Telai per bici, modelli e materiali
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Telai per bici, modelli e materiali

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ll telaio di una bicicletta è una vera invenzione che sta attraversando i secoli con modifiche continue e progressive, ma che, se si esclude la ricerca di prototipi particolarissimi, mantiene sostanzialmente la stessa forma a diamante da 150 anni circa. Si potrebbe affermare che si tratta dello scheletro perfetto, a cui si attacca di tutto e che sostiene la persona che deve portare. E’ talmente ingegnosa come invenzione che addirittura può essere modificata a seconda del tipo di bicicletta che si vuole realizzare, o addirittura delle rispettive specialità che ci possono essere all’interno di un utilizzo: per esempio una bici da strada è sostanzialmente uguale ad una da cross ma con piccole modifiche realizza il maggior rendimento per la specialità. Oppure la Mtb da Downhill è molto simili ad una mtb tradizionale, ma con opportune modifiche aumenta le sue prestazioni su quell’utilizzo particolare. In buona sostanza il telaio è un genere, ma con opportune modifiche imprime un “carattere” particolare alla bici finita.
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Ho inserito un disegno all’inizio del report al solo scopo di avere davanti a noi un glossario a portata di mano. Anche perché tra i nostri lettori sono molti i non specializzatissimi che desiderano imparare come è fatto lo scheletro della loro amatissima bicicletta.
telaio-rondellePartendo dal tubo verticale (alcuni lo chiamano anche piantone) che è l’elemento centrale, abbiamo il tubo superiore o(anche detto orizzontale) che è curvato a “U” nei modelli da donna, a quello obliquo che unisce, attraverso la scatola del movimento centrale, il piantone al tubo dello sterzo. Dietro abbiamo i foderi (o detti anche tubi verticali e orizzontali). Ai foderi sono attaccati i forcellini posteriori. Il telaio quindi, costituisce l’ossatura della bici, ne imprime il tipo di carattere, l’aspetto e l’uso ed è il punto di raccordo tra le varie parti che compongono la bicicletta finita e a seconda di come è fatto assorbe le varie sollecitazioni. Il tubo dello sterzo infine, serve per alloggiare la forcella, alla cui estremità inferiori sono collegati i forcellini per la ruota anteriore, è l’elemento su cui appoggia la maggior parte del peso della persona. L’alloggiamento della forcella nel tubo dello sterzo è alquanto scontato agli occhi dei profani. In realtà per renderlo funzionante occorrono una serie di calotte, di sfere che solitamente sono imbrigliate in una gabbietta, a sua volta imprigionata dalla calotta superiore in alto e dall’anello di chiusura in basso. Non mancano varie rondelle e guarnizioni per impedire l’accesso ad acqua ed impurità. Come si vede dalla foto quello che non si vede spesso è assai più complesso di ciò che si vede.

Acciaio

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E’ il materiale “normale” con cui si sono costruite le biciclette da sempre e di tutti i tipi da quelle della sciura Maria a quelle dei ciclisti che amano correre. Si tratta infatti di un materiale molto resistente, elastico, dal prezzo competitivo assai conosciuto e molto italiano per l’abbondanza di artigiani che lo lavorano e a produttori mondiali come Columbus e Dedacciai.
La ricerca costante e continua ha eliminato anche il gap di peso che c’è con i telai in alluminio, tanto che oggi troviamo delle Mountain bike che presentano i tubi con uno spessore di 0,45 mm. Tra le sue principali caratteristiche principali c’è la grande elasticità che si apprezza quando da si va su sterrati anche senza ammortizzatore (come nel mio caso). Un altro aspetto positivo e di non poco conto, è un telaio che se fatto adeguatamente e dimensionato correttamente non sente la fatica, in altre parole, a differenza di altri materiali, non invecchia. Ne sono personalmente testimone possedendo una bicicletta del 2007 e ad oggi non vedo una crepa dopo che ne ha viste di tutti i colori da carica. La sua caratteristica è mantenere nel tempo inalterate le sue caratteristiche. E’ il materiale preferito dai cicloviaggiatori. Più di una volta mi sono accompagnato con bici in acciaio di 20-30-40 anni. Addirittura ci sono manifestazioni tipo l’Eroica in Toscana dove bici in acciaio che hanno almeno 30 anni vanno ancora e sono curatissime dai proprietari per quel senso di affetto e orgoglio che si genera con un oggetto che non ti ha mai tradito e ti ha accompagnato per una vita intera. Pure alla Retroronde in Belgio le bici in acciaio imperavano ed erano in gran parte italiane. In Belgio, Francia, Germania e Austria le biciclette in acciaio, sono ancora richiestissime. La sua naturale evoluzione è stato l’avvento del telaio Inox che ha annullato l’unico difetto dell’acciaio: la possibilità della ruggine.

