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Bike sharing a flusso libero: un business da 1 miliardo di dollari

News • di 15 marzo 2017

Se le parole “bike sharing” vi fanno venire in mente una stazione in cui prendere e riconsegnare bici, questo articolo fa per voi. Il bike sharing tradizionale infatti sarà presto sostituito dal bike sharing a flusso libero, più economico da implementare e manutenere. Molte città hanno già fatto questa scelta.

I problemi del bike sharing tradizionale

I sistemi di bike sharing tradizionali hanno come base per il loro funzionamento gli stalli di parcheggio delle bici. È in questi posti che le bici devono essere prese e riconsegnate.

stazione bike sharing

Una classica stazione di bike sharing

Le stazioni del bike sharing però sono costose da installare e occupano prezioso spazio nelle città; inoltre negli orari di punta le stazioni vicine ai punti di aggregazione (università, uffici…) tipicamente si riempiono di bici provenienti dalla periferia, rendendo difficile o impossibile trovare un posto in cui lasciare la propria bici condivisa; contemporaneamente, gli stalli in periferia si svuotano, e chi arriva tardi non trova più bici da noleggiare. Questo rende necessario un continuo riposizionamento delle bici, trasportate su camion, per riequilibrarne la distribuzione in città; un’operazione molto costosa.

bike sharing

Un mezzo motorizzato carica le bici del bike sharing per redistribuirle fra i vari stalli in città

I vantaggi del bike sharing a flusso libero

Il bike sharing a flusso libero non necessita di stalli. Ogni bici è dotata di un suo lucchetto che viene automaticamente sbloccato quando – tramite smartphone – l’utente noleggia la bici. In questo modo si può lasciare – e trovare – la bici dovunque in città, all’interno di un raggio più o meno ampio a partire dal centro città.

Ofo bici connessa

La bici può essere lasciata – e noleggiata – in qualsiasi punto grazie alla app

È esattamente lo stesso principio alla base di sistemi di car sharing come Car2Go o Enjoy.

Il bike sharing a flusso libero inoltre rende più semplice adottare modelli di business che trasferiscono il rischio economico derivante da furti e malfunzionamenti dalle casse comunali a quelle dei privati. Essendo un operatore privato interessato a realizzare profitti dal noleggio delle bici, sarà sua cura far funzionare bene il servizio.

Non essendo necessarie infrastrutture né sistemi di redistribuzione delle bici, le tariffe possono essere più basse. Per la città di Cambridge (vedi sotto) si parla ad esempio di tariffe da 50 pence a noleggio.

Per un approfondimento su questi aspetti potete consultare questo articolo che abbiamo pubblicato poche settimane fa.

I principali sistemi di bike sharing a flusso libero nel mondo

OFO: Cina e non solo

Bici Ofo

Uno dei giganti del bike sharing a flusso libero è l’azienda cinese Ofo. Le sue bici gialle sono molto diffuse a Pechino (dove l’azienda è nata) e nelle principali città cinesi. Noleggiare una bici costa solitamente 1 yuan (15 centesimi). Nonostante sia attiva da soli due anni, Ofo è stata recentemente stimata valere 1 miliardo di dollari da alcuni investitori, facendo sorgere entusiasmo ma anche qualche dubbio, dato che l’azienda non realizza ancora alcun profitto. Fra gli investitori anche il gruppo Didi Chuxing, l’azienda che ha costretto Uber ad abbandonare la Cina.

Ofo bike sharingOfo ha più di 20 milioni di utenti e opera in 40 città fra Cina, Stati Uniti, Singapore e Regno Unito. È del mese scorso la notizia che Ofo entrerà presto nella città inglese di Cambridge, con 500 bici condivise a flusso libero; la notizia ha creato curiosità ma anche qualche perplessità, relativa soprattutto alla qualità delle bici Ofo, solitamente molto bassa.

