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Bolivia e Salar de Uyuni in bicicletta

Diari • di 8 giugno 2015

borroni
La scelta del viaggio in Bolivia attraverso il salar di Uyuni passando per la Laguna Colorada era nell’aria da tempo. Avevo ultimamente rimandato perché, data la bellezza dei posti e la loro assoluta peculiarità, nella mia testa si era fatta strada l’idea di portarmi appresso un drone per documentare i posti. Mi immaginavo cosa potesse essere la visione dall’alto di luoghi cosi straordinari. Ovviamente un drone richiede parecchie prove di volo, test, studi, scelta del modello, setup cinepresa e via dicendo, problemi che in questa sede diventerebbero lunghi e noiosi da esporre. Diciamo che all’inizio mi sembrava una cosa certamente interessante ma davvero eccessiva. Il peso da aggiungere alla mia attrezzatura non era vincolante, sui due chilogrammi circa, ma andava a sommarsi a tutto quello che già dovevamo caricarci per un viaggio in altura e dove è impossibile contare su assistenza, sopratutto tecnica, di ogni genere. Inoltre l’incertezza sul dove e sul come poterlo usare e pilotare era un problema sempre presente.

Solo all’inizio di quest’anno il progetto ha finalmente preso la sua connotazione definitiva e le date sono state fissate. L’autunno australe, per la precisione per noi il mese di Maggio, è stato scelto in quanto è uno dei periodi meno piovosi dell’anno in Bolivia. Attraversare il salar allagato sarebbe stato poco gradevole. Molte delle strade, già decisamente impegnative da asciutte, sarebbero poi al limite del praticabile con le piogge. Infine, le prove col drone avevano dati dei risultati davvero interessanti, motivo per cui, sciolte le riserve, è entrato nel bagaglio.

La configurazione delle bici, fattore al quale io dedico particolare attenzione, è stata tutto sommato semplice . Pneumatici di larga sezione, 2,4 pollici con TPI importante. Niente forcella ammortizzata anteriore visto che con pneumatici di questo tipo non è cosi determinante. Per quanto riguarda il trasporto di bagagli Armando ha fatto una scelta tradizionale. Sempre valida e tutt’ora la più usata. Borsoni e portapacchi. Io sono passato da tempo al bikepacking. In questo caso i limiti di volume del bagaglio trasportabile in questo modo sembravano insormontabili.

Faccio però qui una osservazione del tutto personale. Sembra quasi che,ultimamente, ci siano due schieramenti, due fazioni opposte. Chi sostiene che il bikepacking sia il massimo e chi lo snobba ritenendolo limitato a escursioni brevi e quindi meno utile dei sistemi con accoppiata borse/portapacchi. A mio parere ogni viaggio fa storia a se. Sono troppe le variabili. Tempo a disposizione, lunghezza del percorso, tipo di strade, luoghi scelti, periodi dell’anno, meteo e chi più ne ha più ne metta. A me, inoltre, non va di fossilizzarmi su una scelta.

Io prima cerco di capire cosa mi serve e poi guardo alla soluzione. In questo caso sono ricorso ad un sistema che possiamo definire ibrido. Anzi molto ibrido. Portapacchi in titanio ma le borse non sono quelle tradizionali, bensì delle bag leggerissime e impermeabili che ho poi vincolato con l’uso di banali elastici. La differenza con le classiche Ortlieb è imbarazzante. Oltre i due kg. Anteriormente ho fatto tornire un attacco simile alle classiche appendici da triathlon ma studiato per le mie necessità. Infatti, oltre ad vincolarci inferiormente il sacco a pelo, la parte superiore è stata studiata per usare Gopro, microfono e sopratutto il radiocomando del drone. Infine frame bag che però toglie spazio alle borracce tradizionali. Alla forcella anteriore ho quindi vincolato due portabottiglie di grosse dimensioni e infine mi sono messo sulle spalle una camel bag. Non mi fa impazzire l’idea di viaggiare con la schiena carica, ma in questo caso la necessità era anche quella del trasporto del drone. Sul portapacchi sarebbe stato troppo esposto a polvere e sbalzi col rischio di rovinarlo in modo irreparabile e sopratutto di non poterlo utilizzare. In fondo un peso di 3/3,5 kg sulla schiena si è rivelato poco fastidioso. Per il resto che dire? Viaggio straordinario con un compagno straordinario. Certo l’altura e le strade hanno reso decisamente impegnativo il percorso. Un periodo, anche se minimo, di adattamento alla quota si impone. Per le strade c’è invece poco da fare. Quelle sono e quelle vanno affrontate. Ma per chi ha la voglia e la pazienza e se la sente di guardare il filmato del viaggio, capirà perché noi siamo rimasti davvero entusiasti. Le immagini valgono sempre più di mille parole.

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2 Risposte a Bolivia e Salar de Uyuni in bicicletta

  1. […] non come ha deciso di farlo Sergio e Armando, in bicicletta. Una vera avventura sopra i 4.000 la loro, con tanto di video, che ci trasporta in questo splendido […]

  2. […] non come ha deciso di farlo Sergio e Armando, in bicicletta. Una vera avventura sopra i 4.000 la loro, con tanto di video, che ci trasporta in questo splendido […]

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