Ecco una tenutissima Benotto.
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E una bellissima Faggin di cui il proprietario mi ha vantato il telaio dalla profilo particolare (rastremato?)

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Approfondimento sull’acciaio

Alluminio

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E’ il materiale che risulta molto attraente per il peso molto contenuto rispetto all’acciaio. Ha avuto una enorme diffusione soprattutto nelle bici di grande serie, nelle mtb. ma l’elevata elasticità e la limitata resistenza fanno sì che non resiste alla fatica. Contrariamente all’acciaio, ad ogni uscita la bici in alluminio invecchia. Ha peso, resistenza e rigidezza pari ad un terzo circa del corrispettivo in acciaio. Ma la ricerca ha cercato di dare una soluzione a tutti questi problemi e ha fatto sì che le doti dell’acciaio in molti casi si siano trasferite ormai anche all’alluminio. Si è ottenuto questo risultato aumentando spessori e diametri dei tubi. Ma facendo così si è arrivati a far pesare un telaio in alluminio quanto uno in acciaio annullando in pratica i vantaggi. Personalmente ho usato una Racing Rats della Cinelli in alluminio per un miniviaggio lungo l’argine del Po: con 4 borse e la tenda per 5 gg di viaggio tutti in piano 90% asfalto, mi tremava tutta poverina. L’ho venduta subito: per chi vuol viaggiare, una bicicletta così non va proprio bene.

Titanio

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Il titanio fu scoperto nel 1789 dal reverendo William Gregor in Inghilterra. Ma il metallo Fu reso puro solo nel 1910. Il titanio non si trova libero in natura ed è presente in molte rocce ignee. Si trova nelle ceneri di carbone, nelle piante e anche nel corpo umano. I principali depositi attuali si trovano in Australia, Scandinavia, nord America e Malesia. Si è cominciato ad usarlo diffusamente solo negli ultimi 50 anni. viene utilizzato moltissimo nell’industria aeronautica e spaziale. Ha trovato il suo posto in molte industrie per la sua grande resistenza alla corrosione e per una maggiore resistenza meccanica rispetto ai materiali concorrenti. È duttile e resistente come l’acciaio ma pesa il 40% in meno. Pesa il 60% in più dell’alluminio ma la sua resistenza è doppia. E’ molto più resistente del carbonio, ha un migliore assorbimento degli urti, e anche se è più pesante con componenti leggeri si riesce a stare nei 7 kg per la bici completa. Per queste ragioni sta cominciando ad entrare in maniera progressivamente massiccia nel mondo delle corse in MTB. La saldatura del telaio in titanio richiede però un impianto molto particolare. In LEGEND Viene infatti saldato in una camera a gas inerte: eccola nella foto sottostante nella officina della LEGEND. E’ la cupola trasparente.
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Carbonio

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Il carbonio è la punta avanzata della ricerca telaistica. Ecco in alto nella foto l’autoclave per compattare e polimerizzare la resina. Bisogna inoltre dire che ha ancora le maggiori potenzialità ancora inespresse rispetto ad altri materiali. È un materiale composito realizzato da fibre di carbonio come componente strutturale e da resina epossidica. Ci sono a volte molte perplessità sulla sicurezza di questo materiale. E sono anche ampiamente giustificate per episodi gravi avvenuti. Va detto che la sicurezza non sta nel materiale ma nel come lo si lavora. E’ una situazione completamente diversa rispetto agli altri materiali che hanno una alto grado di sicurezza già incorporata nel materiale in sé. Nel carbonio, la sicurezza, dipende dalla testa del telaista e dall’impianto. Le Ferrari hanno i bracci delle sospensioni, la scocca, la cellula del pilota e molto altro ancora in questo materiale, il che è tutto dire sulla possibilità progettuali che consente. Ci sono due modi per produrre telai in carbonio. Uno consiste nel produrre uno stampo dentro cui appoggiare le “pezze” di carbonio, e a seconda di come vengono orientate, anche a pari spessore di materiale, si ottengono caratteristiche di resistenza e rigidità ben diverse tra di loro: si ottiene in pratica una monoscocca dall’incollaggio di due parti. La seconda modalità consiste nell’uso di tubi in carbonio si realizza il telaio che viene fasciato nei punti di giunzione: questo è il metodo utilizzato dalla Legend e si chiama fasciato. Entrambi i metodi, finito il lavoro manuale, vengono messi in una autoclave dove acquistano la rigidità che tutti ben conosciamo. Credo che questo materiale sia molto amato dai telaisti per le enorme possibilità creativa che esso consente.

