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Ecco perché #salvaiciclisti ai Fori Imperiali #2804

30 marzo 2012 • rubriche e opinioni • di

colosseo

Il 28 aprile si terrà la manifestazione nazionale di #salvaiciclisti a Roma, in contemporanea con l’analogo corteo londinese promosso dal Times nella capitale britannica per sollecitare misure che rendano i centri urbani più sicuri e più a misura di ciclisti e pedoni. Il luogo scelto per la manifestazione è la perfetta sintesi di quello che in questo Paese è stato fatto e di quello che non è stato fatto. Lì c’è il Colosseo, il monumento più noto e più visitato d’Italia, un’area archeologica che non ha pari al mondo. E sempre lì c’è una scelta assurda, quella di far passare il traffico tra i resti di Roma antica, inaccettabile per un Paese civile. Ma a parte questo l’area dei Fori Imperiali è la cartina di tornasole delle mancate scelte delle amministrazioini comunali italiane. Nel 1980 Roma scelse di eliminare le auto e di congiungere in un unico Parco archeologico il Colosseo al Campidoglio cercando di sanare il danno che aveva fatto il fascismo coprendo con l’asfalto una parte dei resti dell’antica Roma per costruire via dei Fori Imperiali. Ho recuperato un articolo del 1980 che indica la via maestra da percorrere per Roma (valida in definitiva per tutte le città italiane) che andrebbe fatto leggere soprattutto ai sindaci per chiedere loro: ma è mai possibile? è possibile che ci vogliano più di 30 anni per fare una cosa che serve alla città?

La Stampa, 13 dicembre 1980
Roma, niente più auto ai Fori. Il primo colpo di piccone per liberare la Via Sacra e per una sola grande zona archeologica a Roma. Le ruspe smantelleranno via della Consolazione per unire il Foro Romano al Campidoglio. Il grande programma restituirà all’umanità la zona dei Fori coperta durante il fascismo.
Lunedì prossimo ruspe e picconi daranno l’avvio ai lavori di smantellamento di via della Consolazione, una stradina tortuosa e disuguale che collega via dei Fori Imperiali a piazza della Consolazione separando il Foro Romano dal Campidoglio. La rimozione dei sampietrini e l’inizio degli scavi archeologici non saranno soltanto il primo passo per ricreare il percorso della via Sacra e per riunificare due zone dell’antica Roma naturalmente connesse, ma segnerà anche l’inizio — cosi almeno lo spera il sindaco Petroselli — di un grande programma destinato a restituire all’umanità tutta la zona dei Fori coperta durante il fascismo per realizzare la via dei Fori Imperiali. «Il progetto deve essere visto nel più vasto programma di recuperare il centro storico per ripristinare il rapporto fra la città e il suo patrimonio archeologico — ha detto il sindaco Petroselli aprendo i lavori del Convegno—. Il recupero della zona archeologica dei Fori imperiali, appena concluso in Campidoglio, sarà forse l’operazione urbanistica più importante di questo scorcio di secolo, nel campo del rapporto fra la città storica e i suoi sviluppi moderni. Da questa operazione dipende l’avvenire urbanistico della città, il destino del centro storico e la riuscita dell’operazione per il recupero dell’esistenza nella capitale». Non si tratta soltanto di riportare alla luce le vestigia coperte d’asfalto. Sono allo studio tutte quelle iniziative che dovranno contribuire alla conservazione del patrimonio archeologico e monumentale della città. Già nella prossima settimana la giunta comunale delibererà d’istituire un’isola pedonale intorno al Colosseo, per salvaguardare il celebre anfiteatro dalle vibrazioni del traffico veicolare sull’anello che lo circonda. Altri provvedimenti dovranno limitare il traffico di automezzi nel centro storico, per ridurre l’azione corrosiva dei gas di scarico. Nello stesso tempo si interverrà contro i fumi del riscaldamento, per imporre le soluzioni tecniche più adatte alla loro depurazione. Il recupero del patrimonio monumentale sepolto sotto la via dei Fori Imperiali, che arricchirà Roma e l’umanità di un bene archeologico, artistico e culturale di enorme valore, rappresenta un’operazione straordinariamente importante ma che farà discutere a lungo gli archeologi e i politici. Il progetto, illustrato dal prof. Adriano La Regina, sovrintendente ai Beni Archeologici, prevede di riportare alla luce, scavando lungo via dei Fori Imperiali fra Via Cavour e Piazza Venezia, la Basilica Ulpia nella sua interezza, il Foro di Nerva (per adesso visibile solo in parte), l’intero Foro di Cesare e — almeno in parte — il Tempio della Pace. Per attuare il progetto, ha detto La Regina, è indispensabile eliminare il traffico automobilistico sulla via dei Fori Imperiali. Il sindaco ha spiegato che in proposito l’amministrazione capitolina si muoverà lungo tre direttrici principali: chiusura domenicale di via dei Fori Imperiali per iniziare a creare nuove abitudini nella cittadinanza; costituzione di una Commissione di amministratori e di esperti che studierà il problema e pubblicherà i risultati entro pochi mesi; inizio degli scavi negli spazi verdi che affiancano Via dei Fori Imperiali, il tutto preceduto dalle dovute esplorazioni archeologiche preliminari. (…) «La congestione deriva da un errore che si perpetua da molti decenni, e cioè da quando il centro della città non è più stato considerato nella sua vera essenza di centro monumentale e culturale ma come un centro direzione — ha detto Giulio Carlo Argan, insigne studioso d’arte ed ex sindaco di Roma concludendo il Convegno —. Da tempo era doveroso invertire le tendenze di un urbanesimo che accentua il conflitto fra antico e moderno. Via dei Fori Imperiali è nata in un tempo in cui si credeva che la vita politica fosse in rapporto con gli affari. Oggi crediamo che debba essere in rapporto con la cultura».

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