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In the mud for love

Rubriche e opinioni • di 20 Dicembre 2013

In the mud for love

C’è stato un lungo silenzio, dalle parti del divano, lo so bene ma non c’era modo di evitarlo. Quello che va concludendosi è stato il mese più duro dell’anno per i suiveurs, da strada o da divano che siano. Per fortuna è finito. Domani ritorna il Bpost Bank Trofee, domenica la Coppa del Mondo, la settimana successiva il Superprestige. Insomma, dopo un mese di più o meno sospensione, torna la disciplina più sporca, sexy e alcoolica del ciclismo mondiale: il grande ciclocross.

Qualche tempo fa si diceva che il ciclocross fosse soltanto l’occupazione invernale degli stradisti, utile per rompere il fiato e tenere la gamba. Memorabili erano le performance di un infangato chiappucci in differite pomeridiane su raitre commentato da qualche Giorgiomartino qualunque. Oggi i corridori su strada non fanno quasi più ciclocross, preferiscono preparare la stagione al caldo delle Canarie lontano da occhi indiscreti. Oggi il ciclismo su strada attraversa uno dei suoi momenti più bui di sempre, una carenza di campioni come capita veramente di rado nella storia. Oggi la pista, che gli stessi “si diceva” di cui sopra vedevano come la disciplina invernale delle ruote veloci da asfalto, sgomita con fatica per sopravvivere al malgoverno del ciclismo e dello sport mondiale. Oggi il ciclocross è la tendenza inversa nel mondo del ciclismo, è uno splendore continuo. E’ nel fango che oggi, e da qualche anno a questa parte, il ciclismo mondiale da il meglio di se’, dove si vedono i corridori di maggior classe e i duelli si fanno realmente entusiasmanti. Ma è lontano dal divano che si svolge tutto ciò, vicino alla scrivania e al computer, su streaming fiamminghi di altissima qualità che ci faranno diventare tutti poliglotti e alcoolizzati…

Il ciclocross è un diamante splendente (benchè infangato) che viene tenuto nascosto. Eppure sta vivendo un vero e proprio boom, e dopo la diffusione mondiale della bici da pista, oggi è sul ciclocross che il mercato sta riscoprendo una nuova frontiera. Le gare clandestine, partite dagli USA e diffusesi velocemente anche in Europa, hanno un successo insperato. Competizioni auto-organizzate come il circuito italiano delle “Singlespeed Series” crescono esponenzialmente anno dopo anno, arrivando a raccogliere centinaia di partecipanti e un’eco persino internazionale. Il ciclocross al Parco Lambro della scorsa domenica è stato a detta di tutti il momento più alto del Bicycle Film Festival milanese. L’occasione è ghiotta, insomma. Qualcuno laggiù, nel grigio e conservatore mondo del ciclismo istituzionale o nei vuoti corridoi delle sedi Rai, riuscirà a coglierla? Io scommetto di no. Come per la pista, anche con il cross assisteremo a un’altra opportunità sprecata… a una permanenza nell’underground che, se da un lato è bellissima e tira fuori il meglio da ognuno, da un altro rischia di condannare anche questa vitalità ad un declino più o meno lento.

Nel frattempo, prendiamo la bici e andiamo a infangarci, o stappiamo una birra e godiamoci lo spettacolo fiammingo. Negli ultimi 10 giorni dell’anno, si tira finalmente il sospirone e ricominciano le competizioni che danno croccanza al ciclocross mondiale, cioè belga. Certo, non sarà facile scansare pranzi di amici e parenti per trovare uno streaming funzionante, sarà una sfida paragonabile a quelle che si corrono sul fango e al freddo, senza nemmeno il divano come alleato. Ma vale la pena viverla questa sfida, per lo spettacolo dentro e fuori il tracciato. Vale la pena stappare e pregare, in queste giornate in cui tanti religiosi del mondo celebrano le proprie festività, anche il ciclismo ha la sua divinità da festeggiare, e a differenza degli altri puo’ vederlo pedalare con i propri occhi: bentornato Sven Nys. Con tutti i tuoi discepoli.






3 Risposte a In the mud for love

  1. davide ha detto:

    il momento + alto del bff è stato la gargogara, gnurant!
    ciao filippo…

    • cauz. ha detto:

      vogliamo dare un sano ex-aequo?
      tanto io tra che mi sono svegliato, ho fatto tutta la strada sin là, e ho vagato mezz’ora per lambrate alla ricerca del BFF, ormai erano bell’e che finite entrambe. gli orari del BFF erano nemici di noi divanisti dormiglioni

  2. […] L’occasione era una scusa, una scusa per bere ovviamente, ma anche per ragionare alticci su ciò che il ciclocross è oggi, lassù tra le spire dell’iride, ma pure quaggiù dove il cross torna vivace con una faccia nuova, più punk e più sanguigna (e così il sangue compare pure qua). due mondi che talvolta faticano a conoscersi, e a parlarsi. di tutto ciò, suppergiù, ne scrivevo altrove: […]

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