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In bici a Oleggio e dintorni

Diari • di 7 giugno 2017

Oleggio si trova su una piccola collina da cui domina la pianura circostante, è detta la “Città del latte” perché i suoi allevamenti producono un quarto di tutta la produzione della provincia di Novara.
Da qui parto (l’auto l’ho lasciata nel parcheggio di un piccolo market) e qui tornerò.

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La giornata è bellissima, dopo svariati giorni di freddo e bruttissimo tempo ci sono tutte le condizioni ideali per tuffarsi nella campagna piemontese con temperatura e sole al “giusto grado di maturazione”.
Mi dirigo verso Mezzomerico, una delle tante “Città del Vino” che incontrerò oggi.
Piccola curiosità: l’Associazione che raggruppa le -città del vino- compie 30 anni, auguri.
Primo colpo di pedale e prima certezza valida per tutto il percorso: il traffico non c’è. Sembra quasi impossibile ma questa parte di Piemonte ha un traffico veicolare che ricorda quello della Lombardia di cinquant’anni fa! Bene, molto bene.

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Percorrere queste stradine mi riporta alla mente le “scorribande” fatte nella campagna francese (campagna intesa come espressione geografica).
Già si notano i primi filari d’uva con il vitigno che nelle colline novaresi la fa da padrone: il Nebbiolo.
Vigneti e Nebbiolo sono la seconda certezza odierna, fatto salvo per i tratti di pura pianura.

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Il silenzio che mi accompagna è “accecante” e mi costringe ad una sosta per scattare una foto (mi scuso in anticipo per la non eccelsa qualità delle immagini ma il telefonino non è una macchina fotografica), non si sente volare una mosca…ma si sentono le api. Vengo sopraffatto dall’intenso “vociare” dei generosi e benefici insetti alle prese con i fiori di robinia.
Nella foto le api non si vedono ma se tendete bene l’orecchio riuscite ancora a sentirle svolazzare felici.

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La sosta foto è dovuta alla terza certezza: “Sua Maestosità il Monte Rosa”. Per tutta la giornata sarà punto di riferimento passando dalla mia sinistra alla mia destra senza mai perdere la sua aurea protettrice.

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Lasciata Momo mi dirigo verso Barengo ed il suo castello posto sulla collina a dominare la sottostante pianura; il paese sorge sulla strada che un tempo collegava la Via Francigena con i ponti e i guadi del fiume Sesia. Purtroppo il maniero non è visitabile in quanto privato ed ancora adibito ad abitazione.

Qui sono nella pianura novarese e le risaie già allagate creano quello che in zona chiamano “il mare a quadretti”.

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Qui si trova anche la prima “vera” salita della giornata che supera Barengo e mi proietta verso altre città del vino: Fara Novarese e a seguire Ghemme, quest’ultima famosa non solo per il vino omonimo ma anche per l’acetificio PONTI (le altre salite sono nel tratto Ghemme-Cavaglio d’Agogna e Suno-Mezzomerico, tutto il resto del percorso si svolge parte in pianura e parte in saliscendi continui).

Attenzione! L’arrivo a Cavaglio d’Agogna è con strada in forte discesa che si stringe tra le case poco prima di uno stop, con successiva svolta a sinistra, rallentare per tempo altrimenti…
Parte del nome del paese deriva dal torrente Agogna che una volta definiva anche una uscita dell’autostrada MI-TO: “Uscita Agognate” (oggi si chiama Novara Est), sono ricordi di gioventù quando giovane padre raggiungevo la famiglia in vacanza a Varallo Sesia.
Seppur perso nei miei ricordi non resto indifferente alla magnificenza del Monte Rosa e dei suoi fratellini minori.

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Il Piemonte non è solo terra di vino e di riso, tra le eccellenze agro-alimentari non possiamo dimenticare i bovini della razza Piemontese.

Amici vegeto-vegani non arrabbiatevi se affermo che una giusta quantità di eccellente carne rende più gradevole la vita visto che, per noi italiani, la tavola è uno dei piaceri dell’esistenza.

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L’acqua scesa a catinelle nei giorni precedenti se da una parte ci ha incupiti dall’altra ha reso pulitissima l’aria e ha lucidato le foglie degli alberi che, leggermente mosse dal vento, fanno la “gibigiana” con i raggi del sole (da Wikipedia: Il termine gibigiana, di origine dialettale milanese, indica colloquialmente la luce rimandata da una superficie riflettente).

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Continuando il giro ho modo di verificare un’altra costante: ogni paese ha la sua chiesa che, in proporzione, più è minuscola la cittadina tanto più grande è la sua “cattedrale”. Per esempio Fontaneto d’Agogna con 2640 abitanti (dati dal sito del comune) ha questo bellissimo esempio di chiesa.

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Il mio peregrinare mi porta poi dalle parti di Bogogno dove sorge uno splendido campo da golf con ben due percorsi da 18 buche ognuno.
Piano piano sto portando a termine questa bellissima uscita e trovo le ultime difficoltà, due strappetti tra Suno e Mezzomerico che mi riportano tra le colline vitate.

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Ma la vite non è l’unico sostentamento di questi agricoltori, qualcuno deve aver pensato anche al periodo invernale quando la vite è a riposo e c’è tempo per dedicarsi ad altre piantagioni.

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Questo è un territorio che non lascia scampo a chi non apprezza il vino; i bevitori di birra sono appena tollerati ma quelli astemi, eretici della peggior specie, sono banditi; dove finisce una città del vino ne comincia subito un’altra senza soluzione di continuità!

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Malgrado la buona aria, il buon vino, l’ottima carne, gli ortaggi freschi, lo scarsissimo traffico e la mancanza di stress ogni paese ha la sua costante “finale”.
Nel frattempo godiamoci queste splendide giornate con questi sfavillanti percorsi che mi sento di suggerire a tutti quelli che, come il sottoscritto, amano la bici e le gioie che ci regala. E con questa ultimissima certezza passo e chiudo.
Ciao

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Severino, il Velobicide

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2 Risposte a In bici a Oleggio e dintorni

  1. Laska ha detto:

    Non sarebbe una buona idea allegare la traccia gpx? ;)

    • severino ha detto:

      Sarebbe una gran bella cosa la traccia gpx se non fosse che…non la uso perchè “antico” e continuo a preferire cartine e google maps, non vogliatemene.

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