Mezzo secolo di Rota Fixa

8 Aprile 2014

Esattamente 50 anni veniva alla luce Paolo Bellino, costruttore di bici e cicloattivista, costretto dalle vicissitudini della vita a fare il  giornalista. I più lo conoscono anche come Rota Fixa.

rota

Il suo nomignolo deriva dal fatto che oltre un decennio fa, Paolo ebbe la brillante idea di montare dei mozzi da pista su delle normalissime biciclette per circolare in tutta tranquillità per Roma con queste bici sprovviste di freni. Mentre oggi questo modo di intendere la bicicletta è stato universalmente riconosciuto come accettabile, negli anni a cavallo del millennio era considerata una follia, una dichiarazione di guerra alla propria incolumità.

Ma Rota è uno di quei soggetti tanto determinati e cocciuti da non lasciarsi smuovere di un millimetro (ahimè) dalle critiche e obiezioni altrui e continuò imperterrito per la propria strada, continuando a sfornare dalla propria cantina convertita a laboratorio bici a scatto fisso.

Io conobbi Paolo dapprima su un blog di biciclette, dove dispensava consigli e vaticini a tutti coloro che volevano avvicinarsi al mondo dello scatto fisso, ma soprattutto ebbi la fortuna di ritrovarmelo accanto dal primo momento nel lancio della campagna #salvaiciclisti: se tutti i giornali finirono a parlarne, il merito fu soprattutto suo che seppe mettere in gioco le sue capacità di giornalista per smuovere gli equilibri fossili che avevano cristallizzato l’informazione rispetto al tema della ciclabilità fino al febbraio 2012.

Quando lo conobbi di persona, per me fu un po’ come conoscere Topolino: un personaggio di fantasia che non può essere vero. Ma Rota Fixa non è Topolino. Perché Topolino non solo non va in bici, ma non fuma, non bestemmia e non beve pastis fino alle 4 del mattino tornandosene a casa sbronzo. Topolino non appenderebbe il proprio diploma di laurea al cesso e non indosserebbe una camera d’aria di bicicletta come cravatta per entrare a Palazzo Madama. Topolino sa mantenere la calma, è furbo e diplomatico. Rota Fixa, invece, è di una schiettezza spiazzante, rasoiate che ti colpiscono dritte in faccia.

A dirla tutta, ha un carattere veramente di merda, ruvido come un telaio non verniciato e arrugginito, di quelli dal carro molto corto, che reagiscono immediatamente alla minima sollecitazione. Ma il suo carattere di merda è anche il suo grande pregio.

Nell’ottobre del 2012 a Reggio Emilia interruppe con irriverenza l’intervento di un funzionario del Comune di Milano che aveva il compito di aprire gli Stati Generali della Bicicletta. La colpa del funzionario era di avere esordito con eccessivo pessimismo. L’intervento a gamba tesa di Rota cambiò lo spirito di quei due giorni e tutti si convinsero all’istante che fallire non era un’opzione che potesse essere presa in considerazione.

Rota è così, incapace di scendere a compromessi, brusco e tagliente come un’onda che arriva e ti travolge mentre te ne stavi lì, beatamente, a farti i fatti tuoi. Questo a molti non piace, ma non puoi prendertela di certo con il mare, né con l’onda. E’ colpa tua che te ne stavi nel punto sbagliato al momento sbagliato.

Per me Rota è come un fratello: perché i fratelli, a differenza degli amici, non te li scegli, ti capitano. A me Rota, mi è capitato. E i fratelli ci sono dei momenti in cui li abbracceresti e momenti in cui li prenderesti a bastonate, ma non puoi smettere di voler loro bene. Ecco. così.

Oggi è uno di quei giorni in cui lo abbraccerei, e lo avrei già fatto se non fossimo tanto lontani. Lo abbraccerei e gli augurerei un semplice buon compleanno, senza tutte quelle manfrine tipo “altri 100 di questi giorni” perché, tanto, l’erba cattiva non muore mai. :)

rota dito

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