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Giro di Procida in bicicletta

Diari • di 25 novembre 2016

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Spinto dal bisogno di fare un giro in mountain bike che non fosse né una passeggiata rilassante né necessariamente un impegno abbastanza gravoso da far perdere il piacere di pedalare, decido di partire alla volta di Procida. Un’isola per me davvero familiare ma che riesce sempre a mantenere il giusto fascino esotico e a garantire quel senso di evasione e libertà tanto caro a chi pratica questo sport.

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L’isola flegrea è raggiungibile dai Porti di Napoli, Pozzuoli e Monte di Procida, scelgo di partire da quello del capoluogo. La giornata non inizia certo nel migliore dei modi: con la complicità del traffico intenso generato dai lavori di riqualificazione di Via Marina non riesco ad imbarcarmi sull’aliscafo delle 8:40. Con tutta la fretta del caso mi reco a calata di Porta di Massa per prendere al volo il traghetto delle 10:25. Dopo un’ora di navigazione, che mai mi era sembrata così breve, scorgo il volto multicolore di Marina Grande e quello minaccioso di Terra Murata. 

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Il porto principale dell’isola è, ovviamente, la tappa di partenza del mio giro. Senza esitazione mi incammino verso Sèmmarèzio, una piccola piazza che affaccia sul borgo della Corricella. Raggiungo la terrazza, nota anche come Piazza dei Martiri dopo poco più di un Km di strada in salita, degno antipasto della Salita Castello, unica via di accesso a Terra Murata. Percorrere una tale salita dopo appena 2 Km, senza l’adeguato riscaldamento, non è certo raccomandabile, ma, il panorama che ti premia, a metà strada, più che alla fine, giustifica non solo l’immane sforzo ma l’intero viaggio.

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Dopo aver raggiunto il punto più alto dell’isola viene naturale recarsi in quello più caratteristico: il borgo di pescatori di Marina Corricella. Come altre località procidane è famoso per essere stato la location di famosi film come Il postino di Massimo Troisi, e sono necessari pochi secondi per capirne il motivo. Per non trasformare la discesa in una prova speciale di Enduro conviene scendere a piedi, accompagnando la bicicletta in un vero e proprio viaggio nel tempo ed entrare in punta di piedi in quello che è ormai una vestigia di un periodo in cui ci si poteva permettere il “lusso” di non vivere con gli attuali ritmi frenetici. La tappa seguente, per una logica tutta cinefila è la spiaggia di Pozzo Vecchio, detta anche, per l’appunto, la spiaggia del postino.

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Il mio giro procede a velocità di crociera e senza un preciso itinerario attraverso tutta Procida. Seguendo il filo dei ricordi visito Punta Pizzaco, Punta Solchiaro, il porto turistico diMarina Chiaiolella, riuscendo, nonostante la mia conoscenza approfondita di tali luoghi, a ricavarne nuovi scorci e nuove emozioni. Nei pressi della Chiaiolella mi incammino verso la Riserva Naturale dell’Isola di Vivara. Dopo una salita breve ma tutt’altro che agevole, scopro con grande delusione che l’area protetta, che sarebbe stata la vera novità del mio giro procidano, è chiusa al pubblico. Per me è una vera e mal digeribile sorpresa dati gli annunci in pompa magna dell’apertura del ponte che unisce le due isole. Per consolarmi decido di raggiungere nuovamente il porto per il pranzo e per evitare di pedalare ancora nel periodo più caldo della giornata. Forte della sosta, riparto, non senza aver esplorato tutti i moli e la zona nei pressi della spiaggia di Silurenza, alla volta di Via del Faro e di Ciraccio. 

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Il degno epilogo del giro non può che essere l’ultima sosta a Marina Grande per gustare una granita di limoni procidani (enormi e molto dolci) in attesa del traghetto. 

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