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Italia in bici, 8 punti per ripartire

News, Rubriche e opinioni • di 29 febbraio 2016

Ora bisogna fare un passo ulteriore, anzi 8, perché l’Italia in bici possa finalmente pedalare come gli altri Paesi che da molti anni hanno puntato forte sulla mobilità ciclistica ridisegnando le strade a misura di persona e non di automobile. Un concetto che è riecheggiato più volte giovedì scorso nella Sala Regina a Montecitorio, al convegno “Italia in bici” organizzato dall’intergruppo parlamentare per la Mobilità Nuova. Lo ha detto anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio: “Legare la godibilità della città all’automobile è un’idea vecchia e sbagliata”. Parole che dall’aula di un convegno istituzionale dovrebbero essere tradotte nella pratica quotidiana e permeare le strade, da ricostruire secondo criteri al passo con la mobilità del presente e del futuro e non assecondando gli interessi di chi produce e foraggia mezzi obsoleti che utilizzano combustibili fossili.

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Certo, di strada da fare ce n’è ancora tanta e di temi sul piatto ce ne sono in quantità: ma si percepisce una reale voglia di cambiamento, anche perché l’alternativa è rimanere ostaggio dello smog che invade i nostri polmoni e del traffico prodotto di mezzi a motore che riempie le nostre strade. La mobilità nuova si pratica giorno per giorno ed è per questo che vanno create le condizioni per facilitare gli spostamenti a basso impatto ambientale ma ad alto valore aggiunto per la qualità della vita.

Il pericolo dei convegni è che poi le belle parole pronunciate con enfasi non siano seguite dai fatti. Per mettere in pratica, con un po’ di coraggio, le principali tesi ascoltate al convegno “Italia in bici” – che potete rivedere qui – ho individuato questi 8 punti.

1. Ciclabili urbane

corsie disegnate sulle strade principali e ben collegate tra loro, per dare spazio e visibilità alle biciclette senza relegarle nella “riserva indiana” di una pista ciclabile costruita ad hoc che magari comincia e finisce nel nulla; una rete interconnessa per pedalare in sicurezza “nel” traffico

2. Zone 30

Il limite di 30 km/h in città, come ribadito dalla recente campagna #30eLode promossa dalla Fiab e dall’analoga iniziativa portata avanti dal movimento Salvaiciclisti, non è un’utopia ma la base da cui partire per trasformare le strade in luoghi più sicuri per tutti, a partire dai bambini. Tutte le strade di tutte le città, ad eccezione delle arterie di scorrimento.

3. Bici+treno

Sui treni – su tutti i tipi di treni di tutti gli operatori sul mercato – deve essere possibile poter trasportare la propria bici come se si trattasse di un qualsiasi bagaglio, senza restrizioni e senza dover pagare un supplemento, anzi prevedendo uno sconto sul prezzo del biglietto

4. Velostazioni

L’esperienza di Dynamo, la Velostazione di Bologna, sta già facendo scuola ed è un esempio di come un semplice parcheggio per bici possa trasformarsi in qualcosa di più, ma per quanto riguarda i semplici parcheggi per le bici nei pressi della stazione va ribadito che devono essere gratuiti per gli utenti e in carico a chi gestisce la stazione ferroviaria (si tratta di un servizio pubblico)

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5. Cicloturismo

Oltre alle 4 ciclovie inserite nella Legge di Stabilità – VenTo, Ciclopista del Sole, GRAB e Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese) – prevedere sgravi fiscali alle strutture ricettive che investono in servizi e infrastrutture ciclabili (rastrelliere, stalli, officine di riparazione, bike tour) per creare una cultura della bicicletta capillare, diffusa su tutto il territorio nazionale, che attiri anche i cicloturisti stranieri. Il progetto-pilota di recupero delle Case Cantoniere è un buon inizio.

6. Bike to School

Accompagnare i propri figli a scuola in bicicletta è la prima lezione di educazione civica che un genitore può dare; quant’è diseducativo accompagnarli in auto, magari per un tragitto inferiore ai 3 chilometri, parcheggiare in seconda fila davanti al portone e andare via sgommando? Il Bike to School va sostenuto e ampliato in tutti i modi possibili.

7. Bike to Work

Moltissimi lavoratori, pur recandosi al lavoro in bicicletta, non potranno accedere agli incentivi chilometrici annunciati da qualche Comune come misura per promuovere il Bike to Work. Chi pedala rinunciando all’auto privato dovrebbe entrare in un programma-fedeltà – in quanto cittadino demotorizzato – che preveda sconti per il trasporto pubblico locale e servizi legati al benessere della persona.

8. Bike sharing

Legare lo sviluppo del servizio di bici in convidisione dei Comuni alle esigenze dei diversi quartieri di ogni città, tenendo presente che la prima mezz’ora gratuita rappresenta un incentivo essenziale, che consente a chiunque di coprire in sella una distanza compresa in un raggio di 5-10 km.

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