E’ stato un grande piacere quando il sig Bertoletti, titolare del marchio LEGEND, mi ha aperto la sua officina che si vede nella foto sopra. era la prima volta che entravo da un telaista. Dopo poco che ero entrato ho capito che non ero in una officina ma in una sartoria. Un lavoro concentrato nel silenzio, nell’ordine e nella pulizia che rendono bella una officina tanto da farla sembrare un atelier. Se si esclude la verniciatura, le biciclette LEGEND sono prodotte su un unico pavimento, lì, ad una ad una e su misura. E qui si realizza il miracolo della simbiosi tra impianti industriali e la manualità artigianale che consente una creatività senza limiti. Il sig. Bertoletti, inoltre, è a sua volta un ciclista appassionato e quindi testa le sue creature direttamente. Non sono semplicemente biciclette su misura in base a parametri matematici, ma sono a misura della persona che le userà, una ad una. Inoltre, caso assai raro, produce le bici in acciaio saldato e con le giunzioni, in inox, in titanio, in alluminio e carbonio: tutti i materiali, nessuno escluso e senza preclusioni. Perché tutti i materiali infatti hanno pregi, difetti e utilizzi molto differenziati.
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Ecco una bicicletta in titanio realizzata dall’atelier.

Ringraziamo dell’ospitalità una azienda del made in Italy. Ci sono in giro tanti “made in Italy falsi”, qui non si tratta di questo. L’85 percento della sua clientela è straniera che prende la macchina, l’aereo e quant’altro per venire e farsi fare la bici dal sig. Bertoletti. In Italia abbocchiamo tutti come trote al marketing dietro al quale non c’è quello che ci dovrebbe essere. Questo atelier è ovviamente indirizzato a produrre biciclette di alta gamma, ma questo non significa che siano solo per corridori. Il cliente della LEGEND, può essere una persona qualsiasi che ama andare piacevolmente in bici sulla sua bici, esattamente come quando uno indossa con piacere un vestito su misura che gli sta divinamente.

Cosa scegliere? Questa è la domanda che tutti si pongono. E’ in verità una delle domande più sbagliate al mondo a meno che non venga dopo un’altra domanda fondamentale: che cosa voglio fare? Stabilito quello ecco quale è il nostro giudizio.
Se si fanno gare, randonnèe, ultracylcing sicuramente l’aspetto prestazionale prevale ed immediatamente consiglio il titanio e il carbonio. Oltre tutto proprio questo genere di competizione ha il merito di stimolare la ricerca sui materiali e le soluzioni più innovative.
Se si fanno passeggiate lunghe, o addirittura viaggi la mia preferenza va per l’acciaio per la sua flessibilità naturale e la resistenza alla fatica che abbiamo spiegato. Se siamo in giro e troviamo un bel sterrato invitante non ci fa paura entrarci: lo dico per l’esperienza di questi anni con la bicicletta che possiedo. Poi anche qui penso che centinaia ci vanno con le bici in alluminio, con bici pieghevoli, e addirittura con MTB in alluminio modificate alla bisogna.
L’alluminio invece lo lascerei per ciò che non è impegnativo proprio per il carattere invecchiante del materiale.
Sono ovviamente giudizi basati sull’esperienza personale che non sono validi per tutti i fisici, per tutte le mentalità e per tutte le persone.
Attendo quindi commenti ed esperienze diverse utili a tutti.

