MENU

Quaderni Fiorentini. Numero 2

Rubriche e opinioni • di 30 Settembre 2013

2013 Tour de France - A Day on the Alpe

E’ come il risveglio dopo una sbornia… Anzi, a pensarci bene è davvero il risveglio dopo uno sbornia, il lunedì post-iridato di una Firenze alticcia, dove la portata dei fiumi di birra trangugiati dai tifosi ha quasi appaiato quella di un Arno gonfio di pioggia, in una giornata quasi fiamminga o olandese, certamente poco svizzera, finalmente latina. E’ latino il podio di questo mondiale, con un bravo e furbo portoghese ad anticipare due bisbetici spagnoli, ed è l’unico sprazzo meridionale di questo mondiale, che i muscoli dei suoi campioni li ha mostrati lassù nell’Europa più fredda: dalle strade di Gran Bretagna agli uffici del neo-presidente Cookson (applauditissimo), fino alle colline spazzate dal vento d’Olanda, quelle che vengono spianate sui pedali dall’imbattibile Van Der Poel junior e dalla divina Marianne Vos.
Con lei, più passa il tempo e più gli storici e i fini intenditori si nascondo in un imbarazzato silenzio. Perchè altrimenti i libri di storia del ciclismo vanno riscritti, perchè altrimenti bisogna rimettere in discussione persino l’Altissimo Eddy Merckx. Marianne è la persona più forte di tutti i tempi su una bicicletta, sensazione avvalorata ancora di più dal costante aumento di competitività di una disciplina in enorme crescita come il ciclismo femminile: da 8 anni sale sempre sul podio mondiale, e non solo su strada (dove per tre volte, l’ultima sabato, è salita sul gradino più alto) ma anche nel ciclocross, lì dove ha vinto 6 degli ultimi 8 mondiali guadagnandosi il soprannome appropriato di “Macchina del fango”. Nome che descrive per bene il suo sgambettare tra i campi del cross, ma che aiuta anche a definire un volto solare in un’epoca di crisi per il ciclismo, infangato non dal terreno pesante ma da corruzione e scandalismo da 4 soldi.

Marianne è stata la vera regina di questa rassegna iridata, e si è issata su in cima grazie ad una vittoria ormai ovvia. Sabato pomeriggio, in una Firenze estiva che ben poco avrebbe avuto da spartire con l’uragano di 24 ore dopo, la Vos ha vinto da stra-favorita, attaccando e dando il colpo di grazia dove e quando tutti se l’aspettavano. Quando sei così superiore a tutti lo puoi fare, poi è stata premiata, si è fatta una doccia, e si è presentata in sala stampa a parlare non della sua vittoria, ma del ciclismo e del suo mondo, il giorno dopo le liberatorie elezioni federali. Ha parlato di un lavoro comune, tra cicliste, squadre e federazioni per una crescita costante del ciclismo femminile, di un cambiamento che non può arrivare nel breve periodo ma lo si otterrà negli anni, lavorando insieme. E non c’è dubbio che, se Marianne mostrerà lo stesso talento che mostra sui pedali, la stessa attenzione che l’ha portata a metterci la faccia nello sciopero del “Giro di Toscana” due settimane fa, la stessa intelligenza che denotano i suoi occhi e le sue parole… be’, non sarà soltanto la luce di un mondiale in strada o sul fango, ma potrà diventare altrettanto luminosa anche giù dalla bicicletta.

I tifosi olandesi sono sempre i più belli e i più alcoolici quando si parla di mondiali… forse insieme ai norvegesi, ma schiaccianti nei numeri. Sabato pomeriggio la marea arancione festeggiava una doppia vittoria brindando, sventolavano i bandieroni e suonava la banda. Con un patrimonio del genere a portata di mano, sia per l’attualità che per il futuro, ne hanno ben donde. Ed è stato bellissimo per tutti i ciclisti di via Paoli festeggiare insieme a loro per 3 giorni consecutivi, fino al “Twist’n’shout” nel fango che ha concluso la gara domenicale. Per poi svegliarsi come dopo una sbornia.







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *