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Arosa a pedali e il trenino rosso del Bernina

Diari • di 7 luglio 2014

Segue da qui

Ci svegliamo la mattina presto, la notte porta consiglio, ma ancora di più ne porta la colazione se si presenta in questa forma.

Colazione Arnoga

Dopo tre tazze di caffè e latte, pane e speck, cornetti con la nutella, succhi di frutta, yogurt coi muesli, frutta fresca e un espresso liscio, abbiamo abbastanza forza nelle gambe per risolvere l’enigma della sera precedente: invaderemo la Svizzera nel modo più ignorante, evitando strade asfaltate, ghirigori o aggiramenti.

Davanti all’hotel Li Arnoga c’è una strada che punta dritta verso ovest, passa per la Val Viola e attraversa il confine. Un tempo questo era territorio di contrabbandieri che smerciavano caffè e sigarette, ma anche di partigiani che durante la guerra facilitavano la fuga verso la Svizzera degli Ebrei. A dare retta alle chiacchiere in paese, poi, sembrerebbe che da qui siano transitati anche ingenti quantità di oro di proprietà del Vaticano da mettere in salvo nelle banche elvetiche, ma nopn esistono riscontri di natura storica.

Oggi come allora la Val Viola è solcata da una mulattiera dove adesso transitano unicamente escursionisti a piedi e in mountain bike. Prima di partire i ragazzi dell’albergo, con cui abbiamo condiviso le perplessità della serata precedente, si premurano: “ma ce l’avete una mountain bike per fare quel percorso?” La mia risposta è fulminea, al punto da sembrare rubata a un pubblicità della TV “Non hai bisogno di una mountain bike se hai una Surly”.

valle viola 541

Controlliamo le gomme, oliamo la catena e siamo di nuovo in sella. Partiamo da 1870 metri, dapprima su una strada asfaltata interrotta di tanto in tanto da qualche parcheggio per poi finire, dopo 8 km, su una strada sterrata dove iniziamo a trovare i primi escursionisti. Ci si saluta cordialmente e si prosegue: è bello, dopo tanto asfalto ritrovarsi ad affrontare un po’ di sentieri sconnessi e sentire le vibrazioni lungo le braccia.

valle viola2 541

Accanto a noi scorrono cime innevate e, mentre il sentiero sale, poco più a valle c’è un fiumiciattolo che gorgoglia festoso. L’aria è fresca e la gambe girano bene, il sentiero è perfettamente segnalato e ci ritroviamo a controllare sul Gps più che altro con la scusa di fare una pausa. Ogni tanto troviamo qualche baita e in men che non si dica, arriviamo al rifugio di Val Viola, un edificio non bello e dal colore salmone, un tempo era in gestione dell’esercito italiano da cui controllava i traffici verso il confine.

aaa rifugio val viola

Arrivati al rifugio ci accorgiamo di non avere cibo con noi: la Svizzera è lì a un tiro di schioppo e poi la discesa porta dritti dritti verso i primi insediamenti nel cantone dei Grigioni, ma è buona norma igienica evitare di affrontare in contemporanea passi alpini mai percorsi prima ed eventuali cali glicemici.lago viola 541

La dispensa del rifugio è ben fornita, sono le 11:30, siamo a 2.315 metri sul livello del mare e ordiniamo un piccolo snack per fare il pieno di calorie, prima di andare su al passo. Mentre mangiamo il nostro toast di formaggio e polenta ci raccontano la storia di quando la zona del rifugio fu bombardata per errore dall’artiglieria dell’esercito svizzero nel 1985. Chiudiamo con un bicchiere a testa di vino rosso e ci rimettiamo in sella.

Gli ultimi metri per arrivare al passo, sono i più impegnativi, al punto che in un paio di occasioni dobbiamo anche scendere di sella e, una volta superato il “confine” (una serie di paletti conficcati nel terreno), ci troviamo di fronte a una scena inaspettata: il passo sul versante nord è ancora coperto di neve e il sentiero è invisibile, motivo per cui ci ritroviamo a spingere le biciclette nella speranza di non trovare buche troppo profonde sotto il manto nevoso.

aaa passo viola neve

Ridiamo a squarciagola per la situazione inaspettata e, superato il piccolo imprevisto, scendiamo verso valle su una discesa dissestata che ci costringe a rallentare e a godere di un paesaggio mozzafiato. Se possibile, il versante svizzero è ancora più bello di quello italiano, coperto di alberi in una foresta selvaggia e incontaminata. Arriviamo a Sfarzù. Non ci sono cartelli che indicano l’avvenuto sconfinamento ma un punto di accoglienza per ciclisti, fatto di utensili per la manutenzione di cui fortunatamente non abbiamo bisogno.

bikehotel

Inizia l’asfalto e, raggiunta la strada principale ci troviamo nuovamente di fronte a un dilemma: la nostra prossima Perla, Arosa, si trova a nord, oltre il famoso passo del Bernina sui cui corre anche il famoso trenino rosso, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. La scelta è ovviamente, tra pedalare o prendere il leggendario treno.

