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Stelle cadenti e desideri in sella

Bikenomics, News, Rubriche e opinioni • di 10 Agosto 2015

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La notte di San Lorenzo è imminente e si va alla ricerca di un posto sufficientemente buio e silenzioso per poter godere appieno dello spettacolo delle stelle cadenti: “Se vedi una scia luminosa nel cielo esprimi un desiderio”, questo ci hanno insegnato da bambini e questo ci ripetiamo ogni volta che ammiriamo la magia delle meteore che punteggiano il cielo d’agosto. Un’altra raccomandazione dice che – perché si avveri – il desiderio va tenuto segreto e non deve essere rivelato: altrimenti evapora e svanisce come la meteora quando entra in contatto con l’atmosfera. Ma è solo un espediente per alimentare l’aura di mistero intorno al fenomeno e provare a dare un senso alle coincidenze del destino, quelle sì imperscrutabili.

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E allora approfitto anch’io di quest’occasione, della giornata delle stelle cadenti, per esprimere desideri che vanno svelati e dichiarati ad alta voce perché riguardano tutti noi che pedaliamo e non possiamo più aspettare eterne promesse rimandate puntualmente alle “calende greche” o pacche sulle spalle da parte di chi non fa nulla per metterci in condizione di spostarci in sicurezza sulle strade del nostro splendido e sciagurato Belpaese invaso dalle auto. Dieci desideri che rappresentano dieci modi d’intendere il mio e il nostro impegno quotidiano per rendere l’Italia un Paese ciclabile:

1 – Basta morti in strada: il primo desiderio mi tocca esprimerlo anche a nome di chi non può più farlo perché una mattina è uscito per andare a fare una passeggiata in bicicletta e non è tornato più a casa, falciato sulla strada e immolato sull’altare della velocità dei mezzi a motore. Basta promesse, basta chiacchiere, basta “faremo”: basta morti in strada deve essere la priorità per fermare la strage quotidiana sulle nostre strade.

2 – Ciclismo urbano: un desiderio un po’ articolato, popolato di nuovi quartieri car-free e corsie ciclabili sicure e ben collegate tra loro che – contrariamente a quanto spesso purtroppo oggi accade – non finiscono nel nulla, che vengono realizzate per dare un servizio al cittadino e non per garantire l’appalto all’azienda che le realizzerà (male, così avrà un’ulteriore commessa per la manutenzione straordinaria). E strade libere dalla sosta selvaggia e dai pericolosi sportelli delle auto in doppia fila che si aprono all’improvviso.

3 – #Salvaiciclisti: associazioni e realtà aggregative che promuovono l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sono la chiave per dare un’impronta che “salva i ciclisti” in tutti i provvedimenti nazionali e locali che riguardano la circolazione (a partire dal Codice della Strada in corso di revisione).

4 – Più bici: bike-to-school, bike-to-work, bike-to-everywhere. Nel mondo che vorrei si pedala ogni volta che si può: questo è un desiderio che in larga parte ho già realizzato per me stesso ma mi piacerebbe che tanti altri entrassero nell’ordine di idee che non possedere un’auto è una grande libertà, nonostante quello che ci propinano gli spot televisivi-a-motore e compagnia inquinante.

5 – Zone 30: molti quartieri residenziali di tante città – grandi e piccole – rappresentano già delle “zone 30” naturali, dove basterebbe implementare la segnaletica stradale con i nuovi limiti di velocità per restituire le strade ai bambini, alle bici e ai pedoni. Il desiderio è che non rimanga una semplice dichiarazione d’intenti del politico di turno sotto elezioni ma che venga istituito come modello nella progettazione e riqualificazione di tutti i quartieri d’Italia.

6 – Intermodalità: “E prenderemo il treno, ognuno come gli va: anche le bici potranno salire ‘intere’ sull’Alta Velocità”. La combinazione bici+treno è essenziale per favorire il ciclismo urbano e sviluppare il cicloturismo ma, soprattutto, il servizio va esteso e reso fruibile anche sull’Alta Velocità alle bici non pieghevoli: perché un cicloturista carico di borse possa salire con la sua bici tradizionale montata a Roma e scendere a Milano dopo 3 ore di comodo viaggio e non lasciato a terra o costretto a numerosi e scomodi cambi tra treni regionali per arrivare a destinazione sfatto e dopo 12 ore di peripezie.

7 – Cicloturismo: con tutte le bellezze che abbiamo in Italia, costruire itinerari adatti alle bici rappresenterebbe un investimento di lungo periodo e di sicura redditività, lo dimostrano i bilanci di chi nel resto del mondo ha deciso di investire nella bikenomics, l’economia che gira intorno ai pedali. Il desiderio in questo caso è che l’onda lunga del cicloturismo partita dal Nord e arrivata anche al Centro – con l’annuncio e l’implementazione di percorsi cicloturistici – possa arrivare anche al Sud dove la voglia di pedalare è tanta ma le infrastrutture sono ancora poche e, spesso, inadeguate.

8 – Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: desidero che la petizione lanciata da Bikeitalia.it per il completamento della Ciclovia dell’Acquedotto (a proposito: si firma qui) possa entrare nelle priorità della Regione Puglia per essere realizzata in tempi ragionevoli e non entro il 2060 (data che si ricava dalla nostra proiezione in base alla risposta ottenuta dall’assessore competente in materia).

9 – GRAB: un acronimo che ha già fatto il giro del mondo ma che rischia di restare sulla carta se l’Amministrazione Capitolina non s’impegna a realizzarlo in tempi certi. Il Grande Raccordo Anulare delle Bici è un anello di 44,2 chilometri che ricuce molti quartieri della città, passa per il centro, per i parchi urbani, per le periferie e fa scoprire – anche ai romani – scorci di paesaggio di rara bellezza e sconosciuti ai più. Il desiderio è di vederlo realizzato quanto prima.

10 – Mobilità Nuova: l’ultimo desiderio racchiude tutti gli altri. Soltanto realizzando azioni mirate per favorire e migliorare il trasporto pubblico locale (e penso ai treni superaffollati dei pendolari o agli autobus che non passano mai), creando percorsi sicuri per i pedoni (marciapiedi, attraversamenti, semafori dedicati) e risidegnando le strade anche e soprattutto a misura di bicicletta si potranno gettare le basi per la Mobilità Nuova che deve essere il principio ispiratore di ogni azione che riguarda le nostre strade: non più pericolosi parcheggi a cielo aperto ma spazi condivisi da rendere sempre più accoglienti e a misura di persona.







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