunciare alla bicicletta. Non c’ha il fisico adatto.

L’automobilista è la totale perdita di biodiversità. Chiuso nell’abitacolo è solo una targa, al più un modello, una cilindrata, una carrozzeria.
Il ciclista è uno straordinario individuo, una creatura unica che – anche nel traffico – ha un volto, un corpo, armoniose movenze umane.

Il ciclista può portare la bici a casa.
Anche diversi automobilisti hanno provato a fare altrettanto. Il dottore dice che quando smettono di fare brumm brumm e di mostrare il dito medio al vicino di letto forse interrompono gli psicofarmaci.

L’automobilista paga bollo, carburante, parcheggio, assicurazione, multe, autolavaggio, carrozziere, meccanico, elettrauto, gommista, revisione, cambio olio, freni e pasticche…
Il ciclista gli fa: prrrrrrr!

Cinque ciclisti che percorrono insieme un tratto di strada sono un gruppo di amici pronti a nuove e fantastiche avventure.
Cinque automobilisti insieme in una vettura sono un guidatore e quattro passeggeri impantanati nel solito ingorgo quotidiano.

L’automobilista paga svariate migliaia di euro una cosa che va da 0 a 100 in 4,2 secondi e che può toccare i 212 chilometri orari. Poi, in città, si sposta a una velocità media di 3 kmh.
Il ciclista paga poche centinaia di euro o anche molto meno una cosa che può andare alla velocità che lui è in grado di imprimergli. Poi, in città, si sposta effettivamente alla velocità che lui è in grado di imprimergli.

Il ciclista sa sempre tutto quello che gli serve per muoversi.
L’automobilista non potrebbe fare un metro se la strumentazione di bordo non gli ricordasse portiera aperta/chiusa, luci accese/spente, freccia inserita/disinserita, livello di carburante, pressione degli pneumatici…

L’automobilista ha un meraviglioso hi-fi, 12 altoparlanti, 4 woofer, due subwoofer, bluetooth incorporato, motion sensor, monitor touch panel e advanced sound retrive.
Il ciclista ha la musica dentro.

Il ciclista, all’occorrenza, può caricare la bicicletta su un’automobile. Sa come si fa.
L’automobilista non può caricare l’automobile su una bicicletta. Non sa come si fa.

L’automobilista la mattina si sveglia, monta in macchina, perde mezz’ora nel traffico e mezz’ora alla ricerca di un parcheggio, scende, va in palestra, si cambia, fa mezz’ora di cyclette, si fa la doccia, si riveste, monta in macchina, si fa un’altra mezz’ora di traffico e perde un’altra mezz’ora alla ricerca del parcheggio, scende, arriva in ufficio. Incazzato come una bestia.
Il ciclista la mattina si sveglia, monta in bici e dopo venti minuti è al lavoro. Sorridente come non mai.

Il ciclista è una macchina perfetta.

L’automobilista è alla mercè di una macchina imperfetta.

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