Optiamo per il treno e per questo scendiamo verso sud e, dopo aver pernottato in uno squallido hotel a Poschiavo, la mattina prendiamo il treno delle 9 che porta ad Arosa dopo ben 3 interscambi.

bici treno rosso del bernina 2

Il treno è, ovviameente, di una puntualità proverbiale e, in testa, c’è un gigantesco vagone dove alloggiamo comodamente le nostre biciclette. Il trenino delle ferrovie retiche è affollato di turisti armati di macchine fotografiche e, di tanto in tanto, dagli altroparlanti una voce ci comunica in Italiano, tedesco, inglese e romancio la nostra posizione e la caratteristica del territorio.

treno rosso bernina

Il trenino sale con una forza inesorabile e la vista del paesaggio che solca foreste, montagne e passa accanto a laghi e ghiacciai vale sia il costo del biglietto, sia la presenza tra le meraviglie UNESCO. La cosa che più ci sconvolge, però, è l’organizzazione perfetta: per arrivare ad Arosa dobbiamo cambiare tre treni e, in ogni caso, le coincidenze non richiedono mai un’attesa superiore ai 5 minuti, al punto da non riuscire neppure ad andare a comprare una bottiglia d’acqua tra un cambio e l’altro.

Arriviamo quindi ad Arosa nel modo più comodo e tranquillo, scendiamo in stazione e l’aria è frizzante, il cielo ha qualche nuvola, ma nulla di preoccupante, noi non perdiamo tempo e andiamo subito a fare un giro per sgranchirci le gambe. Subito fuori dalla stazione c’è un lago attorno al quale si sviluppano l’ufficio del turismo, una serie di strutture sportive e un centro per il noleggio di bici e barche dove prendiamo subito accordi per il giorno succcessivo.

arosa scoiattolo

aaa arosa obersee

L’Obersee

In paese le persone camminano invadendo tranquillamente la strada e l’incrocio davanti al lago, addirittura, pur essendo di dimensioni notevoli, è totalmente sprovvisto di segnaletica orizzontale e verticale. Le automobili su queste strade sono l’eccezione, più che la regola e a testimoniarlo c’è uno scoiattolo che gironzola tranquillo e senza timore dalle parti di una panchina.

arosa seehof hotel

Camera con vista al Seehof

Dal lago di sopra (Obersee), passiamo al lago di sotto (Untersee) e andiamo a lasciare le nostre cose all’hotel dove passeremo la notte, il Seehof. Dopo aver parcheggiato le notre bici nella Bike Halle (sala delle bici), andiamo alla reception dove ci consegnano immediatamente l’Arosa Card che consente l’accesso grautito all’autobus, agli impianti di risalita e a mille altre infrastrutture sportive in città e fuori.

arosa bike

La mattina andiamo a ritirare le nostre bici, a servirci c’è Mauro. Dice di essere bergamasco, ma l’accento germanico lo tradisce, nonostante questo, si lascia sfuggire di tanto in tanto un inconfondibile e genuinissimo “pota”. Le bici sono ottime, possiamo scegliere da modelli xcountry, all mountain o addirittura da downhill a marchio Bergamont di gamma medio-alta.

mauro bike shop

Puntiamo su due fullsuspension e ci lanciamo subito sui sentieri che portano fuori città. La cartina mostra un lago e gli specchi d’acqua in montagna sono qualcosa a cui non riusciamo a resistere. Il percorso sale, ma senza grandi strappi, e la segnaletica è come sempre ineccepibile. Da italiano non posso non provare una certa invidia e gelosia: Arosa è una località turistica votata agli sport invernali, eppure la segnaletica dei sentieri da trekking e da cicloescursionismo ha una precisione sconcertante, a prova di imbecille, oserei dire.

bici itinerari Arosa

Gli impianti di risaliti sono stati convertiti per la bella stagione alla pratica del downhill , roba troppo forte per noi.

arosa excursion 2

arosa excursion

Pinar arosa across the river bike 541

Saliamo oltre i 2.000 e gli alberi diventano sempre più radi, fino a scomparire. Il percorso è divertente e ci fermiamo spesso a fare molte foto. Arriviamo finalmente al lago dove il paesaggio è sconvolgente e ci fermiamo su una panchina sulla riva a mangiare un panino e bere un po’ di acqua e sali minerali.

lonely bike excursion Arosapinar lago alto arosa 541

panorama lago arosa bike 541

Al termine del percorso di una trentina di km, ritorniamo in paese, ma non prima di esserci fermati nuovamente per la consueta tazza di caffè accompagnata da una fetta di torta, questa volta al ciocccolato. Arosa è la nostra ottava perla delle Alpi, qui più che altrove si sta puntando sulla mountain bike come mezzo per la destagionalizzazione dell’offerta turistica e ci chiediamo perché lo stesso non venga fatto incoraggiato anche in tutta Italia.

aaa arosa vitello

Prima di riconsegnare le bici, facciamo un altro giro in paese, dove scopriamo l’esistenza delle mini biblioteche: accanto a quasi tutte le pachine nei luoghi pubblici ci sono delle scatole di plastica al cui interno sono riposti dei libri: chiunque voglia può fermarsi su quelle panchine, scegliere uno dei libri, leggerlo o consultarlo per poi rimetterlo al suo posto al termine della lettura. Ovviamente, neanche a dirlo, non c’è nessuno a controllare.

aaa arosa

Le Altre Perle delle Alpi

1. Introduzione

2. Bad Reichenhall

3. Berchtesgaden 

4. Werfenweng

5. Weissensee

6. Racines & Moso in Passiria

7. Valdidentro

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