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L’altra morte di Marco Biagi

19 marzo 2012 • opinioni • di

10 anni fa moriva Marco Biagi, giuslavorista rompiballe assassinato dalle Nuove Brigate Rosse.

Quella sera Biagi tornava a casa come tutte le sere, ma diversamente dalle altre sere su quella strada a Bologna lo stavano aspettando. “Professore” gli dicono e gli esplodono addosso 6 colpi di rivoltella che lo lasciano a terra, esanime.

La storia non si fa con i se, però la morte di Biagi seppure a distanza di dieci anni comporta necessariamente delle riflessioni. I 5 brigatisti riconosciuti colpevoli e condannati per l’omicidio, in quell’occasione hanno dimostrato una stupidità fuori dal comune: perché, infatti, utilizzare una pistola per uccidere un uomo indifeso per le strade di una città Italiana? Perché fare tanto clamore?

Una persona un po’ più sveglia e accorta avrebbe utilizzato un’altra arma.

Immaginiamo:

Bologna. E’ il 19 marzo 2002, sono le 20, è buio. Marco Biagi, sceso dal treno da Modena, come ogni sera, chiama la moglie e le dice “arrivo”, inforca la bicicletta e si dirige verso casa in Via Valdonica. A un certo punto sente il rombo di un motore a pieni giri dietro di se, si gira di scatto e vede due fari che gli vengono incontro, ha il cuore a mille per la paura, ma dentro di se cerca di rassicurarsi dicendosi che sarà il solito sbruffone a bordo di uno di quei fuoristrada convertiti alla città.

marco-biagiNon è il solito sbruffone: a bordo ci sono due killer intenzionati a farlo fuori per sempre. Pestano forte sul pedale del gas, gli si avvicinano, gli toccano la ruota posteriore della bici a una velocità già sostenuta. Biagi che non se l’aspettava perde l’equilibrio. Viene prima sbalzato sul cofano, poi cade a terra mentre il mastodonte di lamiera ultima la sua opera passandogli sopra con le oltre due tonnellate di peso.

Marco Biagi resta a terra, esanime.

I due killer poco dopo vanno ai Carabinieri, dicono di essere i responsabili dell’incidente, che sono scappati in preda al panico, che sperano che non sia successo nulla, che no oddio mi dispiace ma non l’avevo proprio visto.

Al guidatore ritirano la patente e lo processano per omicidio colposo ed omissione di soccorso. Riuscirà anche a dimostrare che Biagi non era ben visibile e il passeggero lo giurerà solennemente, chiederà il patteggiamento. Il guidatore se la caverà con qualche anno di carcere, come accaduto per la strage di Vibo Valentia e nessuno lo chiamerà mai “terrorista”. Solo la moglie di Biagi, al processo, lo chiamerà “assassino”, ma è una reazione scontata. Gli altri 4 continueranno invece a tramare nell’ombra a danno delle istituzioni.

Per Biagi, niente funerali di Stato, né prime pagine dei giornali, ma solo un trafiletto nella cronaca del Corriere di Bologna, le condoglianze del rettore, forse il sindaco.

Sarebbe stato un lavoretto pulito. Avrebbero eliminato Biagi e il suo ricordo in un colpo solo.

Bastava solo sapere che in Italia i morti non sono tutti uguali.

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