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31 Risposte a Telai per bici, modelli e materiali

  1. massimo ha detto:

    beh, io posseggo una mtb in alluminio (specialized hardrock), modificata con parafanghi in plastica, gomme stradali (geax), portapacchi posteriore ed impianto luci a led (trelock)… mi ha accompagnato in diversi viaggi lungo la ciclabile delle Dolomiti dal Cadore fino a lienz e ritorno, giro delle 3 cime di lavaredo… l’unico problema che ho avuto è stata la rottura delle viti di sostegno del portapacchi… il resto è stata solo ordinaria manutenzione… la posseggo dal 2009 e con lei percorro circa 8mila km/anno, (anche se il primo anno ne ho percorsi 12mila)… il mio peso è 60 kg, ma nei viaggi arrivo a portare anche 30 kg di extra… non mi lamento dell’alluminio, anzi…….

    • felino ha detto:

      ti ringrazio per il commento. sono molti che usano l’alluminio con soddisfazione.
      l’invecchiamento dell’alluminio però è un dato che ogni telaista ammette. leo e veronica hanno attraversato per 10 mesi l’asia con bici in alluminio. io dopo un viaggio di 400 km l’ho cambiata. credo che vada tutto a sensibilità personale. ma ogni materiale ha pregi e difetti. per il viaggi la mia preferenza personale va all’acciaio, ma ma ho assistito alla partenza per londra da bergamo di Bikerfab con una bici al titanio: confesso che ho fatto un peccato simile a quello di “desiderare la donna d’altri”…..

  2. francesco ha detto:

    Ci sono aziende italiane che producono buoni telai in acciai per viaggi lunghi? qualcosa di simile a Surly o Marin.
    Io, senza averlo mai provato, diffidavo dell’alluminio, ma ho viaggiato per un mese con un ragazzo che ha fatto più di 8000 km, anche in strade non asfaltate e con un carico che andava tra i 25 e i 35 chili ( a seconda di quanta cibo e acqua portava). Aveva un telaio Trek in alluminio e degli ammortizzatori di bassa qualità.
    Poi io non cambierei mai il mio telaio Marin, preso da una bici abbandonata, ma che non mi ha dato alcun problema. Menzionerei anche che l’acciaio si può saldare ovunque nel mondo (utile per viaggi fuori dall’Europa), l’alluminio no. Una volta ho rotto il deragliatore, curvando il telaio, e sono riuscito a raddrizzarlo a mano, dubito che questo si possa fare così facilmente con l’alluminio.
    Francesco

  3. Lorenzo ha detto:

    Io ho una ibrida in alluminio idroformato, discretamente leggera, l’ho usata ogni giorno per 3 anni percorrendo più di 5000 km con il portapacchi. Ha superato pioggia, grandine, caldo, freddo, fango e anche diverse cadute ed è ancora lì intatta! Penso che molto dipenda anche dalla qualità della lavorazione. Finora la mia non mi ha tradito nonostante un uso massiccio e quotidiano.

    • felino ha detto:

      esatto….a parte il materiale bisogna vedere come lo si è lavorato. di questo non ho parlato. infatti una bici al carbonio non risolve la sua qualità nel materiale…..va fatta…ci sono delle belle cinesate anche nel carbonio. anche in questo commento si rileva una sensibilità personale che dipende da tante cose. vorrei che si capisse che non ho nulla con le bici in alluminio. la mia racing rats della cinelli molto trendy in alluminio con me ha resistito lo spazio di un viaggietto..neanche un anno in mia compagnia. sarà stata fatta male? sono molto sensibile? può essere…..ma per me, relativamente alla bici da viaggio, la differenza c’è eccome. poi sarà che questa è fatta meglio? . comunque grazie del commento e continua ad andare in bici che è l’unica cosa che conta in queste discussioni alla fine.

  4. Daniele ha detto:

    Ciao Felino
    io è da quest’anno che ho intrapreso la “carriera” del cicloturista e per l’occasione mi sono assemblato una bici da cicloturismo in acciaio, sicuramente la conoscerai, la FarGo. bici super comoda per le sue ruote ciccione (29″) e il telaio in acciaio ke ammortizza ogni asperità del terreno. Sono molto contento di questo telaio, la uso quotidianamente per qualsiasi genere di sentiero e giri xc, insomma una bici per tutte le stagioni e tutti i terreni. E credo che la sua comodità sia proprio dovuta al telaio in acciaio, tutto il resto è noia!! :-)

