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La pattuglia all’alba (il pedale veneziano colpisce ancora)

Diari • di 3 Giugno 2014

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Ed esco anche la terza (riferimento alle puntate precedenti) questa volta sono 200. Questa volta siamo in sette! Questa volta si fa sul serio! Sette uomini d’oro impegnati in una missione destinata al successo… “Missione Randonnèe”. Duecento chilometri da assorbire annientare fino all’esaurimento. Senza indugio, capitanati dal prode Brocco, con impeto si parte all’attacco. Impostato il ritmo non c’è esitazione, le sette maglie nero verdi sfilano tra le vie cittadine, disimpegnandosi con disinvoltura agli incroci e nelle varie rotatorie fino alla conquista delle quiete vie di periferia, in mezzo alla verde campagna.

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Il biscione si allunga, altri colori si aggiungono ingolositi dal bell’andare, ed un cospicuo squadrone si viene a formare. “ Ne mancano 190” dice qualcuno dopo appena 10 chilometri, meglio non pensare, se no vien voglia di tornare. La mente si abbandona sul paesaggio, l’occhio coglie la meraviglia che circonda seppur il pensiero di tanto in tanto ritorna alla domanda “Come farò a fare tutta questa strada è tanta, stiamo andando veloci, le salite mi spremeranno…” Ecco il fiume, ecco energia nuova, muta il pensiero.

Pope! Oeh! Una possente voce richiama la pattuglia, risveglia nei cuori la gioia e l’allegria, uniti nello sforzo con entusiasmo onoriamo la missione. All’ingresso delle borgate e dei piccoli paesi siamo accolti dallo striscione tricolore: “Benvenuti alpini” Alpini?… siam ciclisti di laguna, ma anche alpini. Ci arrampichiamo spingendo con forza sui pedali per conquistare il culmine del monte e timbrare. Primo controllo, prima sosta, prime battute nell’attesa di ricompattare il gruppo e ripartire uniti. Tre tacche! Come dice Alberto… Pope oeh! Ma da ora in avanti la strada presenta delle ondulazioni, la valle offre suggestivi scenari, con il suo su e giù tormentato in riva al lago, ora al sole ora in ombra, distrae dall’impegno fisico… mi vien voglia di gridare con enfasi: “Che bello!” anche adesso che abbandono il lungo lago per addentrarmi nella gola dove scorre il torrente.

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Andiamo verso il sole, verso un’altra dolce salita, verso il secondo controllo. Autonomamente timbriamo e ci ristoriamo in un incantevole contesto: Campone! Confortato da due esperti delle randò azzardo una spumeggiante birra, mentre una decina di paesani al seguito di un motocoltivatore inneggia alla festa del lavoro. Saluto alla piccola ridente valle per risalire un altro colle e ridiscendere in riva alle smeraldine acque del Tagliamento che attraversiamo, prima della decisiva ed impegnativa scalata al monte Ragogna. Con preoccupazione mi accingo ad affrontare la salita che in altra occasione ho rifiutato. Aiutato dai compagni e dal pensiero del ristoro combatto e vinco l’ostacolo… mi riunisco con gioia ai compagni che mi hanno preceduto, timbro, festeggio il mio compleanno con le care ragazze attempate, prodigate a ristorare i valorosi condottieri. Affamati, assetati facciamo razzia di panini con salame, formaggio, crostate, focaccia, beviamo tutti i liquidi presenti.

Ancora una volta mi appello all’esperienza del maestro:
“Ho bevuto due dita di vino”
“Io un bicchiere”
Allora non esito a gustare un altro goccio del buon Chardonnay. Per finire le crocerossine fanno pure il caffè. Una bella pausa a metà strada, non resta che concludere.

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Esaurite le salite ho esaurito anche la preoccupazione, bene o male in piano mi difendo, pur mancando cento chilometri sono convinto di riuscire nell’impresa. La pattuglia procede decisa con il ritmo iniziale, un bel pedalare, uniti e compatti sfrecciamo verso l’ultimo timbro prima dell’arrivo: bar “Bunker” e un’altra birra ci sta. Il vento ci soffia contro con insistenza, ma non frena l’entusiasmo, con impeto procediamo incitando e incalzando qualcuno che vorrebbe rallentare. A dire il vero per alcune centinaia di metri la velocità cala, ma subito dopo ci si ritrova là… la gamba gira e si riporta all’andatura, mi dispiace quel qualcuno deve soffrire e rimanere agganciato… non ha scelta.

Soltanto la fontana gli darà un attimo di respiro, breve è la sosta, il tempo di riempire le borracce. Ultime rotonde, ultimi incroci ed eccoci nel viale, le frecce amiche dipinte sull’asfalto ci guidano al trionfale arrivo al velodromo, giro di pista con foto tra il tripudio della folla che non c’è… la folla no, ma il tripudio si… dentro di me! Grazie ad Alberto che mi ha incoraggiato e spinto a intraprendere la strada dei duecento, seri dubbi mi attanagliavano sulla riuscita.

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Gli ultimi metri sono interminabili, l’impressione di non arrivare mai, il forte vento, la stanchezza fisica e mentale è indescrivibile e poi?… vedo il traguardo e in quel preciso istante… il dispiacere che sia finita. Eri stanco, non ce la facevi più, non vedevi l’ora di arrivare e ti dispiace sia finita? È vero! Non so perché! Son contento, sorpreso, soddisfatto è stato bello, troppo bello. La mente si libera da ogni pena, lascia spazio al piacere della compagnia, degli amici, del bell’andare, della prestazione… nel cuore la gioia di bere una birra tutti assieme…dall’inizio alla fine e questa è la cosa più bella. I forti si son sacrificati per aspettare, aiutare, i fiacchi, purché la pattuglia resti unita e concluda la missione con successo.

Entusiasmante è la calda accoglienza dell’organizzazione, soprattutto delle ragazze del ristoro, presenti al pasta party conclusivo, che si complimentano per il nostro aspetto, tutt’altro che provato:
“Non si direbbe, dall’espressione dei vostri volti, che avete fatto duecento chilometri”
probabilmente la soddisfazione e la felicità hanno cancellato i segni della fatica e il peso degli anni per qualcuno. Ho approfittato mi son fatto fare gli auguri nuovamente per sbaciucchiare ancora una volta le care ragazze.

Momenti di affettuosa amicizia che scaldano il cuore e rimangono per sempre nei ricordi.

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By Romeo Boscolo







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