Quelle ciclabili ai margini della vita

6 Luglio 2015

Progettate male, costruite peggio: talvolta sui marciapiedi, spesso sul ciglio destro della carreggiata, quasi sempre per dare il meno fastidio possibile alla viabilità principale concepita a uso e consumo dei mezzi a motore con buona pace della mobilità nuova. Le ciclabili possono essere piste separate in sede propria o corsie su strada ma in molte città rappresentano soltanto goffi tentativi di imitare le smartcity davvero smart, che nel resto del mondo hanno fatto del ciclismo urbano una bandiera e considerano la bici come un mezzo di locomozione da promuovere per migliorare la qualità della vita nei centri abitati e ridurre il traffico.

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In Italia, salvo alcune lodevoli eccezioni, in molte città gli spostamenti quotidiani in bicicletta vengono sistematicamente boicottati da un insieme di fattori che chi pedala ogni giorno ha ben presenti: le condizioni del fondo stradale, con asfalto irregolare e buche rattoppate alla meno peggio che “saltano” e si riempiono d’acqua quando piove un po’ più del solito; la segnaletica orizzontale spesso sbiadita e quella verticale con limiti e divieti altrettanto spesso non rispettati da chi guida un’auto e pensa di stare su una monoposto di Formula 1 (e, in questo, qualche colpa è ascrivibile anche ai martellanti spot-a-motore presenti in ogni dove).

Ma ciò che penalizza ancor di più chi sceglie di pedalare per spostarsi in città è lo stato delle infrastrutture che dovrebbero – e qui il condizionale è d’obbligo – rappresentare un valore aggiunto di sicurezza e invece spesso si trasformano in trappole mortali. Uno degli ultimi episodi è accaduto a Roma, pochi giorni fa, a un incrocio di via Cristoforo Colombo: un uomo in bicicletta è stato investito e ucciso da un autobus in corrispondenza dell’intersezione con la ciclabile, se così può essere definita l’infrastruttura in questione.

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La supposta ciclabile di via Cristoforo Colombo a Roma rappresenta la quintessenza di come non andrebbero concepite e realizzate le infrastrutture per ciclisti urbani perché – nei suoi pochi chilometri di lunghezza – contiene praticamente tutte le criticità che trasformano una struttura bike friendly in un ricettacolo di situazioni potenzialmente pericolose per chi pedala: una ciclabile invisibile ai margini della carreggiata che mette sistematicamente a repentaglio la vita di chi la percorre.

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Una ciclabile degna di tale nome non dovrebbe interrompersi nei punti critici, costringendo chi pedala a scendere per portare la bici a mano quando si oltrepassa un cavalcavia; né tantomeno spezzarsi in più punti non collegati tra loro e saltare da un lato all’altro della carreggiata – sempre sul margine della strada o sottraendo spazio ai pedoni sui marciapiedi, per carità – risultando come uno “spezzatino ciclabile” piuttosto indigesto per i pedalatori quotidiani. Per non parlare dei semafori e degli attraversamenti: “Casa avanzata per ciclisti, questa sconosciuta” è il titolo che meglio s’attaglia a questo caso emblematico di malaciclabile.

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Non si possono relegare i ciclisti in una struttura così mal realizzata e avulsa dalla viabilità principale: in una riserva-a-pedali per evitare di far entrare in contatto le bici con il flusso dei mezzi a motore, salvo poi abbandonarle a se stesse quando escono dal recinto. La realtà è che ci sono troppe, troppe, troppe auto – e non mi stancherò mai di ripeterlo – a Roma come nelle principali città d’Italia – e non ci potrà essere alcun serio miglioramento alla viabilità né alcuna efficace politica di sicurezza stradale se il loro numero non diminuirà drasticamente.

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Intanto la comunità di ciclisti urbani romani è costretta a piangere un altro morto, immolato sull’altare dell’incidentalità stradale che continua a mietere vittime. Si chiamava Gianfilippo Milani, aveva 53 anni e oggi una ghost bike lo ricorda nei pressi di via Cristoforo Colombo: un’autostrada urbana che congiunge Roma con Ostia, una lingua di asfalto che periodicamente si tinge di rosso. Come il fondo della sua ciclabile malmessa, come il sangue di chi è stato investito una mattina d’estate mentre era in sella ma nei nostri ricordi continua a pedalare.

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