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Cina: il boom del bike sharing mette in crisi i produttori di bici

News • di 30 marzo 2017

In Cina il boom del bike sharing a flusso libero ha creato una domanda di bici economiche talmente alta, che le aziende produttrici non riescono a soddisfarla.

Ofo bike sharing

Si è trattato di uno dei temi più discussi alla recente fiera delle bici di Taipei: il boom del bike sharing a flusso libero, quel sistema per cui non esistono postazioni di parcheggio delle bici in condivisione. Si può lasciare la bici dovunque, e grazie a una app chi ne ha bisogno può trovare facilmente la bici più vicina.

I cinesi sono un miliardo e 300 milioni. Se qualcosa prende piede fra questa popolazione, le sfide dal punto di vista logistico sono enormi. Tanto è vero che le aziende del bike sharing (Ofo e Mobike in prima linea) stanno ponendo sotto stress le linee di produzione delle bici in Cina. Mobike ha addirittura firmato un accordo di esclusiva con Foxconn Technology Group (noto anche come produttore degli iPhone) per raddoppiare la produzione di bici, portandola a 10 milioni l’anno.

A loro volta però i produttori di bici fanno fatica a trovare componenti in queste enormi quantità; ad esempio sono necessari manubri, pedali, selle, cerchi e copertoni di bassa qualità e a basso prezzo.

La facilità d’uso del bike sharing a flusso libero sembra aver generato parecchio interesse fra i cittadini cinesi. Al momento le aziende del settore sono già più di 10, e hanno ricevuto fondi enormi da investitori internazionali. La Ofo è stata valutata un miliardo di dollari.

Dall’altro lato però, si cominciano già a vedere alcuni effetti negativi. Queste aziende cinesi stanno utilizzando bici talmente economiche e di scarsa qualità, che si rompono spesso dopo pochi turni di utilizzo. Probabilmente ripararle costa più che produrne di nuove, perché ci sono foto online di veri e propri mucchi di bici accatastate agli angoli delle strade. A volte i mucchi vengono invece creati dalle persone incaricate di pulire le strade, per sgomberarle dall’affollamento di bici (soprattutto in luoghi che attirano molte persone come università).

bici abbandonate cina

Insomma, il quadro è strano, per non dire pazzesco. Il bike sharing a flusso libero ci sembra un’ottima idea, con un grande potenziale anche per le nostre città europee. Un approccio come quello cinese però, che punta solamente sul prezzo più basso, non sembra sostenibile, tanto che l’opinione di molti è che si tratti di una moda passeggera. Quello che è certo è che milioni di giovani stanno avendo la possibilità di provare la bici, trovandola il mezzo più economico e rapido per spostarsi, come già sapevano i loro genitori e nonni.

In ogni caso un approccio che punti solo al low-cost è difficile che funzioni in Europa, dove le amministrazioni locali non accetteranno certo di vedere le città invase da mezzi destinati alla discarica dopo pochi giorni di utilizzo. C’è spazio per operatori più evoluti, che garantiscano l’uso di mezzi più durevoli. Il bike sharing a flusso libero ha il potenziale per migliorare le nostre città, e mettere in sella sempre più persone. E chi ha fiuto si sta già muovendo in questa direzione.

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