“Senso unico eccetto bici”: qualche chiarimento tecnico

“Senso unico eccetto bici”: qualche chiarimento tecnico

Leggendo i numerosi commenti ai vari articoli usciti in questi giorni, mi son reso conto che c’è poca chiarezza, anche tra i ciclisti, su cosa sia effettivamente il “senso unico eccetto bici”, perché è così importante, dove lo si può applicare, quali sono i vantaggi.

Del fatto che il sistema è già attuato in gran parte dei paesi europei e degli ottimi risultati ottenuti, ho già scritto in un mio recente articolo. Oggi vorrei provare a spiegare tecnicamente di cosa si tratta.

Che cos’è e dove lo si può applicare

“Senso unico eccetto bici” significa che una strada a senso unico per i veicoli a motore può essere percorsa in entrambi i sensi dalle biciclette. E’ applicabile solo lungo strade con velocità moderata (indipendentemente dalla larghezza della carreggiata), con corsia ciclabile o senza, all’interno di “Zone 30” e “Zone Residenziali” dove il traffico deve essere il più possibile ridotto e disincentivato, a favore di una maggiore sicurezza, vivibilità e qualità della strada come spazio pubblico.

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Non è quindi realizzabile lungo le principali arterie di traffico o le strade con limite di velocità a 50Km/h e non dipende dalle dimensioni delle città, ma bensì da una buona applicazione delle tecniche di moderazione del traffico all’interno delle “Zone Residenziali” e delle “Zone 30”, i cui principi ed i vantaggi sono riassunti nella petizione “Città #30eLode” realizzata dopo gli Stati Generali della Bicicletta.

Perché è così importante

Piste ciclabili funzionali e funzionanti sono realizzabili unicamente in quei paesi in cui lo sviluppo di un’urbanistica sana ha permesso di dare spazio a tutti gli utenti, realizzando ampi marciapiedi per i pedoni, piste ciclabili, spazi per la sosta e spazio per la circolazione dei veicoli a motore.

La maggior parte delle strade italiane ha invece spazi molto ridotti ed inserire, quando possibile, una pista ciclabile separata con cordolo, come richiesto dal Ministro, significa ridurre il già risicato spazio pedonale o eliminare un’intera fila di sosta (e tutti posso immaginare le conseguenze di quest’ultima scelta!), oltre ad avere un costo decisamente più elevato e richiedere tempi di realizzazione più lunghi.

Quando non è possibile inserire una pista ciclabile perché le dimensioni della strada non lo consentono, come in gran parte dei centri storici, dei quartieri residenziali e dei piccoli paesi italiani, significa invece costringere i ciclisti a percorsi più lunghi e innaturali nel nome di una presunta maggiore sicurezza, mentre l’obiettivo dovrebbe essere quello ditutelare e facilitare i comportamenti “normali” e “naturali” di chi utilizza la bicicletta, per incentivarne l’utilizzo quotidiano.

La questione sicurezza

Ho letto in questi giorni diversi commenti perplessi sulla questione sicurezza: eppure chiunque utilizza la bicicletta in ambito urbano può rendersi facilmente conto di quali possono essere i vantaggi proprio sotto questo aspetto.

Per il ciclista che percorre la strada nella stessa direzione dei veicoli a motore, i vantaggi derivano dalla velocità ridotta imposta all’interno delle“Zone 30”. Più si riduce la velocità e più si riduce la possibilità e la gravità di un incidente. In molti paesi europei in questi ambiti è vietato il sorpasso del ciclista, che può percorrere la strada senza mantenere il margine destro: la precedenza è sempre di ciclisti e pedoni.

Per il ciclista che percorre la strada in direzione opposta, ai vantaggi della velocità ridotta se ne aggiungono altri significativi ai fini della sicurezza.
Come evidenziato nellafigura riportata di seguito, è evidente la maggiore visibilità reciproca tra ciclista ed automobilista: ci si vede arrivare reciprocamente, ci si può guardare negli occhi e quindi anche nelle strade più strette è più facile “darsi il passo”.

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Nella seconda figura, si mette in evidenza la maggior sicurezza in caso di apertura della portiera da parte dell’automobilista: anche in questo caso è evidente la maggior visibilità reciproca (l’automobilista o il passeggero non dovranno in questo caso guardare nello specchietto retrovisore) e nel caso si verifichi comunque l’impatto, esso non avverrà con lo spigolo della portiera, la parte più pericolosa.

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Per quanto riguarda le dimensioni della carreggiata, l’esperienza tedesca dimostra che più la strada è stretta e più è sicura (si riducono naturalmente le velocità), e che la sicurezza si gioca sostanzialmente tutta in corrispondenza delle intersezioni, dove è cruciale il rispetto delle giuste visibilità.

