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Commercianti alleati delle zone 30

Rubriche e opinioni • di 17 luglio 2017

“A Casalmaggiore (CR) abbiamo creato una rete di “Negozi Amici”, che ha nel suo logo il cuore a 30 chilometri orari. In pochi mesi vi hanno aderito circa 120 Botteghe, i due terzi di quelle presenti in città. Passando per le vie del centro balzano subito all’occhio tutte quelle vetrofanie fronte strada, un’epidemia di cuori a 30 all’ora, in una cittadina che fino a poco tempo fa non conosceva nemmeno l’esistenza delle zone 30.
Credo che sia un unicum in Italia per numero di adesioni sul tema, a Milano c’è una rete simile composta da una settantina di negozi (Amici dell’Aria) promossa dai Genitori Antismog, ma che ha degli obiettivi più generici ed è fatta in una città di oltre un milione di abitanti rispetto ai 15 mila nostri.

Avere dalla propria parte i commercianti quando si parla di moderazione di velocità delle auto, di incentivo alla mobilità pedonale/ciclabile non è un dettaglio. Solitamente, infatti, sono loro, i commercianti, i principali oppositori alla rigenerazione urbana, terrorizzati come sono di perdere i clienti automobilisti.
Ma allora qui come abbiamo fatto a portarli dalla parte dell’utenza debole? E in così poco tempo?
Per capirlo bisogna mettersi nei loro panni e soprattutto evitare di fare quello che fanno la maggior parte delle amministrazioni locali, che invece di condividere un progetto stradale con i residenti e i commercianti, lo calano dall’alto e poi inevitabilmente si devono fermare per l’immancabile raccolta firme contraria.

Oggi i Commercianti “superstiti” nei centri storici hanno il 90% della loro clientela formata da automobilisti. Per loro “zone a traffico limitato”, riduzione di parcheggi e altre amenità significa perdita di quel misero fatturato che ancora li tiene in piedi. E quindi è normale che si oppongano, gli stiamo dicendo di perdere clienti reali ora per attirarne altri nel tempo, forse.
Spesso si sentono amministratori che introducono queste innovazioni parlando di “cambio di mentalità” necessario, quando li sento mi vengo le macchie. Capite che non è la tecnica migliore per acquisire consenso. I commercianti devono vendere tutti i giorni, a loro del cambio di mentalità della popolazione negli spostamenti, che può avvenire sono in due/tre lustri non interessa un bel niente.

Per questo ad ogni incontro la prima cosa che bisogna dire ai commercianti è che “NON VOGLIAMO CHIUDERE LE VIE ALLE AUTO”, ma soltanto aumentare la sicurezza di tutti gli utenti della strada in modo da incentivare il passaggio e la sosta di Pedoni e Ciclisti (che poi sono quelli che acquistano più fedelmente e costantemente presso le botteghe di prossimità, questo ci dicono molti studi europei sull’argomento).
Suona meglio del “cambio di mentalità”?
Non ti faccio perdere i tuoi clienti automobilisti, ma te ne porto di nuovi davanti alle vetrine. E non solo sulla carta, ma ti organizzo eventi e sperimentazioni, che ti fanno lavorare, guadagnare e soprattutto conoscere da chi oggi passa distrattamente dalle vie in auto e non sa dell’esistenza della tua attività.

Ma qui a Casalmaggiore abbiamo fatto anche un’altra cosa per andare incontro ai Commercianti, abbiamo creato il MetroBottega, uno schema cartina della città con dieci linee di colori diversi e con l’elenco di tutte le botteghe aderenti alla Rete localizzabili nelle vie e suddivise per merceologia. Questo MetroBottega in forma cartacea viene distribuito a tutte le famiglie degli alunni frequentanti le scuole della città, mentre nei punti di passaggio in centro storico abbiamo da poco installato dei Totem MetroBottega per aiutare chi viene da fuori a trovare più facilmente i servizi. In futuro, un sito della Rete con tutte le novità e le offerte e soprattutto una APP per smartphone non potranno che completare il progetto.
Quando poi in quel centro storico la maggior parte dei clienti si sarà abituata a recarsi nelle botteghe a piedi e in bici si potrà parlare di traffico limitato e altro, ma non prima.

Pensare di chiudere le vie al traffico veicolare e con una bacchetta magica di riempirle di gente dall’oggi al domani è la cosa più stupida che si possa fare. Chi lo ha fatto poi si è ritrovato i commercianti imbufaliti, che chiedono a gran voce di riaprire alle auto, perché non lavorano.
Gli interventi stradali devono andare di pari passo con una attività di promozione importante che veda le botteghe in prima linea, bisogna creare eventi in modo costante e soprattutto far incontrare e collaborare i commercianti fra loro, almeno quelli che si affacciano nelle stesse vie e piazze.

Poi certo ci sarà sempre quel commerciante contrario per partito preso, chi non capisce le potenzialità, ma finiscono in un angolo, perché nel tempo i vantaggi della rigenerazione urbana, dell’incentivo alla mobilità pedonale e ciclabile sono talmente tanti ed evidenti, che la maggioranza non vorrà mai tornare indietro.
Queste Reti di negozi possono avere anche una funzione sociale di supporto alla cittadinanza e alle famiglie nei percorsi casa-scuola, ad esempio in Svizzera con il progetto “Meglio a piedi” le botteghe aderenti e riconoscibili da una vetrofania si mettono a disposizione dei ragazzi che vanno a scuola da soli a piedi e in bici dando loro assistenza (un bicchier d’acqua, l’utilizzo del bagno oppure per chiamare a casa al telefono).

La strada ridiventa sicura perché puoi dire ai tuoi figli, che in caso di necessità si possono fermare in una bottega e chiedere aiuto. Non è questa la funzione primaria che avevano le città quando sono nate? Ci mettiamo insieme perché uniti siamo più protetti e scambiandoci informazioni creiamo cultura e innovazione. Da allora molte cose sono cambiate e le strade sono diventate un posto pericoloso. Con gradualità ed intelligenza possiamo ridare “Spazio alle persone” e per farlo abbiamo bisogno di portare dalla nostra parte i Commercianti.”

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