Caro Ministro, io me ne fotto

8 Settembre 2014

Venerdì il Ministro Lupi ha risposto con un secco NO all’ipotesi di introdurre anche in Italia il senso unico eccetto bici. La cosa non mi ha stupito, ma sicuramente amareggiato.
Vedete, ho vissuto per molti anni in città dell’Europa in cui il controsenso ciclabile è una realtà indiscutibile e, nell’arco di questo lungo periodo, ho avuto modo di rendermi conto di una semplicissima cosa: se procedo in bici su una strada, preferisco di gran lunga essere cosciente di un eventuale pericolo vedendomelo arrivare di fronte piuttosto che trovarmelo alle spalle per rendermene conto quando è troppo tardi. Questo è il motivo principale per cui auspicavo che il ministero delle infrastrutture e (residualmente) dei trasporti accogliesse questa pratica anche nel nostro paese, in modo da legalizzare un comportamento diffuso che genera sicurezza per tutti gli utenti della strada.

Albert Einstein era solito dire “se avessi un’ora di tempo per risolvere un problema trascorrerei 55 minuti per pensare al problema e 5 minuti per pensare alla soluzione”. Il Ministro dei Trasporti, prima di pronunciarsi avrebbe potuto trascorrere 55 minuti informandosi sulle buone pratiche diffuse a livello europeo o semplicemente facendo un giretto in bici per rendersi conto di quale fosse la soluzione più intelligente da adottare in questo contesto. Ma Lupi, che non è certo Einstein, ha preferito dire la prima cosa che gli è venuta in mente seguendo la logica da bar sport che prevede le equazioni “controsenso=pericolo” e “piste ciclabili=sicurezza”.

Personalmente, me ne fotto allegramente della posizione del ministro e continuerò a imboccare in controsenso tutti i sensi unici che riterrò opportuno. Non si tratta di disobbedienza civile, ma di sicurezza personale. Prima che rispettare il codice della strada, il mio dovere è portare a casa la pelle e, per farlo, devo essere in grado di vedere tutto ciò che può rappresentare un pericolo per la mia incolumità.

D’altronde, come fai a prendere sul serio uno che, dopo aver rigettato l’ipotesi di facilitare la circolazione delle biciclette in città, se ne esce con una dichiarazione simile:

lupi ciclabile
Caro Ministro, la prossima volta che vuoi fare una corsetta, vai in autostrada, vedrai che ti troverai più a tuo agio.

Commenti

27 Commenti su "Caro Ministro, io me ne fotto"

  1. antonello ha detto:

    …. Mi è partito in anticipo…

    Dicevo: o ti sei spiegato male o ti sei sbagliato…

    Ciao

    Antonello

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      “Quando una legge è sbagliata, non solo è lecito infrangerla, ma diventa anche un dovere” Thomas Jefferson.

      P.S.
      Mai parlato di contromano, io.

  2. antonello ha detto:

    Paolo mi stupisci, non potresti avere più torto di così.
    Primo su tutti, non è questione di diritto si critica, è questione di vivere civile. Concordo con te che tornare a casa vivo sia il tuo primo dovere ma questo non ti legittima in alcun modo a fottertene del codice della steada , non più di quanto dare da mangiare ai figli non legittimi le rapine in banca. Se andare in bici è letale…vai a piedi!
    Anche nel merito, il discorso non sta in piedi, il senso unico eccetto bici NON ha nessuna relazione con l’andare contromano, anche se per vedere i pericoli di fronte. Andare contro mano è una pratica pericolosa ed odiosa deprecata in tutto il mondo a tutti i livelli (leggete cosa dice bikesnob NYC sui “ciclisti salmoni”), che non ha nulla a che vedere con il senso unico eccetto bici, anzi abbiamo speso fiumi di parole per dire che NON bisogna chiamarlo “contromano” (che è ovviamente pericoloso) ma “senso unico eccetto bici”… e poi ci caschi proprio tu?
    Capisco bene che l’inutile ministro, con le sue esternazioni, abbia fatto girare i coglioni a noi tutti … ma delle due una: o ti sei spiegato male o questa volta ti seinprorio

  3. daniele ha detto:

    Non è solo una questione di sicurezza ma anche di favorire la mobilità sostenibile. Giustamente e DOVEROSAMENTE ci si ferma al rosso, il ciclista che non lo fa ha torto marcio, ma se si continua a sostenere, per gran parte del resto, che in bici si deve sottostare a regole inventate per mezzi diversi difficilmente si potrà andare in questo senso. Però il controsenso ciclabile, che sarebbe molto intelligente in questa ottica, deve essere indicato in modo che l’automobilista sappia che si troverà il ciclista di fronte. Il controsenso ciclabile sarebbe molto più intelligente di tante piste ciclabili.

  4. Fabio80s ha detto:

    Uno dei problemi dell’Italia, secondo me, è che ognuno la pensa come vuole e tutti hanno la propria soluzione, indipendentemente dalla sua validità. Tutti hanno la propria, a volte filosofica, interpretazione dei fatti, ma manca sempre una dimensione comune. Questo perchè non abbiamo un senso della nazione e la capacità di stare con gli altri in modo costruttivo (tale capacità è invece limitata e molto sviluppata, invece, quando ci si siede tutti a tavola).
    Nessuna soluzione, così, potrà mai avere successo, a meno che non si difficonda per qualche ragione e, con una tale frammentazione di idee, chi decide saranno sempre amministratori che di tali questioni (e anche molte altre) non perdono mai occasione di dimostrare di non capirne nulla.

  5. Francesco ha detto:

    Comunque la posizione di Lupi mi conforta. Non credo di avergli mai sentito dire una cosa intelligente su un qualsiasi argomento. Se si fosse espresso a favore del senso unico eccetto bici avrei cominciato ad avere dei dubbi. Il fatto che Lupi sia contrario è la conferma inequivocabile che il senso unico eccetto bici è un’ottima idea.

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      Logica contorta, ma ci sta. Il problema è che la fine del ragionamento è che in Italia non cambierà mai nulla.

  6. lgsp ha detto:

    Chi si prende la libertà di decidere quali regole rispettare e quali no, perde la possibilità di criticare gli altri quando non le rispettano (da quelli che passano col rosso (“io me ne fotto, sto solo girando a destra, tanto non c’è nessuno, etc”), a quelli che che parlano col telefonino al volante, a quelli che evadono le tasse, fino ai presidenti del consiglio che telefonano in questura per far liberare le proprie prostitute).
    Lo dico da ciclista che va almeno un paio di volte a settimana in bici al lavoro (10 km andare, 10 km tornare, dentro Milano) e rispetta i semafori, le precedenze e non si mette gli auricolari per ascoltare la muscia.

    1. Paolo Pinzuti ha detto:

      lgsp, grazie del tuo commento, ma è una questione di priorità: la mia vita viene prima della possibilità di criticare gli altri e, dovendo scegliere tra le due cose, non avrei certo dubbi.

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