MOBIKE: Cina e non solo

bici mobike

La differenza principale fra Ofo e Mobike sembra essere… nel colore del brand, giallo per Ofo, arancione per Mobike. Entrambe le aziende sono nate da meno di due anni, e stanno cercando di imporsi nel grande mercato cinese. Mobike è presente in nove città cinesi, (a quanto pare ci sono ben 100’000 bici Mobike solo a Shanghai) e a Singapore. Mobike ha ricevuto investimenti per 300 milioni di dollari pochi mesi fa.

A beneficiare del boom del bike sharing sembra essere stata soprattutto un’azienda chiamata Flying Pigeon. Questo produttore di bici infatti sembra sia il fornitore di tutti questi vari servizi di bike sharing rivali fra loro. Flying Pigeon produrrà quest’anno ben 450’000 biciclette destinate a Ofo, Mobike, e altre aziende più piccole come Bluegogo e Forever. Flying Pigeon è storicamente il più grande produttore di bici cinese; il suo modello PA-02, il più diffuso nella Cina di Mao, è stato prodotto in 500 milioni di esemplari.

NEXTBIKE: Germania e non solo

Nextbike bike sharing

Nextbike è stata fondata nel 2004, e si è focalizzata finora nella progettazione e gestione di servizi di bike sharing tradizionali, settore in cui è attiva in 23 paesi e 4 continenti. Avendo notato il boom del bike sharing a flusso libero, e quanto velocemente i cinesi stanno arrivando in Europa, ha sviluppato un sistema ibrido, che agli stalli tradizionali affianca la possibilità di lasciare la bici dove si vuole. Questo sistema è al momento attivo a Colonia e in altre città in Germania.

Nextbike ha dichiarato a Bikeitalia di voler sfidare i produttori cinesi sul campo del bike sharing a flusso libero “aggiungendo, però, biciclette resistenti a tutto, la nostra esperienza maturata sul campo e una tecnologia evoluta”

CALL A BIKE, delle ferrovie tedesche

call a bike

Il bike sharing a flusso libero non l’hanno certo inventato i cinesi però: basti pensare che il servizio Call a Bike è attivo fin dal 2000. Certo, all’epoca non c’erano gli smartphone, e quindi Call a Bike si basava su un sistema più macchinoso: era necessario telefonare a un centralino, comunicare il codice della bici che si aveva davanti, e ricevere un codice di sblocco. Oggi è disponibile una app che velocizza le cose.

SOBI: Stati Uniti e non solo

Sobi

SOBI è la contrazione di Social Bicycles. Il progetto è nato nonostante una fallimentare campagna Kickstarter, e ora è diffuso anche in Australia, Repubblica Ceca e Polonia. Notare la trasmissione a cardano per ridurre al minimo la manutenzione necessaria. Interessante anche il sistema di pagamento, che riduce la tariffa se si va in una direzione in cui si trovano poche bici, e la aumenta se si va verso una zona dove in quel momento ci sono già molte bici SOBI; l’obiettivo è quello di mantenere un certo equilibrio nella distribuzione delle bici.

Il futuro del bike sharing?

Il bike sharing tradizionale sta funzionando bene in alcune città (Londra, Parigi, Milano…) mentre si è rivelato un fallimento in altre. Ha giocato un ruolo importante nella diffusione dell’uso della bici, ma è anche costoso e complicato da gestire.

Il bike sharing a flusso libero, più snello e semplice grazie alla tecnologia, sembra destinato a sostituirlo. Vi terremo aggiornati.

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Una risposta a Bike sharing a flusso libero: un business da 1 miliardo di dollari

  1. Fabio ha detto:

    Il bike sharing a flusso libero, più snello e semplice. Ok ma mi manca un pezzo.
    Come si gestisce la regolazione delle bici in questi sistemi?
    Si fa? Non si fa?
    In una città standard la mattina il flusso è periferia > centro.
    Se le bici non si riportano dal centro alla periferia non saranno più usate fino a sera.

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