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Antifurti per non farsi rubare la bici

Accessori, Bikelife • di

fonte:wickereport.com

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Dopo aver visto come legare le biciclette alle rastrelliere, approfondiamo il discorso degli antifurti per bici, valutando le proposte del mercato e cercando di capire quale possa essere la soluzione giusta per noi. Per ovvi motivi non faremo una lista di marche o prodotti (ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia), ma ci soffermeremo sulle tipologie di antifurti, cercando di scoprirne vantaggi e difetti. Per molti di noi la bicicletta è tornata ad essere uno strumento di spostamento quotidiano, a volte proprio di lavoro, per cui non possiamo sorvolare sull’acquisto di un più che ottimo deterrente contro i mentecatti. Partendo comunque dal presupposto che un antifurto che non possa essere scassinato non esiste e che rubare bici è un’attività che comporta rischi penali praticamente nulli, oltre al fatto che determinarne la proprietà è difficoltoso, poiché non vi è un registro né un libretto che certifichi la proprietà (nemmeno lo scontrino di acquisto, poiché non è nominativo), conviene sempre dotarsi di ciò che è meglio per noi e per le nostre esigenze, poiché prevenire (mai come in questo caso) è decisamente meglio che curare.

Fattori che influenzano la scelta di un antifurto

fonte: grist.org

fonte: grist.org


“L’importante è che non si faccia aprire”, è la prima cosa che viene in mente quando si pensa a un antifurto per bici, ma in realtà vi sono diversi fattori che possono influenzare la scelta di una tipologia rispetto a un’altra. Come leggerete, alla fine di ogni aspetto ho inserito una domanda che dovete porvi. Una volta che avrete risposto a tutti i quesiti, sarete in grado di capire le vostre esigenze e sulla base di queste poi scegliere l’antifurto tra le categorie descritte più avanti.
un po’ ingombrante ma di sicuro scoraggerebbe anche il più determinato dei ladri! Fonte: howtofixebikes.ca

un po’ ingombrante ma di sicuro scoraggerebbe anche il più determinato dei ladri! Fonte: howtofixebikes.ca

Deterrente visivo: più della vera e propria resistenza in sé, la prima cosa che deve fare un antifurto è scoraggiare immediatamente i malintenzionati, così da evitare che ci “mettano le mani sopra”. Per questo deve apparire solido, robusto e pressoché indistruttibile. Va da sé che questa caratteristica mal si coniuga con leggerezza o ridotte dimensioni d’ingombro (anche se non è sempre detto, soprattutto quando il prezzo supera una certa fascia). Insomma più l’antifurto è vistoso, più farà paura ai delinquenti. La domanda é: “E’ importante per me che l’antifurto faccia anche da deterrente? La zona dove lascio la bici è isolata oppure affollata?”;

fonte:bicipieghevoli.net

fonte:bicipieghevoli.net

Resistenza al taglio: solitamente la rottura di un antifurto avviene tramite l’utilizzo di tronchesi manuali molto potenti (di quelli che i muratori utilizzano per tagliare il tondino di ferro per armare il calcestruzzo). Questo tronchese non agisce solo tagliando il materiale, bensì è una vera e propria pressa, che lo schiaccia fino a ridurne la sezione resistente che quindi si trancia sotto l’effetto della forza impressa con le mani. Gli antifurti devono essere in grado di resistere all’azione combinata del taglio e dello schiacciamento del materiale. Di solito la resistenza intrinseca dell’acciaio viene aumentata con trattamenti termici come la nitrurazione, la tempra in olio o la cementazione. Se andate a leggere le specifiche tecniche degli antifurti dovrebbe essere segnata anche la resistenza (di solito in N/mm2 o Kg/cm2) o i trattamenti eseguiti. A volte viene indicata sola la classe di resistenza, segnalata con un dato numerico che va da 0 a 3. Lo zero significa una resistenza pressoché nulla mentre 3 assicura una resistenza a tronchesi con braccio di leva fino a 120cm di lunghezza. La domanda é: “Lascio spesso la bici in luoghi isolati, dove i delinquenti possono tranquillamente usare i ferri pesanti? Ho bisogno che sia altamente resistente a tronchesi, tenaglie, seghetti o leverini (detti anche piedi di porco)?”;
Leggerezza: molti di noi, durante gli spostamenti quotidiani, percorrono parecchi chilometri. E’ naturale prediligere un antifurto più leggero, poiché quello che non pesa non si deve spingere. Anche se a prima vista l’idea di leggerezza non sembra andare a braccetto con la resistenza, grazie all’utilizzo di materiali particolari o di trattamenti superficiali è possibile coniugare entrambe gli aspetti. La domanda é: “Il peso dell’antifurto incide sul mio modo di usare la bici?”;

sicuro è sicuro ma ci vuole un carrello per portarsi dietro tutti quei lucchetto! Fonte: geocities.com

sicuro è sicuro ma ci vuole un carrello per portarsi dietro tutti quei lucchetto! Fonte: geocities.com

Ingombro: nella borsa da bikepacking che uso per andare a lavoro ci devono stare la schiscetta (ovvero il pranzo), la frutta, i vestiti di ricambio, gli utensili di emergenza e l’antifurto. Quindi ho bisogno che il mio antifurto si possa chiudere su sé stesso o comunque ingombri il minor spazio possibile. La stessa esigenza è vissuta dai ciclisti su strada, che durante le lunghe uscite in gruppo sono soliti fermarsi per una pausa caffè in un bar. Un antifurto leggero e poco ingombrante potrebbe essere la soluzione, soprattutto che si possa riporre nelle tasche posteriori della giacca. La domanda è: “Quanto spazio ho a disposizione per il mio antifurto?”;
Funzionamento: un antifurto che non permetta di ancorare saldamente la bici a un elemento fisso è da scartare, a un qualunque malintenzionato basterà sollevare la vostra bici e andarsene nella totale indifferenza del mondo. La domanda è: “L’antifurto permette di fissare la bici a elementi inamovibili?”;
Praticità: inutile negarlo, ci sono antifurti efficacissimi ma che per essere posizionati bisognerebbe essere Houdini. L’antifurto deve essere pratico, soprattutto se durante il giorno ci spostiamo spesso e dobbiamo fermarci più volte e non possiamo perdere mezz’ora ogni volta per chiudere la bici. La domanda é: “Quante volte mi fermo ogni giorno? Il tempo speso per legare la bici influenza le mie giornate?”
Prezzo: “Pecunia non olet” diceva l’imperatore Vespasiano, ma diciamocelo, anche noi dobbiamo far quadrare i conti. Il prezzo di un antifurto è certamente un fattore che influenza la scelta, soprattutto se il nostro budget ha un limite tendente al ribasso. C’è una legge empirica da utilizzare quando si acquista un antifurto. Si prende il costo totale della propria bicicletta e lo si divide per 10. Quello sarà il vostro budget da destinare all’acquisto dell’antifurto. Per cui chiedetevi quando costi (o valga) la vostra bici, dividete la cifra per dieci e il gioco è fatto.

Le diverse tipologie di antifurto

Ora che, una volta trovate le risposta a tutte le domande, siete perfettamente in grado di capire quali tra i prossimi antifurti fa al caso vostro.

Cavo d’acciaio

fonte:carpimoto.com

fonte:carpimoto.com


Il classico cavo, realizzato con filamenti di acciaio intrecciati a spirale (da qui il nome “spiralato”) e dotato di due asole all’estremità, da fissare con un lucchetto. E’ molto simile alle funi utilizzate per sollevare i pesi con muletti o carriponte e può essere usato come soluzione da DIY o per spendere poco se si ha già in casa un vecchio cavo. Se il diametro del cavo è di dimensioni ragguardevoli, offre una gran resistenza al taglio (ovviamente anche il lucchetto deve essere proporzionato, altrimenti diverrà il punto debole del sistema). Naturalmente maggior diametro significa maggior ingombro, peso elevato e una minore flessibilità.

Bloccadisco

fonte:rms.it

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E’ formato da un corpo in acciaio temprato dotato di una serratura a chiave che comanda un nottolino cilindrico. Questo nottolino s’infila all’interno dei fori dei rotori di un freno a disco, impedendone la rotazione. E’ comodo e poco ingombrante ma può essere usato solo su bici dotate di freni a disco e comunque non permette l’ancoraggio a elementi inamovibili. E’ utile per soste molto veloci e in luoghi affollati, anche se usato da solo non è molto efficace, poiché basterebbe sollevare la ruota bloccata per portarsi via comodamente l’intera bici. Inserirne uno su ogni ruota può essere una soluzione, ma forse converrebbe puntare su soluzione più pratiche.

Antifurto con combinazione

fonte:bicifollie.it

fonte:bicifollie.it


Si tratta di antifurti di cavo metallico sempre spiralato, rivestiti in plastica, che si bloccano con un lucchetto a combinazione. Sono economici, leggeri e molto pratici ma uno scassinatore sgamato è capace di aprirli in poche mosse. Vanno bene se si deve assicurare una bicicletta per pochi attimi e lasciandola perennemente sotto il vostro controllo, come quando ci si ferma al bar per una pausa caffè durante un’uscita in gruppo.

Cavo metallico spiralato con chiusura a chiave

fonte:picclick.it

fonte:picclick.it


Anch’esso realizzato in cavo metallico spiralato rivestito, ha la proprietà di estendersi, per permettere ad esempio di fissare entrambe le ruote (soprattutto quella anteriore che è facilissima da rubare). La sicurezza garantita dalla chiusura a chiave non è molto elevata, un ladro potrà aprirlo in poche mosse ma è un’ottima soluzione se utilizzato in combinazione con un u-lock. Va bene anche per chi effettua numerose e brevi soste durante l’arco della giornata, poiché è molto pratico e facile da maneggiare.

Catenaccio

fonte:milano.oggo.it

fonte:milano.oggo.it


Si tratta della classica catena che va bene per chiudere qualunque cosa, dalle bici al cancello dell’orto, formata da anelli di acciaio a volte inseriti in un involucro di plastica (mera funzione estetica o per prevenire ossidazioni), chiusi all’estremità da un lucchetto. Anche se esteticamente può apparire robusta e scoraggiare i ladri, sappiate che gli anelli di acciaio non sono molto resistenti alle grinfie dei tronchesi. Inoltre i lucchetti, per quanto grandi e possenti, possono essere scassinati. Il trucco è quello di legare la bici in modo che la catena rimanga sollevata da terra. Così facendo si impedisce al ladro di usare il terreno come base di uno dei bracci del tronchese, operazione che gli permetterebbe d’imprimere tutta la forza solo sull’altro braccio, aumentando così la coppia applicabile e di conseguenza l’efficacia stessa del tronchese.

Catenaccio con maglie quadre

fonte:electricbikes.it

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E’ la versione più evoluta e robusta dei catenacci classici. Gli anelli della catena sono quadri, spesso ricoperti da un tessuto, e il lucchetto ad alta resistenza con serratura a due o tre nottolini cilindrici. Offrono una gran resistenza al taglio e inoltre sono parecchio scoraggianti, poiché decisamente vistosi. Ovviamente sono pesanti e ingombranti. Una buona soluzione per chi vuole assicurare la bici a elementi fissi per lunghi periodi, magari in luoghi appartati o mal frequentati.

U-lock

fonte:ilsole24ore.it

fonte:ilsole24ore.it


E’ un antifurto dall’aspetto inconfondibile, formato da un archetto in acciaio a forma di U (alcuni produttori lo definiscono “antifurto a ferro di cavallo”) ad alta resistenza e un corpetto che si chiude con una chiave. I costruttori assicurano che gli unici utensili in grado di aprirli sono il cannello acetilenico (la vostra bici deve valere parecchi soldi se un ladro si dovesse scomodare ad andare in giro con il carrello dell’ossitaglio) oppure la mola a disco (altresì chiamata flessibile). In realtà se lo spazio lasciato tra telaio e archetto fosse esagerato, al ladro basterebbe infilare un leverino, fare forza e riuscire a scardinare l’antifurto (ovviamente se l’antifurto è di qualità dovrebbe piegarsi il tubo del telaio sul quale si sta facendo leva prima di riuscire ad aprire l’archetto). Evitate quelli economici, perché significa che sono realizzati in acciaio dolce, pesante e poco resistente. Meglio spendere qualcosa in più e stare tranquilli. Il difetto è che non permetto di chiudere entrambe le ruote ma se, come dicevamo, li si abbina a un cavo metallico spiralato, il gioco è fatto. E’ anche vero che per la forma particolare risultano ingombranti anche se trasportati in borsa o nello zaino. Alcune case produttrici di indumenti per ciclismo urbano offrono pantaloni con un inserto per il trasporto dell’U-lock.

