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Esclusiva: il dossier Legambiente – Bikeitalia.it sulla ciclabilità

News • di 28 Marzo 2014

Per quanto possa sembrare strano, investire in piste ciclabili, uffici biciclette, bike sharing e cicloparcheggi non offre garanzie sul fatto che i cittadini inizino a utilizzare la bicicletta nella propria quotidianità: questo è il risultato dell’anticipazione del dossier L’A-bici della ciclabilità di Legambiente – Rete Mobilità Nuova – Bikeitalia.it che abbiamo il piacere di sottoporvi in anteprima assoluta in contemporanea con la conferenza stampa di presentazione alla fiera Fa’ la Cosa Giusta! di Milano.

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Nello studio, la cui anticipazione potete scaricare dal link a fondo pagina, sono state prese in considerazione tre variabili (modal share, metri di piste ciclabili equivalenti per abitante e indice di ciclabilità) per oltre 100 città italiane e il dato che emerge in modo inequivocabile è che le città in cui i cittadini hanno a disposizione il maggior numero di piste ciclabili o il maggior numero di infrastrutture dedicate alla ciclabilità non sono necessariamente quelle in cui si pedala di più.

I casi emblematici sonno in particolare quelli di Bolzano e Pesaro: sono le città in cui il maggior numero di cittadini scelgono di utilizzare la bicicletta (ben il 28% del totale), eppure, mentre i Bolzanini dispongono di grandi dotazioni infrastrutturali a favore di chi si muove in bici (con un indice di ciclabilità pari a 73,42), i Pesaresi hanno molte meno risorse a propria disposizione (indice di ciclabilità pari a 23,53).  Allo stesso modo, Pisa non ha nemmeno un terzo delle corsie protette per due ruote che ha Reggio Emilia eppure le percentuali di spostamenti a pedali in tutti e due i comuni sono a un buon livello (sopra il 15%). E ancora, Brescia è una delle città italiane con più chilometri di ciclabili e con più servizi, ha cicloparcheggi di scambio, bici a noleggio, una diffusa segnaletica per le due ruote. Eppure solo il 3% degli abitanti si muove quotidianamente a pedali.

Abici ciclabilità

A cosa sono dovuti queste incongruenze?

I dati presentati a questo punto ci dicono due cose:

1. I km di piste ciclabili sono una cifra che da sola non dice niente: troppo spesso nelle nostre città i nostri amministratori non hanno resistito alla tentazione di realizzare le cosiddette ciclabili elettorali, pianificate dove c’è spazio, dove non servono e per non dare fastidio a nessuno. Il risultato è quindi un aumento del numero di km di piste ciclabili che, però, all’atto pratico sono inutilizzabili.

2. L’unico sistema davvero infallibile per mettere i cittadini in sella è rendere sicuri i loro spostamenti quando scelgono la bicicletta (quindi rallentando il traffico motorizzato che li circonda) e fare della bicicletta la vera alternativa desiderabile rendendo scomodo l’utilizzo dei mezzi privati a motore.

Questa è la strada seguita da Bolzano che è l’unica città italiana dove meno di un terzo degli abitanti usa l’auto. L’obiettivo è stato raggiunto non stendendo chilometri e chilometri di asfalto ciclabile, ma riducendo i parcheggi di superficie, aumentando la sicurezza di chi si muove con le proprie gambe, ampliando le aree pedonali e facendo ricorso alle corsie protette per le bici in quei tratti di strada dove proprio era impossibile garantire una armonica convivenza tra i vari veicoli.

Perché puntare sulla promozione della bicicletta e la penalizzazione dell’automobile?

La risposta arriva da uno studio danese (Bicycle Account 2012) che evidenzia come ogni km pedalato genera un beneficio di 0,16 euro per la società, mentre a ogni km percorso in automobile genera un danno pari a 0,10 euro.

Per tutti i numeri, e le considerazioni del rapporto A-bici della Ciclabilità, vi invitiamo a scaricare il comunicato stampa da qui







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