    • felino ha detto:

      beh caro mio sei partito benissimo. e’ una bici concepita per essere comoda ed andare su tutti i terreni. lì la differenza non è solo nel telaio (ci sono telai in alu più comodi di quelli in acciaio, non basta la materia) , ma proprio nella geometria. un acquisto da invidia.
      la mia sutra se un giorno la sostituirò sarà o con una surly disc oppure, appunto, con una fargo. ma credimi è la geometria. poi vanno dappertutto il che significa anche che in strada sono più lente delle bici da strada e sugli sterrati sono più lente delle mtb. ma noi siamo cicloturisti appunto e non vogliamo noi e tanto meno traffico e asfalto lisciato dalle auto per andare forte

      • andrea ha detto:

        il discorso sui materiali e diventato un argomento ormai patetico. quello che differenza un telaio rispetto ad un altro sono le geometrie, l’acciaio non e detto che sia piu morbido dell alluminio. per farlo leggero si deve ricorrere a tubi di sezione meno generosa comportando un inevitabile riduzione alla resistenza, e una maggiore difficolta di risaldarlo specie in paesi poco sviluppati, l’ acciaio invecchia per il semplice fatto che arruginisce, e attenzione, molti si limitano a guardare di fuori ma il suo problema e dentro, infatti dopo una pioggia se rovesci la bici ti renderai conto di quanta acqua esce, e proprio quell’acqua e quella che fa marcire il telaio

  5. felino ha detto:

    se lo trovi patetico rendilo un pò più allegro con un commento un pò meno acidoso…sembra invece quanto meno strana questa storia che la bici si riempie d’acqua. quest’anno, dopo sei anni di vita, ho smontata la bici e osservato i tubi dentro. pur essendo di serie nessuna ruggine e sopratutto nessuna cascata dai telai. non è l’acciaio il problema, ma è di chi lo fa, di chi lo sceglie e di chi lo assembla ecc……confesso che ho avuto fortuna

  6. _Alex ha detto:

    Parlo solo per esperienza personale, in più di 20 anni di utilizzo della bicicletta non ho ancora trovato un telaio perfetto per ogni occasione. Tutti sono ottimi dall’acciaio al telaio in cartone pressato, dipende sempre dall’utilizzo e dai percorsi. A parte i telai in Titanio, ne ho provati e distrutti tanti. Per 10 anni ho cambiato bicicletta ogni 6 mesi avendone sempre 3 o 4 in casa. La bici che mi ha dato più soddisfazione era una super-economica in acciaio che senza rompersi mi ha fatto percorrere 1.118 km in 4 giorni. Ora ogni bici mi dura di più dato che la manutenzione diventa maniacale e nulla è lasciato al caso durante ogni viaggio. Bisogna solo pensare a che bici realmente ci occorre e per cosa e affidarsi anche un po’ alla fortuna di un negoziante che conosce i prodotti e che sa consigliarci senza pensare alla sua provvigione. Ora dove anche i prodotti italiani sono fatti in Cina dobbiamo solo sperare che utilizzino realmente i materiali di qualità che ci vendono e non farsi influenzare eccessivamente dalle mode del telaio ultra tecnologico.

  7. felino ha detto:

    alex è tutto ok….vedi nessuno si dedica alla bici da viaggio. non troverai mai, o meglio farai fatica a trovarne, di ciclisti che ti possano consigliare in italia una bici da viaggio. ma non è colpa loro..fino ad oggi non c’è stato un mercato interessante per loro. per questo ho iniziato una serie di recensioni che troverai in prima pagina qui a bikeitalia. ma non è per indirizzare su questo modello oppure no, è per far capire come deve essere una bici da viaggio in modo che non ci affidiamo alla fortuna per fare un viaggio al ritmo di 300 km al giorno. che poi non è un viaggio, ma una randonnèe: puoi fare la parigi brest ed avere il brevetto. e quello che scriviamo qui i ciclisti difficilmente te lo diranno. leggi l’articolo di paolo pinzuti sul marchio surly per esempio e capirai.

  8. dario ha detto:

    intanto complimenti per l’articolo. utilissimo per un neofita come me. ecco infatti la domanda: ho un telaio e sto cercando di assemblarmi la mia prima bici. come faccio a capire quali coppie copertone/cerchione può alloggiare?
    Ho capito come si leggono le misure ma partendo dal telaio non so come scegliere.

  9. felino ha detto:

    ecco una domanda a cui non sono preparato anch eperchè non so che bici hai.
    comunque hai sicuramente due misure: distanza forcellini dal ponte della forcella e larghezza tra i teli. stabiliti quest misure non ti rimane altro che confrontarle con le misure che ti danno le case. ecco un esempio http://www.pbikestore.com/ultime-news/come-scegliere-le-misure-dei-propri-pneumatici-mtb-e-strada.html . e auguri . mi hai però dato lo spjnto per fare un articolo..così impariamo in due.

  10. ReNtS ha detto:

    Salve, vorrei fare per il prossimo anno un viaggio di circa 8000 km verso l’europa del nord e leggendo per i vari forum c’è una vera confusione tra chi dice meglio acciaio e chi meglio alluminio.
    A questo punto faccio prima a chiedere un modello di bicicletta con relativa marca che non costi un putiferio (ho già accumulato 400 euro e dovrei riuscire ad arrivare a 600/700).
    Io avevo valutato la Frera, dato che la fabbrica si trova a 20 km da casa mia, ma ogni consiglio è ben accetto.

  11. felino ha detto:

    qui http://www.bikeitalia.it/author/felino-tassi/ trovi una serie di biciclette da viaggio, e potrai anche trovare i criteri per la scelta.
    e’ una discussione lunga e infinita. ma gli stranieri hanno idee più chiare rispetto a noi.
    queste aziende, che costruiscono solo bici da viaggio, usano acciaio: thorn, salsa, surly, co-motion,ecc. . poi grosse aziende come koga fa la sua bici in alluminio, la roseversandt in germania. la sensazione netta è che i paesi che viaggiano sono secchi e decisi sulle bici di acciaio senza sospensioni davanti.
    io personalmente ho un di acciaio.
    detto questo un mio amico ha fatto con la graziella un viaggio da varese a ventimiglia.
    per un viaggio di 8000 km non devi scherzare. nel 99 % dei casi non è il telaio che si spezza ma i componenti della trasmissione e dei freni. un punto da curare con massima cura sono le gomme. e qui mi sbilancio: una schwalbe marathon plus tour ti coprirà tutti gli 8000 km e hai grosse probabilità di non forare (con la bici carica è un abominio togliere la ruota posteriore).
    andiamo al prezzo. ti consiglio vivamente di fare come ho fatto io. cerca nell’usato una bici da viaggio (personalmente consiglio sempre acciaio: un mio amico ha comprato una bici in alluminio da 1700 euro con sospensione e dopo qualche gita ha cambiato con una forcella in acciaio rigida). la mia bici , una kona sutra, ha sopportato l’insopportabile e mi è costata 350 euro. aveva tre anni ma non era mai stata usata. mi sta facendo un servizio fantastico.
    poi ancora prima del telaio e di tutto il resto accertati di essere apposto con la sella. uscire una volta a settimana non è la stessa cosa che starci sopra dieci ore per 2 mesi. una bici da viaggio, normalmente creata allo scopo, esce comoda come geometria, e questa è la seconda cosa più importante: cercare il peso leggero non serve, serve una bici pesante stabile ma sopratutto confortevole come geometria.
    se non hai le idee chiare mi puoi sempre scrivere a questo indirizzo o blog

    • Massimo ha detto:

      Salve, non sono un esperto e non ho mai avuto grandi esperienze di cicloturismo. Il prossimo anno vorrei fare un viaggio in bici di circa 800 km per Santiago de Compostela, gradirei avere un vs consiglio circa l’acquisto di due modelli di bici che a me piacciono tanto, entrambi della Cube, TRAVEL EXC 29″ 2016 e MTB ATTENTION SL 29″ 2016, premetto che dopo ne farei uso per piccoli viaggi di 2/3 gg. massimo, anche se non escludo, tempo permettendo di ripetere eventuali altre esperienze, magari per un tour inislanda oppure per le Isole Canarie attraversando lo stretto di Gibilterra. Attendo vostri consigli. Grazie anticipatamente.

  12. paolo ha detto:

    Quello sui materiali è un argomento centrale, altro che patetico.
    Ho una m1000 cannondale del 1987, un telaio di alluminio (lega) assemblato in U.S.A., credo con tecnica filled brazed. A parte lo snervamento dell’alluminio, evenienza teoricamente accertata ma lontana da me (credo) perché in bici vado un giorno all’anno, vorrei dire che un telaio “bubbolotto” come quello descritto (e comunque di gran moda tra quelli odierni), cioè fatto di tubi di diametro sostenuto, mi sembra più faticoso: credo, cioè, che un telaio più voluminoso sia più trasmissivo riguardo alle vibrazioni, anche se a rigor di logica dovrebbe essere il contrario. ma non volevo dire neanche tanto questo, quanto riportare il fatto che, per la mia esperienza, ciò risulta vero. Questa bici l’ho comperata appositamente per fare un confronto, e dato che faccio sempre lo stesso percorso, una volta l’anno, e che non avevo mai provato bici in alluminio, il confronto è stato facile. Se quando parli del tremolìo alludi a questo, confermo che è vero: c’è più tremolìo. Questa la mia esperienza. Grazie per lo spazio e per l’articolo.

