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“Continente” Sardegna in bici (Est, Sud, Ovest): 1° Tappa

Diari • di 17 novembre 2016

sardegna-bici-camper

Gli antichi Greci chiamarono l’isola Ichnussa (Ιχνοũσσα) perché il perimetro ricorda l’impronta lasciata da un piede umano. Altre fonti citano il termine Sandaliotis per la forma dell’isola simile ad un sandalo (un’antica leggenda narra che Dio, dopo aver creato tutte le terre emerse, avesse ancora nella divina sporta massi e terra; ne rovesciò il contenuto in mezzo al Mediterraneo e poi calpestò il tutto con il piede dando alla Sardegna la forma del suo sandalo).
Che sia simile ad un piede piuttosto che ad un sandalo oggi poco importa. L’Isola assomiglia (ma in effetti lo è) a quanto di meglio si può trovare come clima, mare, gente e cibo. Le prime quattro qualità le abbiamo già assaporate negli anni passati tanto da fare dell’isola la meta delle nostre vacanze per 8 lunghi e bellissimi anni. Ci mancava l’aspetto cicloturistico, lacuna rimediata con il viaggio che andiamo a raccontare.

I componenti sono sempre quelli: La Capitana Mary e il pedalante Seve. Anche il mezzo è sempre quello (camper), la bici invece, sempre quella.
Partenza da Livorno il 14 giugno 2016, imbarco alle 8,00; scegliamo la navigazione diurna per due motivi, uno contenere un poco i costi, l’altro ci consente di arrivare nel primo pomeriggio nel campeggio base della prima tappa.

Costa est – tappa 1;

(16/06/2016 camping Calacavallo-Area sosta Osalla)
Ci fermiamo nel campeggio Calacavallo dove restiamo due notti, il campeggio è ad una ventina di chilometri da Olbia. Il giorno 15 lo passiamo “spaparanzati” in spiaggia con l’appagante vista sull’isola di Tavolara.
Finalmente arriva la mattina del 16 giugno; alle ore 8,00 inizia questa nuova e piacevolissima vacanza bicitinerante con supporto camper.
Primo colpo di pedale e subito, primo piede a terra! Marisa, che mi precedeva di poco, è ferma in mezzo alla stradina che dal campeggio porta alla SS 125 (Orientale Sarda). Cosa è successo? Problemi al camper? Si è sentita male? Per fortuna nulla di tutto ciò, si è fermata perché un ambulante, con furgone, tentava di venderle una forma intera di pecorino (o caprino, non si è mai saputo quale fosse l’animale da latte).
Risolto brillantemente il problema (“…grazie ma non mangiamo formaggio” (balla colossale!) riprendiamo l’andare senza ulteriori intoppi.

Passo da San Teodoro e da Budoni che, probabilmente, vivono di vita propria anche fuori dal periodo estivo. La visione che si ha dalla SS 125 di questi due paesoni è scoraggiante, non invitano a fermarsi. Anche la statale è assolutamente priva di qualsiasi attrattiva, meno male che è anche priva di traffico.
Le zone più belle, paesaggisticamente parlando, si hanno quando la strada lascia il mare e si inoltra nell’entroterra; grandi spazi e poca gente (più mucche e cavalli che esseri umani).
Tratti in pianura non ci sono, alcune pendenze raggiungono anche l’11%, anche se per brevi tratti.
Prima di giungere ad Orosei c’è una bella discesa con vista mare che ripaga delle fatiche e del quasi nulla di gradevole visto sin d’ora.
Ultimi km prima di raggiungere l’area di sosta camper Osalla; l’area merita la sufficienza e non oltre per la mancanza di docce calde, bello il contesto in cui è inserita. Ci fermiamo solo una notte, giusto il tempo di un ristoratore bagno in mare e di una cenetta tra pochi intimi (due per la precisione).

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