Bike sharing in Europa: rivoluzione del trasporto urbano

9 Novembre 2011

bike-sharing-lioneBike sharing è un nuovo servizio di trasporto con il quale le amministrazioni locali mettono a disposizione dei cittadini flotte di biciclette da utilizzare per brevi spostamenti all’interno delle aree urbane, come alternativa sostenibile ai trasposti pubblici motorizzati e all’utilizzo di auto private. A volte vengono fornite gratuitamente per brevi intervalli di tempo, o comunque a prezzi molto accessibili. In questo modo si riesce a ridurre il traffico nelle strade, il rumore e soprattutto l’inquinamento da polveri sottili nell’aria, e non ultimo risulta utile per risolvere il problema della distanza tra le fermate dei mezzi di trasporto pubblico, che spesso si trovano a una distanza poco agevole da percorrere a piedi.

Il bike sharing viene fornito a prezzo inferiore al costo di un biglietto dell’autobus, e l’investimento iniziale necessario per predisporre una flotta di biciclette e stazioni di deposito viene tuttavia coperto nel giro di pochi anni e permette ai comuni di sfuggire a lunghi periodi di scavi e ad approvazioni burocratiche necessarie per estendere le reti metropolitane. Gli utenti che utilizzano questo nuovo servizio, riescono a ridurre i costi legati al trasporto pubblico e hanno la chance di contribuire al miglioramento della salute del pianeta.

Il sistema di bike sharing europeo vuole infatti funzionare come un’alternativa low-cost ai mezzi di trasporto e non come servizio di tipo ricreativo/ludico. Si noti che la maggior parte dei programmi, tranne quello di Parigi, esclude dal servizio i turisti e gli utilizzatori giornalieri.
Questo servizio si è sviluppato in tre fasi successive: la prima generazione riguardava la diffusione delle biciclette nelle strade in modo che le persone le potessero usare gratuitamente, la seconda ha introdotto l’utilizzo con le monete, ma è con la terza, quella odierna, che ha portato più grande successo in termini di utilizzatori.

bike-sharing-torinoGli utenti acquistano un abbonamento annuale ad costo di qualche decine di euro e che permette loro di prelevare le biciclette dalle stazioni di deposito meccanizzate. I primi 30 minuti in genere sono gratuiti, successivamente il servizio costa poche decine di cent ogni mezz’ora ma le bici devono essere restituite in una delle qualsiasi rastrelliere/depositi entro le due ore, o l’abbonamento viene disattivato in automatico. In Germania e in Austria il sevizio funziona in maniera leggermente diversa: gli abbonati ricevono un messaggio sul cellulare con un codice per sbloccare le biciclette.

Il successo si deve in parte all’enorme numero di biciclette che le amministrazioni hanno dislocato nelle città e in parte alle innovazioni tecnologiche della terza generazione: infatti grazie a badge elettronici e a stazioni deposito computerizzate, i cittadini posso prendere e lasciare le bici in pochi secondi in una delle stazioni, e il pagamento del servizio avviene direttamente sul conto corrente, qualora si superi l’intervallo di tempo gratuito.
Con questo servizio di trasporto vengono superati alcuni svantaggi derivanti dal possesso di una bicicletta: quali i costi legati alla manutenzione ordinaria, il pericolo di furto e di atti vandalici, la mancanza di depositi custoditi nelle aree urbane.

Il bike sharing è stato introdotto per la prima volta nel 1965 in Olanda, paese dalla radicata cultura dell’utilizzo della bicicletta, e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo soprattutto grazie anche ad una crescente sensibilità dei cittadini verso le problematiche legate alla sostenibilità ambientale e all’inquinamento.
Il servizio si è sviluppato e cresciuto in tutto il continente europeo, con una velocità impressionante negli ultimi anni, rivoluzionando il trasporto pubblico soprattutto nel Centro Europa, dove i climi più miti permettono ai cittadini di farne uso nell’arco di tutto l’anno.

bike-sharing-parigiCopenhagen nel 1995 ha introdotto il primo vero e proprio servizio di bike sharing con il metodo moderno delle stazioni che riconoscono il mezzo e con la modalità di abbonamento elettronico. Helsinki nel 2000 ha inserito un funzionale sistema parallelo di trasporto delle biciclette per migliorare la logistica dei mezzi che spesso risultavano in sovrabbondanza in alcune stazioni verso quelle che risultavano più spesso sguarnite.

Berlino ha introdotto il bike sharing nel 2003 e anche la piovosa Londra ha voluto fornire questo servizio ai suoi cittadini grazie anche ad un ampio finanziamento da parte della banca Barclays. Oggi questo servizio conta più di 400 stazioni e 8.000 biciclette. Il successo in questo caso è dovuto al basso prezzo per l’utilizzo del servizio: per la access fee una sterlina per 24 ore. Si calcola che 30-40 mila londinesi utilizzino questo sevizio con notevoli miglioramenti per il traffico nelle strade e per l’affollamento dei mezzi pubblici.

Questo sistema è uno dei più grandi al mondo secondo solo a quello di Parigi, il Velib, che conta più di 750 stazioni per quasi 20 mila biciclette, cambiando progressivamente le abitudini dei parigini. Quasi la metà degli utilizzatori dichiara di utilizzare meno la macchina a favore di un maggiore utilizzo del servizio di bike sharing. In Francia più di 30 città hanno programmi di trasporto similari.

Barcellona è un altro esempio di successo del servizio bike sharing. Ha avuto un ampio successo fin dai primi mesi della sua introduzione e oggi fa parte a tutti gli effetti del servizio di trasporto pubblico della capitale catalana. Conta 6000 biciclette e 375 stazioni di deposito presenti in ogni quartiere, e rilevazioni, si è riscontrato che l’utilizzo delle biciclette è in costante crescita.
Il Bike Sharing si sta diffondendo non solo nelle principali capitali europee, ma anche città meno conosciute lo hanno introdotto con risultati positivi, come Amburgo, Valencia, Siviglia, Saragozza, Bruxelles, Vienna, Lione, Rennes, Düsseldorf, Pamplona.
Anche paesi come Polonia, Norvegia e Finlandia hanno sistemi di Bike Sharing nonostante le rigide temperature.

Anche l’Italia si è fatta contagiare da questa rivoluzione del trasporto urbano: Milano, con BikeMi, e Roma che nonostante le sue strette strade e il traffico caotico che sembravano scoraggiare l’utilizzo della bicicletta, ha introdotto Roma-n-Bike, che progetta di estendere presto il servizio anche in zone meno centrali. Ma non solo, anche Bari, Cagliari e Torino.
Analisi dei trend di crescita dell’utilizzo del Bike sharing fanno ben sperare per il futuro.

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