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La pancera verde. Il Giro dall’Irlanda al divano.

Rubriche e opinioni • di 9 Maggio 2014

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Oggi inizia il Giro d’italia
. Quello vero. O meglio, inizia quello lì rosa, della Gazzetta. mentre tanti altri giriditalia vengono pedalati ogni giorno, ce n’è addirittura uno ciclopornografico in corso. Il Giro 2014 parte… dall’Irlanda. Non è la prima volta, anzi è ormai una consuetudine ad anni alterni, anche se così lontano forse non si era mai andati. Sembra paradossale, ma il primo Giro senza la (dimenticabile) gestione Acquaroniana, il primo sotto l’egida di un’Unione Ciclistica Internazionale finalmente libera dal governo McQuaid, parte proprio nel segno della ricerca dei quattrini esteri, proprio dal paese dell’ex-generalissimo. Sembrerebbe essere l’ultimo lascito del passato, ma così non sarà, con un presente che cerca solo di replicare il peggio di ciò che fu.

Intanto la partenza irlandese dà già una grossa lezione di partecipazione, con una piazza gremita ed entusiasta alla presentazione delle squadre, che non può che far pensare con un certo sconforto al vuoto pneumatico dell’ouverture napoletana dell’anno passato.

Il Giro inizia su strade lontane e modestamente pure in vicinissimi salotti. Annunciato in televisione da una campagna pubblicitaria tanto paracula quanto sintomatica. Quando persino la promozione del ciclismo televisivo sente la necessità di ri-agganciarsi al ciclismo quotidiano, alle pratiche “più-o-meno-ambientaliste” diventa evidente la necessità di tornare a connettere le esperienze tra i diversi ciclismi, dal pendolare al professionista, verso un’unica direzione comune. Che è la causa della bicicletta tutta, e in definitiva l’ancora di salvezza per tutti questi ciclismi. E’ una domanda che proviene da più parti, che la Rai verosimilmente si limiterà a sfruttare per lucidarsi l’immagine, ma che sarebbe bello se diventasse uno spunto, una direzione da seguire lungo tre settimane di corsa.

Perchè poi ciò che resta è la corsa. Il Giro è quello, ed è la gara che fa stappare le birre. Alla fine vincerà Quintana, così sta scritto. uno che corre da predestinato, bruciato dal sole e dall’aria leggera delle montagne andine. Un ragazzo cresciuto con le erbe delle curanderas al posto delle tabelle dei Grandi Preparatori Moderni. Un fenomeno troppo giovane per essere già un fenomeno, ma tra tre settimane chissà. Vincerà con buona pace di Purito Rodriguez, le cui storia da gregario nell’ombra a capitano più o meno coraggioso rischia di finire per quella dell’eterno sconfitto. come se arrivare secondi significasse perdere…

Dietro di loro ci sono 196 corridori e un infinito codazzo di auto, moto, camion, transenne e gadget pubblicitari. Tra i 196 si nasconde chi è qua all’esordio e chi sa già di non arrivare in fondo. Colossi da volata e piccoletti da montagna, come la suggestione di un Pozzovivo, scalatore lucano arrampicato su un telaio striminzito, che già all’ultima Liegi-Bastogne-Liegi raccolse parecchi applausi per lo spirito battagliero, quello che manca ormai a questo ciclismo e che magari può darlo il nome che non ti aspetti. magari sbucando fuori dal caos di questo Giro.
Il divano è pronto, i cuscini già sistemati e la cassa di birre è a portata di mano. Mi perdonino i padroni di casa irlandesi, ma la birra qui continua ad essere tedesca. Un brindisi e inizia un nuovo giro.







Una risposta a La pancera verde. Il Giro dall’Irlanda al divano.

  1. […] che il giro d’italia lo seguo dal divano (più o meno, qui), qua sopra ci vanno solo dei pensieri a cazzo. senza sangue, per ora, solo […]

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