Cyrcolo, business con le bici condivise

26 Novembre 2013

Un innovativo sistema di condivisione biciclette tra privati per superare le criticità del bike sharing tradizionale. E un business promettente, grazie anche ai finanziamenti delle Regioni e del fondo sociale europeo.
Intervista a Marco Lampugnani, co-fondatore di Cyrcolo.

Cyrcolo

Cosa è Cyrcolo?
Cyrcolo è una community di ciclisti peer-to-peer basata sulla condivisione di biciclette tra privati; ovvero una nuova generazione di bike-sharing che prova a innovare e uscire dalle criticità dei bike-sharing tradizionale (leggi i costi di infrastrutturazione e gestione del servizio, molto onerosi e che di norma sono a carico di un unico soggetto, tendenzialmente una pubblica amministrazione). Come? Suddividendo all’interno della community questi costi.

Come funziona?
Una persona compra online un dispositivo tecnologico a un prezzo di circa 60/70 euro; lo applica (a prova di vandalo) alla propria bicicletta e il dispositivo lucchetto intelligente dialoga con una app smartphone e un’interfaccia web che consente la gestione del servizio, lato utente e lato provider, nella community.

Di che community stiamo parlando? Chi ne fa parte?
La community si compone di tre tipologie di persone:
I provider, sono dei privati che mettono a disposizione la propria bicicletta, si accollano l’onere del dispositivo e hanno anche diritto a pedalare con tutte le bici della community.
Gli user, che, a fronte del pagamento di un abbonamento, utilizzano le biciclette e non hanno altri costi legati alla gestione del servizio.
I curator, accreditati nella community per la bassa manutenzione, necessaria per il buon funzionamento del servizio.

Qual è il modello (anche economico)?
Provider e curator condividono i costi e gli utili con Cyrcolo. Cyrcolo è grato a provider e curator e, a fine anno, condividono con loro gli utili. Così, dopo un anno, nel caso dei provider, il dispositivo è rimborsato; dopo due anni, il provider rientra del costo della bici condivisa (a fronte anche dell’utilizzo di tutte le bici della community come ‘benefit’). Nel caso dei curator, verranno remunerati in base al numero di manutenzioni effettuate.

La tecnologia è sofisticata? Inizialmente avete utilizzato per il vostro progetto le schede Arduino. Ora?
La tecnologia del dispositivo da applicare alla bicicletta è in verità piuttosto semplice: si compone di un gps per geolocalizzare, gtrs per le comunicazioni, un dispositivo automatico per il bloccaggio e lo sbloccaggio. Si tratta ora di una tecnologia proprietaria, contrariamente alla fase iniziale in cui utilizzavano Arduino, che però non può più garantire per la fase avanzata l’adeguato livello di performance richiesto.

Per quanto si possono usare le bici di Cyrcolo? Ci sono limiti di tempo (per BikeMi ad esempio è gratuito per la prima mezz’ora)? E di quante bici c’è bisogno perché il servizio sia efficiente?
Il tempo d’utilizzo è maggiore rispetto al tipico bikesharing pubblico:
inoltre, come Car2Go, la bici si può prenotare e ti aspetta per 15′; se ti fermi per una commissione, ti aspetta per 20′. Però, come per il bikesharing tradizionale, non sostituisce il noleggio bici. Va anche detto che non avrebbe nemmeno senso: visto il numero di biciclette che a regime saranno “in circolo”, ogni volta che ne ho bisogno ne trovo una.
La massa critica necessaria perché il servizio sia funzionale, per un contesto urbano come quello di Milano, è di 1.500 biciclette circa.

Altre community, come Social Bicycles, possono condividere tra gli utenti i percorsi effettuati. E voi?
Cyrcolo traccerà i percorsi, già che la tecnologia lo permette, ma lo farà a uso interno per ottimizzare la distribuzione della flotta delle bici.

Come costruirete la community?
La costruzione della community di riferimento prevede diversi stadi.
In primo luogo si opera una scelta di città fertili e community adeguate per iniziare l’engagement dei diversi stakeholders; si lavorerà sulle affinità di community spontanee di pionieri.
Strumenti come il crowdfunding magari verranno utilizzati per creare comunità di provider di biciclette, ovvero i primi che credono nella filosofia del progetto e, nonostante il servizio non sia ancora efficiente visto i bassi numeri, vogliono essere attori partecipi dell’innovazione.
Al crescere della massa critica, il sevizio diventa più facile e attrattivo, e altri soggetti si aggregano autonomamente.
Sempre per quanto riguarda la community di riferimento, molto interessante sarà la condivisione della narrazione, lo storytelling, per generare una community più coesa e affidabile.
All’interno della community di Cyrcolo, le persone ma anche le biciclette avranno un profilo, che interagisce coi social media già esistenti. In questo modo un utente può scoprire che sta usando la bici di un compagno delle medie o una bici che ha già preso… Questo genera fidelizzazione, affiliazione, responsabilizzazione. Tutte cose che funzionano molto meglio dei sistemi di controllo e coercitivi.

