MENU

Pedalare con il fango

Bikelife, Tecnica • di

La pratica della mtb, soprattutto nei mesi invernali, può avvenire in condizioni difficili, con sentieri e trail pieni di fango, scivoloso o appiccicoso. Meglio rinunciare all’uscita? Certo che no e in questo articolo vedremo come effettuare un setup della bici e quali tecniche usare per divertirsi alla grande in mezzo al fango.

Pedalare con il fango

Fango_1

Il fango è la quintessenza della mtb, fa parte della sua stessa natura. Rinunciare a un’uscita perché i sentieri sono scivolosi o bagnati significa privarsi di pedalate divertenti e a una sessione davvero allenante. Infatti pedalare in mezzo al fango offre dei notevoli vantaggi in termini di preparazione atletica e di miglioramento della tecnica di guida. Trovarsi ad affrontare sentieri in cui le ruote scivolano o affondano è un notevole stress per l’apparato cardiocircolatorio, poiché anche i tratti più semplici possono nascondere insidie. L’impegno aerobico è maggiore quando si pedala nel fango rispetto a dover affrontare gli stessi sentieri in condizioni asciutte, sia per via dell’attrito notevole sia perché si tende a pedalare a ritmi più alti per non inchiodare le ruote. Inoltre l’equilibrio precario, la necessità di bilanciare continuamente il peso e di spostare il proprio baricentro sono ottimi esercizi per migliorare il proprio stile di guida, che avranno influssi positivi quando arriverà la bella stagione, sia che si usi la mtb in ambito escursionistico che si affrontino gare o marathon. La pratica poi del ciclocross è utilissima per gli stradini per lavorare sulla soglia anaerobica e lattacida, oltre a essere un’ottima alternativa a lunghe pedalate su strade bagnate e pericolose.

Fango_2

Il fango non è sempre lo stesso e saperlo riconoscere consente di affrontarlo al meglio. Possiamo racchiuderlo in due macrocategorie:

Fango bagnato: è quel fango che si forma dopo una pioggia. Il terreno è molle e bagnato, ci sono tante pozzanghere anche profonde, le ruote slittanno e faticano ad artigliare il terreno. Qui l’equilibrio è molto scarso soprattutto perché la ruota anteriore ha la tendenza a “scappare”;

Fango argilloso: è un tipo di terreno appiccicoso e duro, spesso di colore rossastro. I tasselli delle ruote si riempiono di questa melma che non si stacca, si compatta anche sul deragliatore anteriore e spesso forma un blocco tra l’archetto della forcella e lo pneumatico anteriore, rallentandone la rotazione;

Ciascuna tipologia di terreno richiede tecniche di guida diverse, poiché differente è la stabilità della bici e la guidabilità. Per affrontare al meglio il fango è comunque una buona cosa agire in tre direzioni diverse: il setup della bicicletta, la scelta dell’abbigliamento e le tecniche di guida.

Il setup della bicicletta

Fango_3

Uscire con il fango richiede un setup dedicato. Non è nulla di trascendentale, basta dedicarvi cinque minuti (che in realtà andrebbero spesi sempre nel controllo della bici prima di un’uscita). Gli aspetti di cui tener conto sono i seguenti:

Coperture: quando il fango è tanto è meglio optare per delle coperture ben tassellate, con i tasselli radi e molto pronunciati. I tasselli così disegnati saranno in grado di affondare nel fango molle e di artigliare il terreno duro sottostante, donando grip e stabilità alla bici. Inoltre il notevole spazio tra i tasselli consente l’evacuazione del fango accumulato e questo è molto importante soprattutto in caso di fango argilloso. Visto che il grip è dato dall’ampiezza dell’impronta a terra della copertura, consiglio di usare coperture lievemente più larghe per una maggiore impronta. Se ad esempio usate coperture da 1,9″-2″, potere passare tranquillamente al 2,1″ o al 2,2″. Sezioni più grandi, dal 2,25″ in poi hanno senso solo in ambito all mountain spinto o Enduro;

Fango_4

Pressione di gonfiaggio: minore è la pressione di gonfiaggio degli penumatici, maggiore sarà la loro deformabilità e quindi l’impronta a terra. Attenzione però a non esagerare, per evitare di pizzicare la camera d’aria (se la usate) o di far stallonare la copertura (pericolosissimo). Ecco di seguito uno schema sulla base della disciplina praticata:

Disciplina Pressione asciutto Pressione bagnato
XC 1,75 bar entrambe 1,5 bar entrambe
Enduro 1,85 bar anteriore

2,1 bar posteriore

1,5 bar anteriore

1,85 bar posteriore

Downhill 1,75 bar anteriore

1,85 bar posteriore

1,5 anteriore

1,75-1,5 bar posteriore

La pressione delle gomme però varia anche in base al peso. I dati che ho inserito in tabella sono pensati per biker di 70kg di peso. Dovete considerare 0,5bar in più ogni 10kg di peso in più dei 70kg;

Pedali: se usate i pedali a sgancio rapido, conviene allentare lievemente le molle. Questo facilita lo sgancio e l’aggancio anche quando i pedali si riempiono di fango e detriti. Non esagerate altrimenti postreste rischiare che il pedali si sganci durante i passaggi più tecnici e scassati;

Lubrificazione: il mio consiglio è di usare un lubrificante non tanto basandosi sulle condizioni del terreno bensì sulla durata dell’escursione. Per un’uscita fangosa ma breve (<50km), il mio consiglio è di lubrificare con olio secco. In questo modo la catena sarà ben lubrificata ma meno appiccicosa e il dilavamento dell’acqua non sarà così importante da eliminare tutto il lubrificante secco, che tende a durare meno. Se l’uscita invece è lunga (>50km), è meglio usare del lubrificante umido. Tende a far impacchettare il fango sulla catena ma ha un’elevata resistenza al dilavamento e a durare di più;

Proteggere il telaio: proteggete il telaio spruzzando un velo di polish o di silicone spray dappertutto (anche sugli steli della forcella). Il velo protettivo sarà idrorepellente e farà sì che il fango bagnato scivoli via in fretta mentre permetterà di lavare via con facilità il fango argilloso rimasto attaccato;

La scelta dell’abbigliamento

Fango_5

Il fango, soprattutto quello bagnato, tende a intridere i capi d’abbigliamento. Pedalare con i vestiti bagnati non è il massimo, in particolare in inverno e con clima umido. Per questo è bene proteggersi utilizzando degli accorgimenti.
Io uso sempre il k-way quando c’è molto fango. E’ vero che tende a creare un microclima interno, facendo sudare di più di una classica giacca antivento ma protegge molto dagli schizzi e dal fango. Pedalando in mezzo al fango infatti le ruote sollevano acqua e terra, che vanno a intridere la schiena e il fondello. Alla lunga questa situazione può diventare poco confortevole, provocando brividi e raffreddamento. Meglio proteggersi con un layer impermeabile.

Fango_6

Un altro capo molto utile sono i sovrascarpe in silicone. Solitamente non li uso, preferendo delle scarpe invernali protettive, ma la notevole quantità d’acqua sollevata durante un’uscita fangosa in mtb può superare il layer impermeabile più ostinato, bagnando le punte dei piedi. Situazione non simpatica, per cui sempre meglio proteggersi usando i sovrascarpe. Inoltre permettono di non sporcare eccessivamente le scarpe, soprattutto se le dovete usare anche il giorno seguente per andarci al lavoro.

Tecniche di guida nel fango

Fango_7

Pedalare nel fango è un’arte, in particolar modo il riuscire a stare in piedi nei passaggi più scivolosi e infidi. Ecco alcune tecniche di guida da utilizzare per affrontare al meglio i sentieri più fangosi:

Gestire bene il peso: la mtb è una questione di gestione del baricentro e questo aspetto è molto importante quando si pedala nel fango. Quando si pedala in salita è meglio spostare il peso sulla sella, per mantenere a terra la ruota posteriore e non perdere trazione. Arretrare il peso è una buona scelta ma allo stesso tempo conviene piegarsi in avanti sul manubrio, per non alleggerire troppo la ruota anteriore, che potrebbe sollevarsi;

Scegliere la propria traiettoria: in discesa soprattutto è meglio scegliere la propria traiettoria da seguire e poi percorrerla, evitando grandi frenate all’anteriore. Questo perché l’insicurezza nella scelta della traiettoria può portare a frenate brusche all’anteriore, che possono far perdere grip e avere come conseguenza una bella caduta:

Fango_8

Mantenere un’elevata frequenza di pedalata: per affrontare i tratti più bagnati, scivolosi o argillosi è meglio scalare il rapporto e sceglierne uno più corto, che consente di mantenere una frequenza di pedalata elevata. In questo modo è più difficile “piantarsi” nel fango, poiché i pedali contineranno a girare, tirando con loro la ruota posteriore;

Essere decisi: le zone più fangose e scivolose solitamente si trovano negli avvallamenti, ovvero al termine di una discesa e subito prima dell’inizio di una salita. In questi punti l’acqua ristagna e si creano pozzanghere e molto fango. In questo caso è meglio essere decisi e affrontare il tratto ad alta velocità, scegliendo la traiettoria e mantenendo alte frequenze di pedalata. Così facendo si diminuirà il tempo di permanenza nella zona, diminuendo allo stesso tempo anche le possibilità di caduta;

Fango_9

Bagnare le ruote: in caso di fango argilloso, quello che si attacca ovunque e copre tutti i tasselli, è bene andare alla ricerca delle pozzanghere. Entrando nelle pozzanghere infatti si bagnerà il fango aggrappato alle ruote, che eviterà di seccare e verrà eliminato dalla forza centrifuga data dalla rotazione delle ruote;

Concludendo

Pedalare nel fango è un aspetto della mtb o del ciclocross che può essere affrontato in sicurezza e con divertimento, utilizzando i nostri consigli. Non rinunciate mai a un’uscita per paura del fango sui sentieri, perdereste un sacco di flow emozionanti e anche i sentieri dietro casa possono diventare quasi sorprendenti quando si riempiono di fango. L’importante sarà poi preoccuparsi di lavare via tutta la sporcizia dalla bicicletta, perché il fango è un elemento che non fa sicuramente bene a telaio e componenti.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *