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Andando oltre #salvaiciclisti

Rubriche e opinioni • di 5 novembre 2012

Ieri ho pulito la bicicletta sul balcone di casa: ingrassatura completa, controllo viterie, ritocco sverniciature. L’inverno è alle porte e bisogna essere pronti per affrontare il vento, la pioggia, il sale.

Altri come me in questi giorni avranno messo mano alla propria cavalcatura, chi per permetterle di affrontare la stagione fredda nel migliore dei modi, chi per metterla in cantina a svernare in attesa della primavera.

Complici il freddo, la pioggia e la neve, il numero dei ciclisti sulle strade calerà drasticamente settimana dopo settimana e in cantina insieme a tante biciclette probabilmente finiranno anche tutte le richieste di cambiamento che hanno animato questo 2012. Il disegno di legge “salvaciclisti” giace abbandonato in un cassetto del parlamento senza nessuna possibilità che venga discusso prima della fine della legislatura, mentre sindaci e amministratori vari, dopo l’iniziale entusiasmo con cui avevano annunciato l’adesione alla campagna #salvaiciclisti, adesso si limitano a centellinare misure di portata minima e del tutto insufficienti, ma che vengono presentati come rivoluzioni.

La settimana scorsa è uscito il rapporto ISTAT ACI sull’incidentalità stradale: i numeri parlano di una diminuzione complessiva degli incidenti, ma di un aumento del 7,2 % dei morti in bicicletta per il 2011. Una cosa gravissima, eppure non ricordo di aver letto alcuna dichiarazione da parte di nessun personaggio politico sul tema, né da parte dei sostenitori della campagna della prima ora, né da parte di quelli del penultimo minuto.

Insomma, nonostante tutte le possibili analogie sembra che la rivoluzione ciclabile che sconvolse le strade olandesi a partire dal 1973 non sia neppure cominciata. Il fatto grave è che i problemi sembrano essere sempre ben altri e che quando ti rapporti al politico di turno, ti rispondono dimostrando di non aver capito un tubo di niente.

Ancora molti, troppi vedono la bicicletta come un strumento per fare sport o come un vezzo dell’ambientalista indefesso che vuole a tutti i costi fare del bene al pianeta e male a se stesso e che, alla fine, se ci lascia le penne se l’è anche un po’ cercata. Sono ancora pochi coloro che riescono a guardare alla bicicletta come al mezzo di trasporto che è in grado di risolvere il problema della mobilità del cosiddetto “ultimo chilometro”, ovvero quello che va da casa/lavoro fino alla stazione /fermata dell’autobus, ovvero quel cavallo di troia che all’interno delle città è in grado di rendere davvero efficiente l’uso dei mezzi pubblici.

Credo non sia un caso se il più grande sostenitore a livello politico della campagna #salvaiciclisti fino a questo momento sia stato il senatore Francesco Ferrante, una persona illuminata, fondatore degli EcoDem, corrente interna al PD particolarmente attenta a tutto quanto ruota attorno all’ambiente e alla sua tutela, green economy, etc. Lui ha capito che la bicicletta non riguarda più il settore “ambiente” ma riguarda il settore “trasporti”, ma gli altri?

Basta dare un’occhiata alle dichiarazioni e programmi dei candidati alle primarie per l’elezioni del sindaco a Roma per rendersene conto. Per quanto ci siano persone estremamente in gamba in lizza per la poltrona di primo cittadino, nessuno di loro è riuscito a spendere nemmeno una parola in merito al tema della mobilità leggera e ben poche cose in merito alla mobilità.
Il libro rosso della ciclabilità uscito dagli stati generali di Reggio Emilia? Sì, vabbé, poi vediamo…

Se quindi il tema della ciclabilità nel 2012 è riuscito a bucare il muro di gomma dell’informazione, ancora non è riuscito a bucare però quello della politica in cui ignoranza e miopia vanno a braccetto. Abbiamo a che fare con persone a cui le cose vanno spiegate in stampatello maiuscolo e con disegni a colori. Abbiamo dato per scontato che l’utilità di promuovere l’uso della bicicletta fosse chiaro per tutti, pensavamo di essere nel 2012, ma ci siamo sbagliati. Però sbagliare è il presupposto per migliorarsi.

Quello che dovremmo fare adesso è un passo indietro e ricominciare spiegando loro il contesto all’interno del quale ci si muove, cioè che treno e bicicletta sono alleati naturali: la mobilità nuova, appunto.

Il momento per farlo è ora, a ridosso delle elezioni, per andare a chiedere ai diversi schieramenti e candidati “esattamente, voi, oltre ad essere contrari ad alleanze con tizio caio o sempronio, più o meno favorevoli all’agenda Monti, che programma avete riguardo al tema della mobilità?”.

Esattamente, perché dovrei votare te e non quegli altri?
In che cosa sei diverso?

Per le prossime settimane mi voglio impegnare a lavorare a questo.
Voi che ne pensate?

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