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Bicicletta e social media, se ne parla a Velocity 2013

News • di 14 Giugno 2013

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Forse la discussione più interessante dei primi tre giorni di Velocity2013. Come utilizzare i social media in modo efficace? Come intercettare al meglio le esigenze sociologiche legate ad una mobilità sostenibile e alla bicicletta, come creare una comunità che sia online e offline contemporaneamente?
Dietro il web community manager (conosciuto anche come amministratore di pagine Facebook) ci sono teorie di comunicazione, psicologia e sociologia che danno vita a strategie ben precise, le quali si adattano all’uso specifico del social network utilizzato (Facebook oppure Twitter). Aspetto positivo per noi Italiani: alla discussione c’erano come illustri spettatori Paolo Pinzuti di Salvaiciclisti e la Presidente di FIAB Giulietta Pagliaccio, lì soprattutto per prendere appunti, ovviamente. Bene!

Due avvincenti casi studio sono stati presentati. Il primo riguarda una campagna che coinvolge proprio Vienna. L’iniziativa è guidata da un’associazione locale che vuole migliorare la strategia di comunicazione per aumentare l’appeal per i ciclisti in città. La logica è la seguente: un obiettivo sul lungo termine, un target di riferimento, uno slogan di comunicazione e grazie tante. In questo caso l’obiettivo è di avere il 10% di ciclisti nel 2050, il target sono gli abitanti che hanno una educazione elevata, un reddito alto, e che vivono in ricchi quartieri di Vienna; lo slogan di comunicazione è: “la bicicletta migliora lo stato sociale” e “facciamoci amare dai nostri amici” (si intende quelli che faranno parte della community online/offline). I canali di comunicazione utilizzati: un gruppo Facebook, ovviamente, ma anche un canale Youtube e un sito. Ognuno di questi canali di comunicazione ha uno scopo differente e specifico. Le informazioni e la press release avviene sul sito, su Facebook si punta alla condivisione e al commento di messaggi multimediali, in particolare di foto, e al lancio di eventi. Il canale video serve per promuovere specifiche iniziative o per creare contenuti ad hoc. Insomma il community manager richiede doti professionali. Non è cosa da tutti.

Nel secondo intervento due ragazzi di Zagabria hanno raccontato l’esperienza di successo della loro community di ciclisti online e offline. In due anni hanno infatti creato molti eventi, fatto battaglie, ma soprattutto ottenuto molti likes: 14000. Da questa esperienza sono state ricavate alcune regole empiriche che suggeriscono, a seconda di cosa si vuole ottenere da una campagna, come si dovrebbe gestire la pagina Facebook. Molti sono i tips e le varianti possibile. In generale la community di Facebook è efficace se viene vista come fosse un gruppo di amici in cui l’empatia è l’arma vincente. Così le brutte notizie possono essere trasformate in buone, ma non dimenticare che la potenza di immagini, di likes e di share del mondo virtuale deve essere bilanciata da una vera attività sul campo, in cui eventi coinvolgenti vengono organizzati con tempismo, permettendo alle persone di conoscersi e riconoscersi in carne ed ossa. E di divertirsi insieme.

Per concludere, bisogna cercare di spremere i social media, per berne solo il succo, la parte migliore. Cosa difficile poiché si rischia spesso, di istinto, di creare delle comunità online che somigliano più a dei minestroni di immagini a effetto, con caterve di frasi senza senso/fuori tema; e molto spesso seguite con irregolarità dagli stessi Likers. Insomma ci vuole testa e cuore per essere un Community Manager di successo e per guadagnarsi almeno 10000 likes di fedeltà, un numero che consente una buona credibilità.
La sessione si è chiusa con un workshop interattivo che ha coinvolto in modo molto attivo i partecipanti, che si sono messi nei panni di un community manager per almeno 15 minuti della loro vita. Like it ?







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