CosmoBike 2015: la sostenibile leggerezza del monocorona

15 Settembre 2015

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Correva l’anno del Signore 1949. Alla Fiera di Milano Tullio Campagnolo esponeva il cambio Gran Sport, formato da un deragliatore posteriore con bilanciere e schema di lavoro a parallelogramma e uno all’anteriore, con delle lame parallele che guidavano la catena tra due diverse corone montate sulla guarnitura. Per la prima volta al ciclista veniva data la possibilità di variare il rapporto di pedalata anche all’anteriore, aumentando la gamma di sviluppi metrici selezionabili. Da allora il “cambio davanti” non ha mai smesso di crescere e di perfezionarsi, con la creazione della guarnitura compact per le bici da corsa e la presentazione della tripla, appannaggio da sempre di mtb, bici da viaggio e city bike.

Un trend già avvertito a Eurobike che ha trovato conferma a Verona

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Da qualche anno, però, la presenza del deragliatore anteriore viene sempre più messa in discussione: sulle mtb, per fare un esempio, la tripla è praticamente sparita, relegata alle entry level, rimpiazzata dalla doppia. Ma anche questa soluzione, con due corone anteriori, sembra destinata a semplificarsi, con l’introduzione sempre più massiccia del monocorona, affiancata dall’aumento del numero di pignoni posteriori. Si tratta di una soluzione vantaggiosa oppure di un’altra mossa di marketing?

Girando per gli stand della Fiera Cosmobike Show, che si è tenuta a Verona dall’11 al 14 di settembre, mi è subito saltata all’occhio l’enorme quantità di biciclette proposte con una trasmissione monocorona. Non solo mtb da enduro o DH – dove la necessità di un deragliatore anteriore non è mai stata forte – ma anche su mezzi pensati per il cross-country e addirittura bici da cicloturismo.

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Di certo le case produttrici non sono rimaste a guardare: Shimano ha lanciato il gruppo per mtb XT, completamente rivisitato e proposto in versione 1×11, con monocorona anteriore a 34 o 30 denti, che noi di Bikeitalia.it avevamo testato in anteprima a maggio in quel di Riva del Garda. La casa americana Sram ha messo sul mercato da tempo la sua trasmissione monocorona, sia per l’alta gamma XX1 che per la quella più “nazional-popolare” X1 e anche FSA produce le guarniture singole SL-K e Afterburner. Insomma, il monocorona sembra la scommessa del momento e il trend è già in ascesa.

Da un punto di vista prettamente meccanico il monocorona è sicuramente una soluzione vantaggiosa: il peso complessivo diminuisce, il manubrio risulta più “pulito” data l’assenza del comando, la catena subisce meno le extratensioni dovute a rapporti di pedalata estremi e soprattutto “quello che non c’è non si rompe”, ovvero eliminando il sistema di cambio all’anteriore si rimuove tutta una serie di guasti meccanici e di manutenzioni necessarie.

Ovviamente esiste un rovescio della medaglia che in questo caso è dato dall’aumento del numero di pignoni al posteriore, che costringe quindi anche a rivederne la scanalatura, ovvero il numero di denti progressivo. Shimano propone le cassette con una cadenza ritmata che parte da 11 denti al pignone più piccolo a 40-42 su quello più grande ma c’è già chi, nel silenzio della propria officina, sta smanettando per “elaborare” la cassetta e montare un 44 denti (non sempre con esiti soddisfacenti, tanto che la stessa Shimano sconsiglia questo tipo di “tuning”). L’aumento del numero e del diametro dei pignoni non solo ha significato una revisione dei corpetti ruota libera e della catena, che deve essere più sottile per inserirsi nella luce sempre più esigua tra i pignoni ma comporta anche dei nuovi problemi da affrontare. Come mi ha confermato il capo meccanico di Shimano, una cassetta a 11 velocità stressa notevolmente la ruota e per questo si è dovuto lavorare sia sul mozzo che sulla raggiatura per realizzare dei prodotti che sapessero far fronte alle diverse tensioni dinamiche.

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Poi c’è la questione del pignone più piccolo, che viene proposto a 11, 10 o addirittura (non tutti lo fanno, poiché teoricamente un pignone a 11 denti è il più piccolo che si possa montare su un corpetto ruota libera) 9 denti. Questo significa un contatto più continuo tra dente e catena e quindi un’usura più veloce dei pignoni di minor diametro. Si sta cercando di risolvere rendendo più tenace il rivestimento esterno del pignone, con trattamenti termici come la cementazione o la nitrurazione, oppure cambiando completamente materiale di fabbricazione. Aggiungiamo poi l’eventuale montaggio di un guidacatena, che eviti la caduta accidentale della catena per via dei sobbalzi, cosa che nelle trasmissioni a più corone viene gestita dal deragliatore anteriori. Quindi, se da un lato è vero che “less is better”, dall’altro non basta eliminare una o due corone per ottenere qualcosa di valido.

E sul lato della guidabilità? Sicuramente avere un solo deragliatore che si sposta tra i vari pignoni rende più immediata la selezione del rapporto, consentendo rilanci in pedalata più decisi e di passare con maggiore fluidità anche nei tratti tecnici. Questa caratteristica è molto evidente e l’avevamo già notata durante la prova dell’XT, anche se ci vuole qualche minuto per rendersi conto che non c’è il comando del deragliatore anteriore sul manubrio e dunque smettere di muovere a vuoto il pollice. Il problema può essere creato dall’ “effetto frullino”, ovvero un rapporto di pedalata troppo agile che costringe a pedalare velocemente, con un consumo enorme di energie a dispetto di un avanzamento molto lento. Questa situazione solitamente può essere risolta con una gestione più saggia dei pignoni ma a monte vi sono le scelte dei numeri di denti di corona e cassetta, che influenzano notevolmente lo sviluppo metrico utilizzabile.

Per questo rimango ancora un po’ scettico quando vedo delle trasmissioni 1×11 con corona anteriore da 30 denti su bici da cicloturismo che magari devono macinare chilometri e chilometri di “piattone”. Bisognerà capire prima che tipo di viaggio e che dislivelli si dovranno affrontare e poi determinare quale soluzione sia la migliore e per questo ci vorrà tempo e personale qualificato che sappia supportare nella scelta.

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Eppure il monocorona sta ottenendo sempre più estimatori, anche al di fuori dall’ambito “corsaiolo” dove un grammo perso è un secondo guadagnato, e questo forse è sintomo del fatto che la leggerezza e la semplicità di questa tecnologia siano davvero sostenibili anche in ambiti di ciclismo “di piacere”: dove non conta pedalare tanto, ma pedalare bene.

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