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Giornata della bicicletta tutto l’anno

News, Rubriche e opinioni • di 15 maggio 2017

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La Giornata della bicicletta è terminata da poche ore: domenica 14 maggio gli eventi a pedali in tutta Italia sono stati tantissimi e hanno dimostrato che un’altra mobilità è possibile. Chiunque abbia partecipato a una delle pedalate in programma ha potuto toccare con mano che spostarsi in bici è divertente, ritempra il corpo e rigenera lo spirito: fa bene come camminare ma consente di mantenere un’andatura più sostenuta, guardare la città dalla prospettiva unica del sellino stando in equilibrio sospesi a mezz’aria appoggiando soltanto pochi centimetri di gomma sull’asfalto.

The day after, il giorno dopo la festa, solitamente è un po’ triste: perché le belle immagini che sono circolate ieri sui social network non possono diventare permanenti? Perché non è possibile ciclopedonalizzare tutti i lungomare d’Italia come è successo ieri a Bari? Per quale motivo i bambini sorridenti che hanno animato 200 città pedalando travestiti da supereroi con “Bimbimbici” ogni giorno si ritrovano l’ingresso della loro scuola assediato dai Suv? Perché molti di coloro che ieri hanno deciso di unirsi alla festa e salire in sella per una sgambata domenicale oggi hanno preso l’automobile per coprire una distanza inferiore ai 5 chilometri?

La Giornata della bicicletta, che cade ogni anno la seconda domenica di maggio, ha dimostrato ancora una volta che in giro c’è una gran voglia di pedalare e che se si implementano le azioni ciclabili un numero sempre maggiore di persone sarà indotto ad utilizzare la bici, innescando un circolo virtuoso con ricadute positive sull’economia e sulla salute pubblica.

La verità è che sulle nostre strade la bicicletta non ha ancora la giusta considerazione né nel Codice né tantomeno nella percezione di chi guida un mezzo a motore, perché chi pedala non è messo nelle migliori condizioni per farlo, anzi spesso è un bersaglio mobile che in Italia viene colpito e abbattuto con una frequenza inquietante, ogni 35 ore, senza alcuna distinzione tra professionisti, amatori e ciclisti urbani: siamo tutti sulla stessa bici.

A proposito di professionisti, ieri è stata una giornata particolare anche per il Giro d’Italia: proprio il 14 maggio del 2009 Michele Scarponi vinceva la sua prima tappa della Corsa Rosa, tagliando il traguardo a testa alta dopo 200 chilometri in fuga; proprio ieri la nona tappa del Giro prevedeva l’ascesa del Blockhaus, una delle salite più toste in calendario che probabilmente avrebbe visto protagonista uno scalatore come l’Aquila di Filottrano – volata via troppo presto – e che è stata vinta da Nairo Quintana, riuscito a dare 1’ a Vincenzo Nibali, ancora all’asciutto come d’altronde tutti gli altri italiani in gara.

Ma a fare notizia ieri è stato l’incidente in cui è stato coinvolto tra gli altri il corridore gallese del Team Sky Geraint Thomas, tra i favoriti per la vittoria finale: una moto della polizia stradale ferma sul ciglio della strada a 15 chilometri dal traguardo ha provocato una carambola che ha fatto cadere una decina di ciclisti inficiando di fatto la classifica. Un evento che poteva avere conseguenze peggiori e che denota come anche nella manifestazione ciclistica più importante del nostro Paese la sicurezza di chi pedala sia precaria e aleatoria, rispecchiando la condizione che ogni giorno chiunque pedali si trova a dover affrontare sulle nostre strade.

Giornata della bicicletta tutto l’anno come imperativo: perché non ci sia bisogno di festeggiare come un evento eccezionale quello che dovrebbe essere semplicemente il modo più comune di spostarsi nei tragitti urbani, creare una massa critica di pedalatori per indurre le amministrazioni a ripensare la mobilità in chiave “bici”, perché il futuro della mobilità è a pedali ma per arrivarci occorre partire da un presente in cui gli spazi e le politiche ciclabili sono ancora insufficienti. Ogni giorno possiamo dimostrare che un’altra mobilità è possibile e possiamo raggiungerla solamente pedalando.

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