A proposito di quest’ultima considerazione, nelle figure seguenti, si mette in evidenza la scarsa visibilità dell’automobilista se la distanza della sosta dall’incrocio non viene rispettata, come purtroppo avviene quasi regolarmente nelle strade residenziali italiane (l’Art. 158 del Codice della Strada dice chiaramente che “nei centri abitati la sosta dei veicoli è vietata sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5mt dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale”), e l’aumento significativo della visibilità dell’automobilista se invece si impedisce fisicamente la sosta agli incroci.Tale soluzione, semplice da realizzare, aumenta inoltre la sicurezza per tutti gli utenti della strada, non solo per i ciclisti, e permette di inserire gli attraversamenti pedonali, spesso assenti.

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E’ importante infine sottolineare come il “senso unico eccetto bici” sia realizzabile a bassissimo costo e molto rapidamente (consentendo così una semplice e veloce implementazione della rete ciclabile), e permetta di evitare l’eliminazione degli stalli di sosta, elemento questo che crea solitamente molte polemiche spingendo a volte le amministrazione a rinunciare alla realizzazione del percorso ciclabile separato.

Sperimentare e verificare

E’ comprensibile che le “novità” generino inizialmente una certa resistenza, ma quello che viene chiesto al Ministero è di verificare e analizzare i dati delle amministrazioni italiane che già da tempo hanno adottato il “senso unico eccetto bici”, e di sperimentare tale soluzione lungo strade con limite di velocità a 30Km/h reali, verificando i risultati dopo il periodo di sperimentazione. Solo successivamente, in base ai dati raccolti, esprimere il proprio parere.

Commenti

  1. Giovanni Natali ha detto:

    Non vedo la novità, il contromano sulle strade a senso unico a Lucca nelle strade entro la cerchia delle mura urbane era autorizzato dalla segnaletica e praticato già dalla metà degli anni ’60 ed io lo utilizzavo per recarmi da casa a scuola fin da allora. In oltre 50 anni non ha mai creato un problema od un incidente degno di nota. Mi pare più che logico estendere questa esperienza anche a tutte le altre città, va da sé che non può essere applicato sulle strade di scorrimento veloce.

  2. giorgia ha detto:

    Io credo che il senso unico eccetto i ciclisti crei un enorme rischio vita soprattutto per i ciclisti, e questo lo posso dire per esperienza personale di automobilista perché soprattutto qui a Roma e in particolare zona Sud ed Est i ciclisti dopo il pericoloso ‘annuncio sui giornali che i ciclisti potevano circolare nel senso inverso alle auto, questa fantomatica e anacronistica regola è stata messa in pratica in massa ed io anche oggi con la mia auto mentre stavo girando a destra su una strada a doppio senso di marcia, mi sono trovata di fronte alla mia auto un ciclista(cinese) che veniva in senso inverso sulla mia corsia di marcia che pretendeva anche di avere ragione. Allora se lo Stato e le autorità preposte alla circolazione stradale ignorano i rischi connessi a tale situazione, vorrà dire che ci saranno ancora più ciclisti morti sulle strade! Mettete regole precise e se è obbligatorio per le auto tenere la destra, che questo lo sia anche per le biciclette perché sono anche queste veicoli e il codice stradale deve porre degli obblighi di rispetto delle regole uguali per tutti gli utenti della strada in modo da evitare pericoli . morti e contenziosi. Fare chiarezza il prima possibile anche perché se un’auto viene a collisione con un ciclista è sempre quest’ultimo a subire il danno più grave e poi dopo venga a spiegare che aveva diritto ad andare contromano!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    1. Calio ha detto:

      So ch’è un post molto vecchio… rispondo a Giorgia, tu dici che la bici letta è un veicolo, fin qua siamo d’accordo, ma è un veicolo che ha esigenze diverse, di cui ne i cittadini ne i politici ( tranne quelli che si fanno il mazzo) vogliono capire che le norme del cds, sono vecchie e va rivisto tutto, per correggere certi errori ( come il semaforo rosso, le svolte, il senso unico, ecc, che devono essere diverse dalle norme per le automobili). Altrimenti torniamo al punto un cui dici ch’è un veicolo, come veicolo dovrebbe poter andare anche in autostrada. O non sei coerente con quello che dici o qualquadra non cosa nel tuo commento. So quello che scriverai, se lo farai, ma ricordati che tu hai scritto “la bicicletta è un veicolo con le stesse norme” ma hai ovviato un particolare, non gode purtroppo degli stessi diritti, allora saltiamo automaticamente al mio punto, è un veicolo diverso con esigenze diverse, e metterlo sul cds con le stesse norme ma non gli stessi diritti mi pare una dittatura. Sei d’accordo?

