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Strade pericolose? Noi facciamo da soli!

Rubriche e opinioni • di 3 luglio 2017

Oggi in Italia mettersi in strada a piedi e in bici è quasi un atto di fede. In un posto dove vige la legge del più forte l’utente Pedone o Ciclista non può che soccombere, tanto più se è debole come un anziano, un bambino o un disabile. E soccombere contro una massa di metallo che pesa quintali significa rischiare di perdere la vita. Non è un caso che per un ragazzo l’incidente stradale è la prima causa di morte.

Da padre cargobiker apprensivo e preoccupato per la sorte dei propri figli, inizialmente ho fatto quello che fanno tutti quando si ha un problema, mi sono rivolto alle autorità per chiedere il rispetto delle regole davanti alla propria residenza, davanti alle scuole, ai passaggi pedonali, sulle poche ciclabili. Ho fatto foto e video per mostrare la sistematicità delle infrazioni, e in cambio cosa ho ottenuto? zero risultati o quasi.
Allora mi sono interrogato sul perché e ho capito che è essenzialmente un problema di consenso elettorale e di mancanza di visione politica di medio termine.

Se la massa infrange le regole per comodità, perché vuole svegliarsi all’ultimo minuto o evitare di camminare, “correre all’impazzata in auto nel centro storico” oppure “parcheggiare ovunque in divieto sui marciapiedi o sulle ciclabili” non sono più delle infrazioni al Codice della strada, ma dei diritti costituzionali acquisiti e inviolabili, regole non scritte che assurgono a maggiore validità rispetto alla norma approvata in Parlamento.
Allora tu, pedone o ciclista di turno, minoranza nel Paese, davanti all’autorità, tecnica o politica, fino a che non ci scappa l’incidente grave, il o i morti (perché a volte uno solo non basta) nel richiedere il rispetto delle regole ti trasformi automaticamente in un rompiscatole.

E quella massa, essendo maggioranza, nessuno avrà il coraggio di disturbare, tutti fra l’altro convinti di essere nel giusto, perché “così fan tutti”, “solo un minuto”, “devo andare a lavorare” e perché nessuno riceve la giusta contravvenzione, colpire nel portafoglio è molto più efficace dell’appello al senso civico, che come sempre cade nel vuoto.

Ma se questa è la dura e cruda realtà di un Paese pieno di auto fino al midollo e di gente che sistematicamente infrange il codice, causando centinaia di morti e migliaia di feriti ogni anno, da Padre non potevo e non posso arrendermi. Quindi da buon rompiscatole ho deciso di fare da solo e così ho fatto! E sprono tutti voi che mi state leggendo e vi siete ritrovati in questo triste e breve racconto a farlo nei vostri territori e nei vostri paesi grandi o piccoli in cui vivete. Studiate, fatevi aiutare da tecnici preparati e inventatevi degli eventi in mezzo alla strada, che applichino la moderazione della velocità, appropriatevi degli spazi di solito utilizzati esclusivamente dalle auto e riempiteli di contenuti, di gente, di bambini.

Colpite l’immaginario collettivo e fate provare con mano alle persone che un altro Mondo e modo di muoversi è possibile, migliore e sicuro. Vi accorgerete d’un tratto di non essere più da soli a chiedere il rispetto delle regole, perché questo Paese non ha bisogno di cambiare la mentalità degli adulti, impossibile da fare in tempi ragionevoli, ma di far sperimentare alle persone un cambio di paradigma, perché se provo di persona una condizione migliore, la capisco e la desidero e quindi poi la chiederò a gran voce a quel ceto politico addormentato, che ha come unica esigenza la rielezione. E in attesa di illustrarvi nel dettaglio nelle prossime puntate cosa stiamo facendo qui e quante difficoltà e problemi abbiamo dovuto affrontare, senza mai mollare la presa, vi lascio al resoconto della prima sperimentazione fatta nel 2014 da cui è nato tutto quello che è seguito e seguirà.

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