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In bicicletta al Ricetto di Candelo

Diari • di 3 marzo 2017

A pochi chilometri da Biella si trova il borgo medievale del Ricetto di Candelo, uno dei borghi più belli d’Italia. Le case dei contadini, le vie, le mura e le torri, tutte perfettamente conservate dal Medioevo sino ai nostri giorni, ci fanno viaggiare, con stupore, indietro nel tempo, fino al 1300.

Il 2017 è l’anno dei borghi in Italia, indetto dal ministero dei beni e attività culturali e del turismo; un invito ad andare alla ricerca dell’anima vera del territorio e quindi dei piccoli comuni, dei campanili, delle strette viuzze di paese, con il nostro modo di fare turismo, in bicicletta, lentamente e senza fretta, per poterci gustare le bellezze, le culture, le tradizioni e l’enogastronomia delle terre che attraversiamo.

Mappa

Siamo un gruppo di ciclisti non più giovani e, in una mattina di metà febbraio, quando nell’aria c’è qualche avvisaglia della primavera, arriviamo in treno di buon mattino a Biella. Di qui, pedalando per circa cinque km, raggiungiamo un suggestivo borgo medioevale: il Ricetto di Candelo.

Abbiamo intenzione di visitare questa struttura fortificata, realizzata tra il XIII e il XIV secolo dalla comunità contadina del luogo, allo scopo di conservare e difendere i prodotti della terra; la chiamano la “Pompei medievale” del Biellese. Solo in casi estremi di pericolo, e per breve tempo, anche la popolazione vi si rifugiava.

Il Ricetto si presenta ai nostri occhi come doveva essere verso la fine del 1400, anni in cui il feudatario Sebastiano Ferrero, vescovo e feudatario legato a casa Savoia, ne rivendicò la proprietà e fece costruire la propria dimora, attualmente conosciuta come palazzo del Principe, che è l’edificio più alto.
Malgrado gli anni trascorsi, il complesso del Ricetto è rimasto nella sua struttura originale ed è in ottime condizioni di conservazione, grazie all’uso contadino fino a tempi molto recenti.

Arrivando, ci appare un complesso di mura merlate, a protezione del ricetto, realizzate con ciottoli di torrente posti in opera a “spina di pesce”, con quattro torri angolari rotonde, ristrutturate con copertura in cotto e decorazioni in mattoni.

Torre e mura merlate

Torre e mura merlate

Una mediana “torre-porta” è a difesa dell’unico ingresso nelle mura e presenta due accessi, il più grande per i carri e l’altro più piccolo per i pedoni.

la porta di accesso al Ricetto di Candelo

la porta di accesso al Ricetto di Candelo

Entrati nel Ricetto, abbiamo subito la sensazione di iniziare un viaggio indietro nel tempo, in un’atmosfera magica e in compagnia di cavalieri e dame: ci troviamo infatti in una pittoresca piazzetta pavimentata di pietre tondeggianti del vicino torrente Cervo. Il grosso pietrone, datato 1687, vicino all’attuale pozzo, era il contrappeso di un torchio a leva.

fig 3- Pietrone

Lo sguardo si sofferma sull’edificio più maestoso, il palazzo del Principe, e sulle “rue” (parola presa dalla lingua francese), così chiamate le antiche vie perpendicolari, che si insinuano tra le circa 200 “cellule”, cioè le piccole case tutte diverse tra loro, in gran parte private e molto vicine l’una all’altra; i muri delle case, spessi circa 60 cm, sono realizzati prevalentemente con ciottoli disposti a spina di pesce, con qua e là l’inserimento di mattoni e grosse pietre.

fig 4 - Palazzo del Principe

fig 5 - Rue

Le “rue” sono a grossi ciottoli inclinati verso il centro della via e con pendenza tale da permettere il deflusso delle acque; la via principale, di larghezza maggiore delle altre, era utilizzata per il passaggio dei carri. Le “cellule” hanno quasi tutte un locale al piano terreno, con pavimentazione in terra battuta, adibito alla lavorazione e conservazione del vino; oggi questi locali sono per la maggior parte occupati da artisti. Al piano superiore un locale asciutto, destinato ad essiccatoio e alla conservazione delle granaglie, a cui si accedeva con scala e balconata esterna in legnofig 6 - Cellule.

Gallerie d’arte, piccoli poli museali, artigianato del vetro, ferro, ceramica, pittura, sono le attività che oggi si svolgono nelle “cellule” di questo borgo, che ha conservato integre le bellezze storiche.
Nel Ricetto restano ancora molti archi di pietra originali; per quasi tutti notiamo il particolare chiavistello utilizzato per la chiusura della porta, comunemente chiamato “frui”; altri archi sono stati restaurati per problemi di cedimento.

fig 7 - Frui

fig 8 - Archi

Scorgiamo qua e là nelle vie antiche botti per conservare il vino, importante risorsa alimentare per la popolazione, e grandi macine per sfarinare i cereali.

E’ ora di lasciare il Ricetto, ma questo paesaggio storico e naturale straordinario ci è entrato nei cuori.

fig 9 - Ricetto

La nostra gita in bicicletta prosegue verso Sandigliano, dove sostiamo nei pressi del Castello “La Rocchetta”, le cui origini risalgono al XIV secolo, baluardo di difesa del ricetto del paese; singolare per la sua forma circolare, il borgo di Sandigliano era delimitato da alte mura, che sono ancora perfettamente conservate.

fig 10 - Castello di Sandigliano

Raggiungiamo ora la Riserva Naturale Speciale della Bessa: questo territorio di quasi dieci chilometri quadrati, è stato modificato dal lavoro di migliaia di uomini, gli Ictimuli – o Vittimuli – che oltre duemila anni fa abitavano nel Biellese, e che, per conto dei Romani tra il II° ed il I° secolo a.C., trasformarono la Bessa in una delle più grandi miniere d’oro “a cielo aperto” del mondo. Il percorso all’interno della Riserva è sterrato e presenta continui e lievi saliscendi.

fig 11 - La Riserva Naturale Speciale della Bessa

Procediamo infine verso Salussola, dove ci concediamo la pausa pranzo, per poi terminare a Santhià, da dove in treno rientriamo. Abbiamo percorso in totale poco più di 40 km.

Mario Titli, gruppo “OVER” di Fiab – Torino Bici&Dintorni

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