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La fatica del ciclopendolare

Diari • di 3 maggio 2017

Riceviamo dal nostro lettore Maurizio Marzorati e volentieri pubblichiamo

La ciclovia del Naviglio Grande non è esattamente solo ciclabile, vi passano mezzi agricoli, che ne occupano interamente la carreggiata, suv impazienti, perché così facendo evitano la coda sulla provinciale che fiancheggia l’antico canale sulla riva opposta e avvicinandosi ai centri abitati, nella bella stagione, la ciclovia è completamente invasa da passeggiatori, alcuni comprensivi altri irritati dal passaggio delle due ruote.

Ciclovia Gaggiano

Ciclovia a Gaggiano

Sono dodici anni che percorro quotidianamente, con ogni tempo, la pista ciclabile per recarmi al lavoro. Naturalmente nei miei 50 Km quotidiani non c’è solo la ciclovia, ma anche pericolose e trafficatissime strade urbane e zone industriali dove lo slalom tra le buche e gli autotreni in manovra rende il mio pendolarismo un’avventurosa sfida quotidiana.
Amo la bicicletta, mi fa approcciare il mondo con il sorriso, ma non tutti amano i ciclisti. In strada siamo un intralcio, un elemento non previsto. Facciamo rallentare i suv sulle piste ciclabili, ci schiantiamo contro le portiere aperte con laboriosa fretta, ci ostiniamo a non precipitare nelle voragini ma a tentare di schivarle elegantemente sul filo delle nostre due ruote.

Trezzano

La bella ciclovia del Naviglio Grande si interrompe ad ogni attraversamento dei centri urbani, qualche amministrazione buontempona ha anche pensato di rendere solo pedonale quei tratti , sempre fiancheggianti il canale, di collegamento tra un pezzo e l’altro della ciclabile. I ciclisti affrontano puntualmente questi tratti in punta di ruote cercando di evitare le imprecazioni dei pedoni e le minacce dei poliziotti urbani. Stanco di essere rimbrottato dai vigili, i quali si accaniscono particolarmente contro coloro che cavalcano biciclette da corsa, ho tentato vie alternative tra rotonde da suicidio e ingorghi con macchine così pressate da non lasciare nemmeno lo spazio vitale per le esili biciclette.
Questa mattina, attraversando la mia cittadina, in un tracciato consentito, con opportuna segnaletica, a pedoni e biciclette, un grosso cane molossoide mi corre in contro, sgancio velocemente le scarpette un po’ preoccupato, ma lui è solo curioso e si lascia accarezzare. Poco distante il padrone incomincia ad inveire contro di me perché lì non avrei dovuto passate con le mie due ruote, il simpatico cane non meritava cotanto padrone! Poco dopo il tracciato ciclabile si chiude su un passaggio pedonale, so di violare il codice della strada percorrendolo in bicicletta, anche se lentamente e cautamente, ma cosa devo fare, ho molti Km da percorrere ed il tracciato è disseminato di situazioni simili ed il cartellino mi attende inesorabile. L’immancabile vigile urbano mi minaccia di multa, ormai sono abituato e sfoggio un sorrisone da ciclista convinto. Ancora così convinto? Mah!

Ciclista in città

Trezzano

La mia storia quotidiana è simile a quella di molti altri che come me pensano che cambiare si può e si deve.
Non volevo semplicemente aggiungere lamentazioni ad altre giustificatissime lamentazioni ma, accidenti, io percorro ogni giorno un tracciato che teoricamente è tra i più belli ed idonei per le biciclette nell’interland della grande metropoli. Ed invece è un eclatante esempio di cattiva progettazione della mobilità, di qualunque natura. Se si vuole rendere fruibile, per gli spostamenti quotidiani, un percorso ciclabile non è possibile interromperlo continuamente introducendovi anche condizioni potenzialmente punitive per chi utilizza la bicicletta. Una ciclovia deve essere tale e quindi separata dalla passeggiata pedonale, dovrebbero avere entrambe sedi proprie o perlomeno segnalazioni in tal senso (non pretendiamo troppo), non dovrebbe interrompersi improvvisamente gettando il ciclista tra le automobili. Avete mai provato a percorrere una rotonda trafficata con gli automobilisti che vi insultano perché secondo loro non hai alcun diritto di trovarti in quel posto?
Come più volte detto sul vostro blog viviamo in un mondo progettato solo per le automobili, e giustamente noi ciclisti siamo fragili e fuori posto. Fuori posto proprio come ci percepiscono le persone alla guida delle scatolette di metallo.

Tratto di ciclovia c.na Rosa

Tratto di ciclovia c.na Rosa

Amo la bicicletta, il profumo dell’aria al mattino, la sensazione che ti dà la nebbia quando ti avvolge umida, amo chiacchierare con qualche occasionale compagno di viaggio, sorridere alle persone chiedendogli strada, non capisco le ragioni di tanto accanimento e l’inerzia delle istituzioni per cercare di cambiare l’approccio culturale al silenzioso mezzo a due ruote.

Con stima per il vostro lavoro
Maurizio Marzorati

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