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La sera del Giro di boa

Rubriche e opinioni • di 22 Maggio 2014

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Ci siamo. Il giro di boa è già avvenuto, ma è un giro che non conta per il Giro. Il passaggio che conta avviene invece in queste ore, sulle colline piemontesi intorno a Barolo. Una cronometro ad alto tasso alcoolico, come diceva una giornalista prestata al ciclismo sulla televisione nazionale ieri pomeriggio, ignara che l’alto tasso alcoolico è l’essenza del ciclismo tutto, che sia pedalato, a bordo strada, o più comodamente sul divano, con un tivucolor a basso volume per non essere travolti da troppe parole.
A Barolo si corre la crono che rivolterà il giro come un calzino, si spera. Una crono bellissima, dura e lunghetta, da bestemmia prolungata.

Di mezzo sono passate tante volate, poche fughe, troppe cadute. Ancora una volta. Perdiamo corridori per le botte sull’asfalto. Li salutiamo dal Giro, talvolta li salutiamo dal ciclismo tutto quando hanno una certa età, o quando hanno una certa sfiga. Perchè la notizia ciclistica di questa settimana non arriva dal Giro, tanto che scoppia nel suo giorno di riposo. Arriva ovviamente dal Belgio e ci racconta di un ragazzo bello, giovane e forte; di un irresistibile ciuffo biondo che d’ora in avanti non vedremo più intriso dal fango delle più importanti corse di ciclocross. Niels Albert si ferma, e con lui si ferma per un attimo il ciclismo tutto. Perchè negli ultimi anni abbiamo visto corridori mollare per vari motivi, troppi per mancanza di squadra, travolti dalla crisi economica mondiale, tantissimi appiedati dalla macchina dell’antidoping e dal suo famelico codazzo, i soliti per sopraggiunti limiti d’età, qualcuno addirittura per misteriosi “motivi di studio”. Ma un corridore che smette perchè da un giorno all’altro scopre che nel suo cuore c’è qualcosa che non va, e che la sua passione avrebbe potuto addirittura ucciderlo… un ciclista che in questo esercizio che era la sua passione era tra i primissimi al mondo, addirittura erede designato del più grande di sempre nella sua disciplina, be’, è qualcosa che colpisce in maniera inattesa. Le sue lacrime sono lo shock del ciclismo tutto, e al Giro si finisce per tornarci più per guardare da un’altra parte che altro.

Anche perchè dalla parte del Giro, in corsa, non è che ci sia stato chissà che da vedere. E nemmeno in televisione. In strada sì, perchè sempre lì sta lo spettacolo, come quelle salite appenniniche che ti fanno venire voglia di mollare il divano e programmare trasferte a pedali per le vacanze. Ma le vacanze son lontane mentre il Giro ora arriva al suo punto focale. Tra poche ora sapremo se Tuft, la prima maglia rosa e l’attuale maglia nera, sarà riuscito a staccarsi dall’ultima posizione e quanto margine avrà da difendere sulle montagne in questa lotta rivelatasi più coinvolgente di quella di testa. Se Evans, la maglia rosa attuale, può davvero sperare fino in fondo. Se Quintana c’è o non c’è, ma soprattutto dove sta Pozzovivo, l’uomo dei sogni che qui si bagnano d’alcool e di vino, che traghettano in quella sbronza che renderà più facile e più dolce sognare.

Bisogna soltanto arrivare a sera, diradare i brindisi ma non troppo, perchè stasera è la sera giusta. Tonight’s the night, come cantava un inarrivabile Maestro che sul palco di Barolo ci salirà tra due mesi, senza il Giro di mezzo, tanto che per seguirlo bisognerà mollare il divano e muovere muscoli e orecchie.







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