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L’ultimo colpo di pedale

News, Rubriche e opinioni • di 3 aprile 2017

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Il weekend appena trascorso si è aperto con una notizia tragica per chi pedala: la morte di Mike Hall, ultracycler britannico che della passione per la bicicletta aveva fatto la sua ragione di vita, diventando un punto di riferimento nelle imprese ciclistiche di lunga distanza e senza supporto esterno.

L’ultimo colpo di pedale
si è compiuto in Australia, mentre stava completando la durissima gara della Indian Pacific Wheel: è stato investito e ucciso da chi guidava un mezzo a motore, stando alle prime ricostruzioni sulla dinamica dell’avvenimento che devono ancora essere del tutto chiarite.

L’ultimo colpo di pedale
di Mike ha prodotto un’eco incredibile: i siti d’informazione di tutto il mondo hanno riportato la notizia perché con le sue pedalate aveva girato decine di Paesi, incontrato migliaia di persone e acceso la curiosità di chi vedeva nella bici molto più di un semplice passatempo e la considerava come una chiave per interpretare il presente: un presente fatto di sogni che filavano via lontano sulle ruote e solo chi pedala sa quanto precario sia l’equilibrio di chi spinge per dare il massimo in ogni condizione.

L’ultimo colpo di pedale
è arrivato all’improvviso, come fa di solito, facendo fermare un cuore che fino a un attimo prima batteva per la bici: un cuore che il 4 giugno prossimo avrebbe compiuto 36 anni e che invece ha cessato di battere nel pieno della sua efficienza e chissà quanti altri miliardi di battiti avrebbe avuto a disposizione se solo non fosse stato spento da un incontro ravvicinato con le lamiere di un’auto. Il puntino rosso che segnava la traccia gps dell’ultrapedalata di Mike è rimasto fisso sul display: elettrocardiogramma piatto, game over.

L’ultimo colpo di pedale
si è consumato in Australia, uno dei pochi Paesi dove il casco per i ciclisti e obbligatorio ma non per questo chi pedala è più sicuro visto che in caso di impatto con un mezzo a motore lanciato a forte velocità non salva la vita al ciclista – anche se questo falso mito è duro a morire – e purtroppo la fine di Mike, che lo indossava, ne è un triste esempio.

L’ultimo colpo di pedale è un qualcosa che anche da noi in Italia interessa ogni anno centinaia di persone, che vuol dire centinaia di famiglie, migliaia di persone, per non parlare di chi riesce a cavarsela ma non tornerà mai più come prima: perché andare in bicicletta deve essere ancora così mortalmente pericoloso nel 2017, quando avremmo a disposizione molti strumenti tecnologici e infrastrutturali per ridurre al minimo questi eventi? Purtroppo è una questione di investimenti: quelli mancati in sicurezza delle strade sono direttamente proporzionali a quelli di cui sono vittime i ciclisti.

L’ultimo colpo di pedale è la spada di Damocle che pende sulle nostre teste anche se ci atterrisce ammetterlo e ci sgomenta il solo pensarlo: le cronache recenti e passate sono piene di questi eventi e non bisogna essere un ultracycler che gareggia dall’altra parte del mondo, basta semplicemente salire in sella e compiere un tragitto qualsiasi, anche a pochi passi da casa, perché senza una seria politica di moderazione del traffico e adeguati spazi per chi pedala anche andare a fare la spesa in bicicletta può diventare un viaggio senza ritorno.

L’ultimo colpo di pedale avviene troppo spesso in circostanze in cui chi guida si sente in diritto di azzardare un sorpasso, bruciare uno stop, svoltare o aprire la portiera senza guardare lo specchietto perché così gli hanno insegnato a fare i martellanti messaggi pubblicitari che ogni giorno passano copiosi su tutti i mezzi di informazione veicolando il concetto che “con l’auto puoi fare quello che ti pare”. E così se la traiettoria dell’auto incrocia quella della bici la collisione produce quello che ci ostiniamo a chiamare incidente stradale ma che in realtà è qualcosa di molto meno estemporaneo: la manifestazione evidente che chi ha progettato le strade ha messo in conto eventi di questo genere. L’asfalto che si tinge di rosso è solo un effetto collaterale, la vita persa un numero che rientra nelle statistiche. Non fa rumore l’ultimo colpo di pedale.

In memoriam – Mike Hall (1981-2017)

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Una risposta a L’ultimo colpo di pedale

  1. antonio ha detto:

    Ci mancherai tu e le tue imprese! R.I.P.
    p.s.
    vedere in tv le ultime due classiche del nord in Belgio con tutte le strade con le piste ciclabili riservate alle due ruote e metterle al confronto con le strade italiane (a parte rare eccezioni) fa veramente male e dovrebbe fare veramente male soprattutto ai nostri politici.

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