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Road to Awareness: non un semplice viaggio in bicicletta

Diari • di 10 novembre 2016

Prima di iniziare vorrei spiegarvi che cos’è Road to Awareness e cosa si prefigge. Si tratta di un programma avviato circa dieci anni fa dall’azienda per cui lavoro, Starwood Hotels & Resort, al fine di raccogliere fondi da devolvere a progetti dell’Unicef nei paesi in via di sviluppo. Molte sono le attività che si organizzano a tale scopo ed ogni anno vengono raccolti fondi per oltre 500.000 Euro.

Tra tra le varie iniziative c’è anche questa Bike Ride, che è giunta ormai alla sua nona edizione che ogni anno vede impegnati un gruppo di colleghi, appassionati di ciclismo, provenienti da tutta Europa e Medio Oriente,
Il percorso cambia di volta in volta, ma si prediligono le lunghe tappe su Alpi e Pirenei.
Ogni partecipante deve farsi promotore presso sponsor, amici e colleghi per raccogliere i fondi a supporto di un progetto concordato con UNICEF.
Quest’anno sono stato tra dei protagonisti di questa avvincente esperienza che vi voglio raccontare.

Road to Awareness 2016

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Da qualche anno, seguivo con invidia e ammirazione, i colleghi che si cimentavano in questa lodevole iniziativa sulle mitiche montagne del Giro e del Tour. Sinceramente per chilometraggio e altimetria la ritenevo al di sopra delle mie capacità, specialmente per il fatto che non avevo mai affrontato per diversi giorni consecutivi un tale impegno.
Quando a marzo sono state annunciate le date, il percorso ed i requisiti di partecipazione, mi sono detto “quest’anno ci voglio provare” e ho inviato la mail di candidatura.
Nel giro di qualche settimana è arrivata la risposta positiva, ormai non ci si poteva più tirare in dietro e compatibilmente con il tempo a disposizione ho cercato di allungare gli allenamenti per raggiungere un’adeguata preparazione. Nello stesso tempo mi sono impegnato a raccogliere i fondi per la campagna di UNICEF per la potabilizzazione dell’acqua in alcune aree di Africa e Medio Oriente.

La fase preparatoria

Il fatidico giorno arriva velocemente e parto alla volta di Nizza, dove il gruppo si deve riunire per poi trasferirsi in pullman al punto di partenza di Campertras (vicino ad Avignone) da qui l’indomani mattina inizierà il nostro mini Tour de France sulle sulle strade della Provenza e delle Alpi Francesi.
Durante il trasferimento si inizia a fare la conoscenza dei compagni di avventura che per nazionalità, professione, età e trascorsi ciclistici, sono quanto di più assortito non si potesse immaginare. Comune denominatore l’idea di coniugare la passione per la bicicletta ad una concreta azione di solidarietà.

Le Tappe

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Il percorso

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L’itinerario è stato studiato per avere tre tappe abbastanza uniformi, sia per chilometraggio che altimetria, con una lunga ed impegnativa salita di circa 20-25 Km nella mattina che affronteremo ognuno al proprio ritmo. Giunti in vetta, raduno del gruppo con adeguato ristoro e foto di rito, prima di affrontare la veloce e tortuosa discesa.
I rimanenti chilometri vengono affrontati in gruppo ad andatura costante.

Tra le ascese più significative che resteranno per sempre impresse nella memoria di ognuno di noi, non posso non menzionare le seguenti mitiche ed impegnative salite:
Mont Ventoux, innumerevoli volte scenario delle teppe del Tour, con la sua sommità totalmente priva di vegetazione che gli conferisce
un aspetto singolare, quasi lunare. Fortunatamente le condizioni climatiche favorevoli, ci hanno permesso di apprezzarne ogni dettaglio ed il caratteristico vento ci ha graziato, rendendo abbordabile la già di per se lunga ed impegnativa ascesa.
Il Col d’Allos, partendo con pendenze modeste da l’impressione di un più facile approccio, ma negli ultimi sei chilometri la situazione cambia drasticamente e dopo una svolta a destra ci si trova di fronte ad un ripido versante solcato da una strada strettissima con pendenze a doppia cifra. Da qui una lunga serie di tornanti ci permette di guadagnare lo scollinamento a quota 2247m.
Col de la Bonnette, con i suoi 2802m. è la strada più alta d’Europa. Quest’estate è stata la tappa decisiva per la vittoria di Vincenzo Nibali al Giro d’Italia. Noi l’abbiamo affrontata con il dovuto rispetto, ma in più di un occasione con la scusa di fermarsi a guardare il panorama e fare foto ricordo, abbiamo fatto delle pause per riprendere fiato. In vetta si trova una stele che ricorda la classificazione a strada Imperiale voluta da parte di Napoleone III

Ricordi e sensazioni

Questa esperienza che all’inizio era partita come una sfida atletica personale, con qualche timore di doversi confrontare con persone molto più preparate ed esperte, si è subito trasformata in un esperienza collettiva, dove ognuno ha condiviso le proprie esperienze e capacità al fine di raggiungere lo scopo comune prefissato.
Ovviamente, sulle più aspre salite, si è ingaggiata qualche inevitabile e sana sfida con i compagni e con se stessi, ma lo spirito predominante è stato quello di sostenersi vicendevolmente in modo da arrivare alla meta nel miglior modo possibile con grande attenzione alla sicurezza di tutti.
Quello che personalmente col passare del tempo mi rimarrà impresso, è il senso di appartenenza che si è immediatamente instaurato tra i partecipanti, che per la maggior parte non si conoscevano. Tutti insieme spinti da un comune intento, abbiamo affrontato le difficoltà e fatto emergere il meglio di noi in ogni circostanza.
Una grande esperienza che spero potrà essere ripetuta negli anni a venire.

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Viaggiare in bicicletta è un’emozione forte: dapprima le difficoltà e la fatica scoraggiano, deludono, inquietano ma poi, chi ha spirito indomito non si fa sconfiggere, perché l’unica possibilità che ha di vivere realmente è quella di seguire la strada che gli indicano le emozioni.” (G. K. Willman)

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