  3. Eugenio Galli ha detto:

    “[…] La polemica sul senso unico eccetto biciclette non ha quindi alcuna utilità e distoglie tempo e attenzione e risorse dall’obiettivo primario che nelle città italiane resta quello di fare reti di buone piste ciclabili protette.”
    Questa frase, ad un lettore attento e informato, dice molto, facendolo saltare sulla sedia. Ma per la verità dovrebbe far incazzare soprattutto ministri, sindaci e assessori di questo Paese, che invece sembrano continuare a voltarsi dall’altra parte, non si sa se per disinteresse o amore del quieto vivere.
    Da trent’anni in Italia la si sente propinare in salse diverse, questa storia della rete di piste ciclabili protette. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, in tutta Italia (con limitate eccezioni, che non riguardano le grandi città).
    Finiamola una buona volta con questa manfrina: le migliori esperienze insegnano che una buona ciclabilità è frutto di un mix di ingredienti. Per questo la polemica sul senso unico eccetto biciclette è tutt’altro che inutile e dispersiva. E’ inutile inseguire ossessivamente solo e soltanto l’idea delle piste ciclabili in sede protetta.
    Errare humanum est, sed in errore perserverare dementis.
    Di fronte a tanta irrealistica ostinazione può esserci solo stupidità, malafede o dolo. Magari tutti e tre, in varia proporzione.

  4. marshall ha detto:

    Il senso unico eccetto ciclisti è applicabile e utile in certe situazioni. Tuttavia è scorretto presentarlo come una soluzione alternativa alle piste ciclabili. E’ una misura complementare, adottata anche estesamente da città che già si eran dotate di una buona rete di piste ciclabili.
    Il campo di applicazione tipico di questa misura, nelle città come Monaco o Zurigo dove è stata adottata prima e più estesamente, sono i quartieri periferici di villette a bassa densità percorsi da pochissimo traffico di soli veicoli leggeri e di soli utenti abituali, senza auto in sosta o con la sosta solo in destra. Inoltre con una larghezza sufficiente (almeno 4 m) perché un ciclista e qualunque autoveicolo si possano incrociare in sicurezza.
    Queste sono più o meno le condizioni in cui già oggi anche in Italia è possibile realizzare i sensi unici eccetto ciclisti in base ad una circolare ministeriale.
    Naturalmente tra le condizioni c’è anche il limite di velocità a 30 all’ora. Ma la velocità è solo uno degli elementi rilevanti a stabilire se le biciclette possono condividere lo spazio stradale con i veicoli a motore, contromano o anche in mano.
    La polemica sul senso unico eccetto biciclette non ha quindi alcuna utilità e distoglie tempo e attenzione e risorse dall’obiettivo primario che nelle città italiane resta quello di fare reti di buone piste ciclabili protette.
    Obiettivo scomodo, che richiede in qualche caso, come ha richiesto anche ad Amsterdam o Copehaghen, di togliere spazio alle auto in sosta o in movimento. Ma che non è eludibile se si vuole davvero creare le condizioni perché quote significative di utenti, e non solo pochi coraggiosi, usino la bicicletta in città.

    1. Marco Ferrari ha detto:

      marshall, se è vero che anche in Italia in determinate condizioni si possono realizzare i contro-sensi ciclabili, come mai in una città come Milano, nella nuova zona 30 della “Milano Romana”, in zona Magenta per capirci, dove quelle condizioni citate esistono, i sensi unici sono comunque vietati alle bici? Assurdo costringere i ciclisti a fare dei dispendiosi giri dell’oca in una zona che si vorrebbe proprio a traffico moderato. Quindi la polemica sui “sensi unici eccetto bici” ancora non utilizzati in Italia serve eccome.

  5. Enrico ha detto:

    Sono d’accordo che sia ndispensabile anche in Italia un uso più vasto del senso unico eccetto bici, come stanno sperimentando da alcuni anni diverse città. Tuttavia, per amore del veto, bisogna dire che al momento la normativa italiana non lo prevede.

