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Io e il Tuscany Trail

Diari • di 21 giugno 2017

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“Chi te lo fa fare?” Questa è stata la domanda più gettonata da parte di amici e colleghi nei giorni antecedenti alla mia partenza per il Tuscany Trail 2017. Già. Chi me lo fa fare di attraversare tutta la Toscana lungo un percorso di 520 km con più di 10 km di dislivello positivo in 4 giorni in sella alla mia fedele MTB?
Inizialmente mi sono risposto con il sottotitolo di questo trail “Ride your dreams”, pedala i tuoi sogni. Ma in realtà in me questa frase suonava un po’ fredda, distaccata quasi come quelle voci lontane che concludono le pubblicità con una frase ad effetto.

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Senza aver il tempo di digerire la cosa mi ci sono trovato dentro. Eccomi così a Massa piazza golfo degli Aranci insieme ad altri 500 bikers pronto per vivere e condividere quella che si sarebbe rivelata una delle avventure più significative della mia vita.
Tutta quella patina da pubblicità di cui sopra è stata spazzata via dopo pochi km. Si presenta un dislivello di più di 1000 m. di sterrato. Uno schiaffo in pieno volto. Appena ripreso eccone un altro (per la serie porgi l’altra guancia): altri 1000 metri di dislivello metà asfalto e metà sterrato. Per un totale di più di 3k di dislivello nelle prime due salite impegnative.

Ed eccolo qua il Tuscany Trail, altro che “ride your dreams” pensavo dentro di me.
E la situazione non poteva che peggiorare, con i km che di giorno in giorno si accumulavano sulle gambe. Le salite che si facevano sempre più incalzanti e inclinate, le discese sempre più tecnicamente impegnative.
Che dire poi del sacco a pelo tutte le mattine sempre più umido, le cene liofilizzate con il fornelletto da campo, gli insetti, i cani, la mancanza di letto, doccia, tavolo, posate e tutte quelle cose che ti sembrano indispensabili per poter essere tranquillo e quindi felice.
Questo il punto, al contrario di quanto mi aspettassi il n di km accumulati nei muscoli era inversamente proporzionale alle mie lamentele, al mio non adattarmi alla situazione. Più procedevo, più capivo che stavo andando nella direzione giusta.

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Prima lentamente dentro me maturavano pensieri che in realtà erano già miei ma che ormai avevo dimenticato, dandoli per scontati, uno su tutti il fatto che ero felice. Ora ero pronto a rispondere a tutto quello che mi chiedevano “perché lo fai”: perché sono felice. Perché sei felice? perché mi basta questo. Ho davvero poco. La mia fedele bicicletta, degli attrezzi, del cibo, un sacco a pelo, un telo impermeabile qualche vestito e un materassino.
D’un tratto mi era di nuovo chiaro: La vera felicità la si prova possedendo poco, perché è stato proprio grazie a quel poco che ho potuto vivere totalmente l’esperienza del trail.
Un albergo mi avrebbe concesso un letto caldo ma mi avrebbe negato il cielo stellato sotto il quale addormentarsi, una macchina mi avrebbe garantito comodità ma mi avrebbe negato la fatica.

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La fatica, il secondo punto cardine di questa esperienza. Negli ultimi anni c è la tendenza a pensare che diminuire la fatica per ottenere qualcosa sia sempre un bene. Vogliamo tutto subito e nell’immediato, con il minor sforzo possibile. Questa tendenza mi ha fatto scordare il valore della fatica.
“Nil sine magno vita labore dedit mortalibus” sosteneva Orazio migliaia di anni fa .La vita non diede nulla ai mortali se non a costo di grande fatica. Proprio questo il punto.
La fatica come sforzo entusiastico è stata parte integrante del mio viaggio. Me la sono portata dietro, km dopo km sempre più invasiva e pesante. Ma è stata proprio essa che alla fine sotto il traguardo mi ha picchiettato sulla
schiena invitandomi a guardarmi indietro: ce l ho fatta. Ho sputato sangue, ho tenuto duro, ho conquistato quello che volevo metro dopo metro. E non in un istante grazie a un click.

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Questo ragionamento (altro che mi dimentico spesso) credo che sia alla base della crisi del nostro tempo. La società ci inganna facendoci credere che semplice è meglio.
Che basta entrare in una casa ripresa dalle telecamere per qualche settimana per diventare qualcuno. Che fare i furbi, passare avanti, evitare i cosiddetti “sbattimenti” sia un diritto sacro di noi italiani.
A gran voce urlo NO. Non è così, le soluzioni non ti cascano addosso ma bisogna faticare per ottenerle e in questo non c’è insegnante migliore della bici (o del Tuscany Trail!)

Gli ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea
L. Da Vinci

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2 Risposte a Io e il Tuscany Trail

  1. francesco ha detto:

    grazie Martino per avere descitto questa meravigliosa esperienza che vorrei ripercorrere anch’io con degli amici.
    hai per caso qualche informazione in più in relazine al percorso , tracce ecc.ecc.?
    grazie 1000

  2. Martino ha detto:

    Ciao Francesco!
    Dunque il percorso sono circa 520 km su 10000 metri di dislivello positivo. Al 99% è pedalabile e il 65% è sterrato. Puoi trovare queste informazioni e il percorso su
    http://www.tuscanytrail.it/it/tuscany-trail
    oppure cercando su google puoi trovare post molto dettagliati su diversi forum di MTB che ti spiegano anche l esperienza dal punto di vista tecnico e non solo “emotivo” come ho fatto io.
    Ciao

    M

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