Antifurto pieghevole “snake”

fonte: brn.it

fonte: brn.it


E’ un antifurto formato da lamine di acciaio rivestito collegate tra loro da degli snodi, che lo rendono estensibile e permettono di ripiegarlo su sé stesso. La chiusura avviene poi con una serratura a chiave. Le lamine sono molto resistenti ma il punto debole possono essere gli snodi, che se potrebbe essere divelti se non risultassero abbastanza robusti. Inoltre la chiusura a chiave può essere scassinata. Di contro però sono leggeri, ingombrano poco poiché si possono richiudere su sé stessi e inoltre danno l’idea di solidità e robustezza che può scoraggiare la maggior parte dei ladri.

Antifurto “a pitone”

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Ha l’aspetto di un classico catenaccio ma in realtà è realizzato con una struttura di corpi cilindrici rivestiti poi da una guaina in materiale plastico, che lo rende simile alle spire di un serpente. E’ estremamente robusto ma al contempo flessibile, offrendo quindi praticità e resistenza al taglio. Le dimensioni però non sono ridotte e non è così facile da ripiegare come potrebbe esserlo uno a cavo metallico spiralato semplice. Inoltre il peso è notevole. La chiusura a chiave è speciale e molti produttori assicurano che è più difficile da scassinare, somigliando molto a quella dei quadri elettrici industriali. E’ un ottimo prodotto per chi deve lasciare la bici ferma per parecchio tempo, poiché anche visivamente offre un forte impatto. Diviene scomodo (per via del peso e delle dimensioni) se ci si sposta continuamente.

Concludendo

L’antifurto perfetto non esiste, come non esiste bici che non possa essere rubata (anche le scassone arrugginite vengono “zanzate”). Ovviamente dotarsi dell’antifurto giusto per le nostre necessità quotidiane, che risponda alle esigenze di sicurezza, robustezza, ingombro e facilità d’uso richieste dal nostro modo di essere ciclisti e che abbia un prezzo come minino proporzionato al valore della nostra bici, è il primo passo per stare sicuri. Vi ricordo comunque che anche il miglior antifurto al mondo, se usato in modo superficiale o con la bici sganciata da un qualunque punto fisso e inamovibile, serve davvero a poco. Per cui, come sempre, bisogna usare la testa e il buonsenso.

16 Risposte a Antifurti per non farsi rubare la bici

  1. Gianni scrive:

    Articolo utilissimo. Manca una raccomandazione pratica secondo me di buona efficacia per aumentare la sicurezza: abbinare due antifurti di costruzione diversa, in modo da allungare i tempi di scasso e costringere, almeno in alcuni casi, il ladro a disporre di più strumenti di scasso. Esempio: un lucchetto a U e una catena quadra.

    Il punto debole del lucchetto a U col filo d’acciaio (come “doppia protezione”) è che una volta rotto il lucchetto a U si apre anche il filo di acciaio, a meno che questo non sia chiuso a parte con un diverso lucchetto.

    • Omar scrive:

      Ciao Gianni,
      grazie per il suggerimento. In realtà il consiglio c’è ed è quello di usare un antifurto con cavo in acciaio spiralato (dotato di sua serratura dedicata) congiuntamente a un U lock, così si possono bloccare anche le due ruote che, grazie agli sganci rapidi, se lasciate libere possono essere rubate.

      • Marius scrive:

        ciao Omar, ti volevo chiedere se i lucchetti a U in acciaio performance sono sicuri da usare oppure è meglio optare per un lucchetto in acciaio cementato

        p.s. su amazon non ho trovato nessun u lock in acciaio temprato né della kryptonite né della abus

        • Omar Gatti scrive:

          Ciao Marius,
          io utilizzo un normale catenaccio in acciaio cementato ad alta resistenza. L’importante è che lo sia anche il lucchetto perché alle volte risulta il punto più debole (apribile con un chiavistello). per questo uso uno di quei lucchetti con il perno a incastro che si usano per bloccare le porte o le serrande, addirittura a doppio perno. Pesano parecchio ma danno sicurezza!