  6. federico ha detto:

    Ottimo articolo. Penso comunque che se c’e’ lo spazio per il passaggio di un’auto e di una bici affiancate in senso opposto di marcia, allora c’e’ anche lo spazio per una pista ciclabile ad hoc, ovviamente senza cordolo e a senso unico anch’essa (contrario a quello delle auto), mentre ovviamente le bici che vanno nello stesso senso di marcia delle auto devono percorrere la stessa carregiata delle auto e non la pista ciclabile. E’ la soluzione adottata spesso nella mia citta’ (Padova) che vede un gran numero di ciclisti di tutte le eta’ con strade molto strette nel centro storico. Rimane il problema di chi parcheggia l’auto sulle piste ciclabili e dei pedoni che spesso attraversano la strada senza guardare, fidandosi esclusivamente del pregiudizio che i mezzi di trasporto fanno rumore e quindi li si sente arrivare (ci sono anche auto molto silenziose oltre alle biciclette!). Rimango dell’idea che nel lato della strada dove c’e’ una pista ciclabile non vadano assolutamente messi dei parcheggi per le auto perche’ ostruiscono la visuale sia per i pedoni che vogliono attraversare che per gli automobilisti che devono immettersi nella carreggiata uscendo da un passo carraio, senza contare l’abitudine delle auto sovradimensionate di parcheggiare invadendo la pista ciclabile e costringendo il ciclista a pericolose deviazioni.

  7. Matteo Dondé ha detto:

    ciao Gianni,
    non credo che il tuo tono sia utile alla discussione.. come sempre in Italia si generalizza e ci si schiera per opinioni prese, senza una vera conoscenza del tema e senza la volontà di un vero, aperto e pacato confronto.
    Nonostante tutto provo comunque a risponderti e forse ti renderai conto che il “senso unico eccetto bici” può interessare proprio una delle questioni che poni: il conflitto con i pedoni.
    Come tecnico esperto di ciclabilità e moderazione del traffico, ho da sempre messo in evidenza che la ciclabilità va sviluppata senza togliere spazio ai pedoni e che i ciclisti veloci sul marciapiede sono un pericolo per i pedoni. Il “senso unico eccetto bici” (insieme alla moderazione delle velocità) permette al ciclista di procedere in sicurezza lungo la carreggiata senza essere obbligato ad utilizzare il marciapiede per evitare il senso unico che allungherebbe di molto il proprio percorso. Come vedi, tale soluzione permetterebbe di evitare il conflitto che tu dici essere IL problema.
    Ti faccio però notare che per lavoro mi fermo spesso a parlare con i passanti e con i vigili urbani: è vero che esistono dei ciclisti maleducati (ma la maleducazione non credo dipenda dal mezzo che si guida) ma esistono soprattutto molti, troppi automobilisti maleducati (sosta vietata, sosta sulle strisce pedonali, non rispetto della precedenza al pedone sulle strisce, non rispetto dei limiti di velocità, etc..). Il problema è che i 3.000 morti e gli oltre 300.000 feriti l’anno sono provocati dagli automobilisti e non dai ciclisti! E considerando che l’incidentalità in Italia ci costa ogni anno 30 miliardi di euro (il 2% del PIL) mi sono anche un po’ stancato di pagare per un modello di mobilità che ormai ovunque nel mondo ci si è resi conto essere assolutamente inefficiente. Altro che comprensione nei nostri o vostri (ma di chi???) confronti.
    E visto che come per il calcio anche per il traffico in Italia ci riteniamo tutti esperti (siamo però l’unica nazione in Europa a non aver ridotto in modo significativo l’incidentalità in ambito urbano) mi spieghi in quali stati targano la bicicletta per rendere riconoscibili i diffusissimi pirati a due ruote???

    1. Adriano Gaido ha detto:

      (Il “senso unico eccetto bici” (insieme alla moderazione delle velocità) permette al ciclista di procedere in sicurezza lungo la carreggiata senza essere obbligato ad utilizzare il marciapiede per evitare il senso unico che allungherebbe di molto il proprio percorso). Ma anche le macchine che sono obbligate a rispettare il senso unico, potendo usufruire come i ciclisti del doppio senso di circolazione, accorcerebbero il loro percorso!

  8. Matteo Dondé ha detto:

    ciao Lara,
    la manovra di uscita delle auto dal parcheggio è sempre pericolosa, che si proceda in un senso o nell’altro, e richiede massima attenzione sia da parte dell’automobilista che del ciclista. Ma in una zona 30, con velocità moderate, diventa comunque più semplice prestare attenzione reciproca.
    Considera inoltre che una volta normato ed introdotto il “senso unico eccetto bici”, la segnaletica verticale ed orizzontale evidenzierà il passaggio dei ciclisti anche in senso opposto e diventerà una cosa normale nelle strade residenziali dover guardare in entrambe le direzione prima di effettuare la manovra.