  13. felino ha detto:

    il tremolio era riferito ad una bici spacciata per bici da viaggio e che non era in grado di reggere con stabilità le borse. la cinelli con la racing rats pensava che bastava l’ugello sulla forcella per fare una bici da viaggio. beh non è così. di fatto le grandi aziende che fanno bici da viaggio in alluminio sono veramente poche e le sanno comunque fare a cominciare dalla Koga.

  14. Guglielmo ha detto:

    Ciao Felino, non capisco perché hai messo una foto di un telaio in bambù ma poi non lo citi nell’articolo. Qual’è la tua opinione sui telai realizzati con questo materiale?
    Un saluto

  15. felino ha detto:

    sinceramente l’ho messo per provocare o attirare l’attenzione sull’articolo. capirai bene che è ben diffiicle che qualcuno in italia sia interessato a questo tipo di soluzione, e per questo ho lasciato la foto e basta. ma non va sottovalutata. ho visto costruire grattacieli con ponteggi di bambù. in asia costruiscono ponti e quant’altro con questo materiale. credo che il suo limite sia la precisione e questo lo taglia fuori da chi ha esigenze particolari per viaggiare, o mtb ecc… poi è un pò dura saldare gli angoli credo.

    • Max ha detto:

      Ciao , articolo bello anche se un pò di parte ( Complimenti comunque a Marco Bertoletti che ho conosciuto personalmente e che ha costruito per noi , quando ero nel settore telai al tempo brevettati con la sigla SDR ) .
      Ribadisco ciò che è stato detto …non esiste talaio migliore di un altro..ne più o meno duraturo ma…tutto dipende dal materiale che utilizziamo , dal tipo di lavorazione che facciamo al materiale , dal dimensionamento ..etc..etc..etc.
      Ho corso 6 anni con un telaio in alluminio Deda ( alternativa all’Easton che usavamo) e..non ha subito rotture, gare in circuito ..quindi buche e quant’altro..ruote ad alto profilo etccc… Ho visto telai in titanio durare 1 anno…telai in acciaio anche …
      Tanto per fare un esempio è come dare una coppia di ruote superleggere da salita ad un atleta di 85-90kg….come può dare un parere esatto sulla resa delle ruote l’atleta?
      Oppure , quello che ha un telaio in alluminio , con PV saldati sotto al nodo sella ( tipo BMC per capirci) e monta ruote ad alto profilo con reggisella in titanio e sella in carbonio…..è giocoforza che trova la bicicletta troppo rigida ma , se montasse un reggisella in carbonio , una sella con forchetta in acciao tubolare , ruote a raggi con incrocio in terza…non avrà più la stessa bici…
      Senza parlare di biomeccanica…Pantani ha perso un giro per come lo hanno messo sulla bici da cronometro gli specialisti…a mio avviso è come in medicina..dobbiamo personalmente farci cura della nostra salute..sentendo i medici ma prima di tutto ascoltando i segnali del nostro corpo.
      Non mi dilungo oltre …nel settore si possono spendere fiumi di parole per parlare del sesso degli angeli….forse il bello è proprio questo..tutto è circondato da un alone di mistero …..
      Auguri a tutti….