          Buone pedalate!

          Omar

  2. Claudio scrive:

    L’articolo è molto utile consiglio anch’io l’utilizzo di due chiusure di diverso modello pero, per mia esperienza sono un meccanico di bici, il lucchetto a pitone non è da considerarsi robusto : la maggior parte di questi modelli sono fatti con lamiera d’acciaio che riveste un cavo di modeste dimensioni ; si apre con un tronchesino tascabile in 5 minuti meglio il classico catenone abbinato al ferro di cavallo .

  3. Davide scrive:

    Potrebbe sembrare una stupidaggine, ma io quando faccio una sosta breve (comprare il giornale ,prendere un caffè…) e non ritengo di dover utilizzare un dispositivo antifurto attivo,lascio la bicicletta, meglio se MTB, sul rapporto più agile, non la perdo mai di vista per quei pochi secondi…e nel malaugurato caso ho una chance in più nel rincorrere il malintenzionato che si trova pedalare un rapporto assolutamente inadeguato :-)

    • Omar scrive:

      Ciao Davide,
      non è una stupidaggine, anzi. Un altro metodo simile al tuo è quello di fermarsi, far scattare i deragliatori anteriore e posteriore senza pedalare e lasciare la bici parcheggiata. Se qualcuno ci sale sopra e comincia a pedalare, la catena cadrà, facendogli perdere tempo prezioso e permettendoci di acciuffarlo.
      In alternativa si possono aprire gli sganci rapidi delle due ruote. E’ un po’ più pericoloso, perché bisogna ricordarsi di chiuderli prima di salire sulla bici, a meno di non voler assaggiare l’asfalto coi denti.

      Buone pedalate!

  4. Mex scrive:

    NON prendete lucchetti (di qualsiasi tipo) con la serratura cilindrica (vedi antifurto “a pitone”),si aprono senza forzarli.

  5. giampiero tasso scrive:

    dal 2016 arriva sul mercato un mini antifurto per bici collegato al cellulare e al web. Costo appena 20/25 euro, peso 15 grammi, batteria che può durare un anno, nascondibile nel cannotto sella, manubrio, piantone. Avvisa su cellulari ios e android, quando la bici viene spostata di un solo metro, e grazie alla rete e alla sua app costruisce una rete per avere una chance in più di ritrovare il mezzo rubato con localizzazione del mezzo. Ogni congegno ha un suo codice, quindi una sua carta di identità personale.
    L’idea è nata per caso alla rassegna Appy Day, il mondo delle applicazioni di Todi. Il congegno, impermeabile e facilmente nascondibile nella bici dovrebbe essere una vera rivoluzione. I test fatti dicono che funge e anche bene…

  6. Paolo scrive:

    Ciao,
    mi sto avvicinando da poco all’utilizzo della bici per tutti i giorni e questo articolo è stato molto utile. Segnalo questo sistema onguardlock.com/skewers. Qualcuno li ha provati? Sapete darmi un giudizio? Sul sito non accenna al meccanismo di funzionamento patentato…

  7. Il gobbo scrive:

    Il sistema da te segnalato credo abbia un problema di fondo. Ritrovo la bici ma non posso dimostrare la proprietà, se cerco di riprendere possesso della bici divento a mia volta “ladro”.. ;)

    • Nicola scrive:

      essendoci nascosto il sistema di localizzazione ed insieme ci possiamo mettere un biglietto impermeabilizzato con i nostri dati (nome e codice fiscale/ o una foto con la bici stessa che fa capire di chi è) oltre a ciò consiglio se è possibile di far incidere nel telaio (possibilmente sotto così non si vede) il proprio nome. Così se la ritroviamo, chiamando le forze dell’ordine riusciamo sicuramente a far capire di chi è la bici…

      • polo marotta scrive:

        Ciao,io ho comprato una bici della Scott in negozio ad agosto 2015 e sotto ha un numero di telaio. Mi è stato dato un libretto uso e manutenzione che ha i miei dati sopra. Inoltre i miei dati sono stati comunicati al Database della Scott,anche x la garanzia. Quindi dovrebbe essere facile dimostrare in caso di furto, la proprietà. Ma quando te la rubano,non credo che la ritrovi. Quindi il problema non sussiste. Ciao

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