  9. Omar Omar ha detto:

    Ciao AC,
    in caso di incidente in cui il ciclista abbia torto e causa un danno fisico o materiale ci sono due possibilità:

    a. il ciclista è assicurato con la polizza conto terzi (detta anche del capo famiglia), per cui in quel caso qualunque tipo di danno sarà liquidato dall’assicurazione;
    b. Se il ciclista non è assicurato dovrà rispondere personalmente dei danni cagionati a cose e persone.

    Rimane da dire che comunque, in città, in caso d’incidente di una bici contro un’auto, il danno causato dalla prima alla seconda è molto contenuto. In caso una bici investa un pedone, dipende dalla velocità, ma se parliamo di controsenso, converrai che questa sarà molto bassa.

  10. Omar Omar ha detto:

    Gianni, perché allora non provare con l’eliminazione fisica dei ciclisti, visto che siamo così pericolosi? Oppure la castrazione chimica, così non ci riproduciamo e non potremo deviare le giovani menti con idee malsane di più biciclette e meno auto per strada

  11. AC ha detto:

    E’ vero che in gran parte dei Paesi Europei esiste il senso unico eccetto bici, ma dimentichi di dire che in buona parte dei posti dove è possibile attuare questa norma sono previste corsie riservate alle biciclette cmq non “invadibili” da pedoni, motorini, auto, ecc. Il senso unico eccetto bici è dunque consentito solo su queste corsie.
    Parlo per esperienza personale dato che ho vissuto svariati 15 anni all’estero… Parigi, Colonia, Bruxelles, Londra, Den Haag.

    Ad ogni modo in Germania si sta pensando di eliminare tale possibilità in quanto è risultata piuttosto pericolosa per pedoni e motociclisti. Oltre al problema assicurativo nel caso in cui un pedone o una moto venga coinvolta in un incidente causato da una bicicletta che ovviamente non ha ass.ne

  12. Luca ha detto:

    Grazie per aver pubblicato la mia foto che ritrae un cartello stradale con la possibilità di circolare contromano. Il codice della strada non lo prevede, allora perché si sono presi il diritto di segnalarlo? Si fa molta confusione (secondo me ci marciano spesso) fra contromano e controsenso, fra le due parole c’è un abisso. Mi spiegate il perché?
    Grazie.

  13. antonello ha detto:

    Gianni … di grazia dove è che targano le bici?

  14. Gianni Corazza ha detto:

    Direi che sia sufficiente, contro questa idea, il titolo dell’articolo che è linkato in questa stessa pagina … “Signor ministro, io me ne fotto”. E’ tipico del ciclista medio italico pensare che il possesso e l’uso di un “veicolo a trazione animale a equilibrio dinamico” ponga automaticamente al di sopra della legge. Naturalmente, nessuno di voi ha ascoltato i pedoni che sperimentano di persona la “gentilezza” di questi salvatori del mondo a rotelle …. vi suggerirei di fermarvi a parlare con i passanti, qualche volta … ah … anche con i vigili urbani. Quasi certamente, scoprireste un universo nuovo. E per nulla comprensivo nei vostri confronti. Aggiungo una considerazione … si dovrebbe smettere di voler importare leggi e usi dall’estero – ma solo le parti che fanno comodo, tralasciando un contesto che, spesso, è altrettanto importante. Per esempio, la targa alle bici, la multa salatissima comminata ai ciclisti che non rispettano le regole o passano sui marciapiedi … ecco: se dobbiamo importare qualche cosa, iniziamo da questo: targhiamo le bici, in modo da rendere riconoscibili i pirati a due ruote (diffusissimi, a meno che non abbiate una vista ‘selettiva’)

    1. Ivo ha detto:

      Ma perché pensare che i ” ciclisti” sono una categoria definita, come se fossero una specie a parte, quando invece sono solo utenti della strada che in quel momento usando la bici, ma che quasi sicuramente in altri momenti usando l’auto o vanno a piedi: non esiste noi e loro, ma bisogna ragionare per raggiungere una maggior sicurezza per tutti.

  15. Lara Cconta ha detto:

    trascuri un rischio: se ci sono auto in sosta sul lato in cui le bici vanno in senso opposto alle auto, il guidatore ha scarsa visibilità sulla ciclabile (soprattutto se ha davanti un mezzo alto come un furgone o un SUV). quindi la manovra di uscita dell’auto dal parcheggio è molto pericolosa. (considera che siamo in itaglia e le frecce sono un accessorio sconosciuto)

    mi è capitato di rischiare di essere arrotato passando di fianco a una fila di auto parcheggiate, da un’auto che era parcheggiata contromano (e non ha usato la freccia)

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