E’ evidente il contributo di Cyrcolo alla costruzione di una dimensione pubblica. Ce ne puoi parlare brevemente?
Nella visione dei fondatori di Cyrcolo, il pubblico non è più erogatore di servizi per i cittadini, almeno per quanto riguarda i servizi non primari; questo modello è in crisi e spesso inefficiente. E’ quindi opportuno ripensare a una nuova forma, a un principio di delega positiva al cittadino, che si prende carico di alcuni servizi che il pubblico non riesce più ad erogare. Cyrcolo lo fa meglio e in maniera più intelligente. Si tratta del design di un servizio che abilita una responsabilità. Cyrcolo crea innovazione sociale perché predispone sistemi che consentono una diversa interazione tra gli attori che partecipano della costruzione della dimensione pubblica e dei ruoli e delle relazioni reciproche. Permettendo così di costruire una piattaforma che ne rinforzi i rapporti, in cui la pubblica amministrazione non è esclusa bensì invitata a partecipare con un altro ruolo, ad esempio come provider o facilitando l’integrazione di questo sistema di mobilità con gli altri esistenti.

Quando è nato il progetto? A quando il lancio ufficiale?
Cyrcolo nasce due anni fa (con il nome di Okobici); da un anno e mezzo è un progetto full time. Di recente un’operazione di re-branding lo ha trasformato in Cyrcolo, con la ypsilon.
Il progetto verrà lanciato a breve, siamo pronti. Al più tardi nel gennaio 2014.

Qual è stato l’investimento iniziale e di che forma, pubblica o privata?
100.000 €, così composti:
– nel 2012 abbiamo vinto con Working capital (Telecom) un grant di 25.000 €.
– consorzio Spinner della Regione Emilia Romagna per lo sviluppo di idee e progetti innovativi (che attinge a fondi FSE).
– Regione Lombardia.

I 100.000 € sono per la messa a punto di servizio, business model e prototipazione
250.000 € quelli che servono per i prossimi due anni per l’industrializzazione del prodotto, lo sviluppo della piattaforma definitiva e le risorse umane.

Quale sarà la forma societaria di Cyrcolo?
Si tratta di una startup innovativa con regolamento del Decreto Passera. Una low profit, in Italia ancora non normato ma in America diffuso per imprese ad alto valore sociale e ambientale.

So che voi vi occupate di innovazione sociale e costruzione della dimensione pubblica. Perché proprio la bicicletta per questo progetto?
Si potrebbe dire che la bicicletta è quasi incidentale e pretestuosa rispetto alla missione di facilitare la costruzione di una dimensione pubblica, poiché nella nostra visione advochiamo a un modello per cambiare rapporti tra istituzioni e società, ciò che si può fare in diversi modi.
Resta il fatto che la bici sia la risposta a un bisogno reale di mobilità ciclabile e che sia simbolo di come possiamo cambiare il modo in cui viviamo sia su scala piccola che su larga scala; la bicicletta è pioniera di questa trasformazione. E chi pedala è simbolo del cambiamento.

Chi è Cyrcolo oggi? Da dove arriva?
Marco Lampugnani e Gaspare Caliri rappresentano il nocciolo duro di snark – space making, network interdisciplinare di architetti, sociologi, urbanisti, geografi, semiologia, economisti, giornalisti. il lavoro di snark si rivolge alla creazione e progettazione della dimensione pubblica, focalizzando la propria attenzione sulle tecnologie mobile di comunicazione e geo-localizzazione.
Make a cube, il primo incubatore in Italia specializzato in imprese ad alto valore sociale e ambientale.
Un team di sviluppatori hardware e software (3 persone)
Alcuni partner europei per il lancio della community (una ventina, pronte per la dissemination tra le community di pionieri).

Infine, le quote rosa…
In Snark c’è una componente femminile, così come il team di startup del progetto Okobici era ad alta densità femminile: le quote rosa dimostrano alta sensibilità all’innovazione sociale, ma il discorso non può avere valore statistico. Personalmente mi trovo molto bene a lavorare con le donne, ma non ne faccio una questione di genere.

(Insisto) E se si facesse uno sforzo di genere, chiamandolo Cyrcola?
(Ride)
Diciamo che in questa direzione un segno positivo è la recente presidenza nazionale di Fiab a Giulietta Pagliaccio. Donna.

Conosci imprese al femminile che in Italia lavorino con la bicicletta?
Così, su due piedi non me ne viene in mente nessuna… Ci penso.

Ciao Marco ed in bocca al lupo!

Cyrcolo Bikegnomics

Cyrcolo

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