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L’Italia al bivio tra slide e realtà

14 Settembre 2015
Foto Ennevi - Ufficio Stampa Veronafiere

Foto Ennevi – Ufficio Stampa Veronafiere

Un weekend lungo e denso di appuntamenti, con seminari, incontri e dibattiti sul presente e sul futuro della mobilità ciclistica nel nostro Paese. Quattro giorni in cui Verona si è trasformata in Capitale della bici e CosmoBike Mobility nel primo evento di informazione e formazione dedicato alla mobilità ciclistica in tutte le sue varie accezioni. Una serie di incontri, seminari e dibattiti in cui progettisti, tecnici, amministratori pubblici, aziende e associazioni si sono incontrati per conoscersi e confrontarsi, fare il punto della situazione e capire quale strada percorrere insieme per trasformare l’Italia in un Belpaese Ciclabile. Per decidere come disegnare il futuro partendo dal presente delle nostre strade, fatto troppo spesso di ciclabili-spezzatino e di incroci dove attraversare in sicurezza è un’utopia.

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Quattro giorni in cui si sono affrontate tutte le diverse sfaccettature della bicicletta intesa come mezzo di trasporto per il ciclismo urbano e per il cicloturismo: come veicolo a impatto zero per muoversi all’interno del tessuto cittadino o fuoriporta, per lavoro o per svago, con un grado di consapevolezza sempre maggiore. Oggi chi pedala ha scelto di farlo perché ha capito che la mobilità o è sostenibile – in termini di costi, tempo, stress – oppure non è tale: l’immobilità legata gli ingorghi in Tangenziale, i soldi bruciati dal pieno di benzina, l’ossigeno mangiato dallo smog prodotto dai tubi di scappamento non rappresentano un modo sano di concepire i propri spostamenti.

Il trend della bicicletta è in crescita, come dimostrano tanti grandi e piccoli “segnali deboli” che messi assieme fanno “massa critica” e delineano un mercato fatto di straordinarie possibilità, con ampi margini di crescita: non solo per quanto riguarda i produttori di bici in sé che ormai – come abbiamo avuto modo di vedere a Eurobike e a CosmoBikeShow – prevedono listini con due ruote veramente per tutti i gusti, quanto invece anche nell’indotto e in particolare in quelle industrie, anche medio-piccole, che hanno deciso di puntare sulla mobilità nuova creando prodotti ad hoc per chi pedala e cercando di dare servizi mirati.

Sto pensando alla ciclologistica, per consegnare le merci in bici soprattutto nelle zone a traffico limitato; all’edilizia, con nuovi materiali fonoassorbenti e drenanti per creare percorsi ciclabili sicuri e durevoli nel tempo; alle tecnologie per il monitoraggio di pedoni e ciclisti, per individuare gli itinerari preferiti e implementare le strutture ciclopedonali presenti o crearne di nuove. Esperienze concrete che potranno farsi strada anche in Italia, a patto che le amministrazioni pubbliche decidano di investire anch’esse nella mobilità nuova ed entrino finalmente nel Ventunesimo Secolo – come anni or sono hanno fatto quei Paesi ciclisticamente più avanzati che oggi continuano ad aggiornarsi e sono all’avanguardia.

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Il nodo è tutto qui: decidere se l’Italia può permettersi il lusso di perdere il treno-a-pedali della ciclabilità diffusa e lasciare che i centri storici più belli del mondo siano invasi dai motori, oppure ripensare completamente la mobilità. Decidere insomma quale direzione prendere: se restare in un presente a trazione anteriore e combustibile fossile o imboccare la via che viene indicata dalle “buone pratiche” di Paesi come l’Olanda, la Danimarca, la Francia e compagnia pedalante. Quelle che di solito nei convegni nostrani vengono proiettati come slide per indicare ciò che altrove funziona ma, chissà perché, da noi troppo spesso stenta a decollare. La mancanza di volontà politica è il primo grande ostacolo: il bastone tra le ruote più grande e difficile da eliminare per poter diventare finalmente un Paese a misura di bicicletta.

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Una speranza viene da progetti innovativi e lungimiranti come il GRAB – il Grande Raccordo Anulare delle Bici di Roma – che proprio a CosmoBike Mobility ha ricevuto un nuovo riconoscimento, dopo il prestigioso premio Esri ottenuto negli States: Bikenomist lo ha infatti indicato come “Miglior progetto ciclabile 2015” perché “ha introdotto un nuovo pradigma, quello del cicloturismo urbano”. L’anello ciclabile che ha ottenuto l’endorsement del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e del sindaco della Capitale Ignazio Marino, però, non ha ottenuto il placet dell’assessore capitolino alla Mobilità Stefano Esposito e ora – con i cantieri ormai in apertura – bisognerà decidere come procedere. Un primo banco di prova in vista del Giubileo della Misericordia: un’infrastruttura a vocazione cicloturistica nel verde di Roma, un itinerario ciclabile unico al mondo pedalando nella Storia e che guarda al futuro.

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