  16. felino ha detto:

    concordo in pieno. io ho visto un signore comperare una bici in carbonio e far sostituire la sella per guadagnare 150 grammi. quando si sedeva sopra nonsi vedeva la sella: 130 kg e andava a cercare i grammi. a parte questo ci sono due argomenti che sono , come dici tu, misteriosi: uno è quello di cui abbiamo parlato, e l’altro sono le misure….la bici su misura è una cosa, la bici standard è un’altra. però succede una cosa strana che alcuni parlano delle bici standard seguendo il loro sapere di angoli ed obliqui: è un pò come se Pitagora matematico avvesse voluto analizzare l’acqua con un metodo matematico….il risultato è una cortina fumogena incredible

    • Max ha detto:

      Ciao Felino…la bici su misura…….mmm…mmmm…mmmm.. oppure lo psicologo per ciclisti?
      Ho fatto biciclette su misura per una squadra di amatori agonisti …ottimi atleti..che mi hanno controllato al millimetro ( a mio avviso capendo poco perchè al telaio avevamo sconvolto la geometria e da reale a virtuale ero “quasi io ” in confusione ) . Bene ..erano contentissimi anche delle performance della tipologia di telaio…2 anni dopo hanno cambiato sponsor..telaio in carbonio su 3 taglie std…e..a loro dire non avevano mai corso con un telaio migliore….non speco parole !!! Chi ha la novità…l’ultimo grido non dirà mai che non va bene …a menoche non sia obbietivo ….ti dico solo che io ammiro persone come Dario Pegoretti ( che conosco dalla fine degli anni 80 quando ancora faceva telai conto terzi dal suocero -Gino Milani -pace a lui–) e che ha sempre percorso quella strada….a volte in salita ma…senza seguire le tendenze…naturalmente chi ha dipendenti e strutture diverse ..non può operare con la stessa mentalità…ma questo è il bello del fatto a mano in italia ( non made in italy…) . State bene…ora torno a lavorare…

  17. Max ha detto:

    Chiedo scusa a tutti naturalmente…per il mio modo di esprimermi..per gli sfoghi. Era solo per parlare di telai…misure etc..tralasciando quello di cui si stava parlando…di cicloturismo-escursionismo…che è tutto un altro mondo.
    Nel ciclismo tutti sanno tutto….senza sapere…viene chiamato ladro il negoziante che cerca di lavorare onestamente senza acquistare in black il gruppo o le ruote per avere più margine di guadagno…non c’è più fidelizzazione …manca la fiducia e a volte ci si affida a qualche stregone solo per passa parola..sentito dire..ma qui si sconfina oltre a ciò che si diceva dei telai..
    Buone pedalate a tutti…questo è l’importante…

  18. felino ha detto:

    fai bene a parlare così invece….io non mi riferisco agli sportivi veri che è un mondo a parte e di cui non ho mai fatto parte nel mondo del ciclismo. quello che irrita sono i simil sportivi e le loro arie che non ha neppure Moser che pure ha fatto il rekord del mondo…

  19. domenico zenone ha detto:

    Buongiorno Felino, grazie per l’articolo interessantissimo!
    Magari sono un po’ fuori tema, però mi ha incuriosito molto la parte sul telaio in alluminio e avendo io una bici con il telaio realizzato in questo materiale avevo un paio di curiosità.
    La mia bici è abbastanza economica, una cannondale badboy, il cui costo per la bici completa è stat inferiore all’acquisto di bel telaio in acciaio fatto da Salsa o Surly, la bici non è malaccio e quelle vibrazioni devastanti per fortuna non le avverto, un po’ la geometria e un po’ le ruote da 26″ un po’ cicce rendono la bici abbastanza confortevole.
    Siccome la bici è allestita con componenti molto economici (gruppo shimano acera, ruote shimano entry level e cose così) mi domandavo quanto vale la pena investire su questa bici così cambiando i vari componenti come trasmissione e ruote ( approfittando delle ruote da 26″ con freni vbrake si possono fare affari per esempio) oppure se mi conviene cambiare l’intera bici, consigli? In pratica mi piacerebbe capire se il telaio è una ciofeca o no e se vale la pena di investirci. Grazie 1000 in anticipo
    p.s.
    se ti interessa la bici è questa:
    http://www.ilcicloviaggiatore.it/forum/viewtopic.php?f=30&t=6980

    • Reginaldo ha detto:

      Ho un modello di moto da produrre, si tratta di un modello diverso da tutto quello che abbia mai visto su internet. esiste da nessuna parte uguali sito. Voglio la produzione in Italia. Io sto fornendo la mia cittadinanza italiana quest’anno.
      Voglio un posto dove vivere e lavorare nel moto di serie. E si può aiutarmi a trovare un produttore? (Reginaldo: 0055 47 96313993)

  20. Reginaldo ha detto:

    In cui si legge il moto, leggere bicicletta

  21. felino ha detto:

    se hai una novità ma non ci dici a grandi linee cos’è è un pò dura indirizzarti

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