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Quando chiude uno spazio-a-pedali

News, Rubriche e opinioni • di 21 Settembre 2015

La notizia è arrivata all’improvviso e proprio all’inizio della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile: “La Stazione delle Biciclette” di Padova ha chiuso, il Comune non ha rinnovato la convenzione che dava in uso gli spazi per svolgere l’attività di recupero e riuso di pezzi di bici da riparare e rottami da rigenerare. Il messaggio scritto col pennarello è appeso alla saracinesca abbassata in via Eremitano, ma la comunicazione campeggia anche sulla bacheca della pagina Facebook e così viaggia veloce sul web e in poche ore viene condivisa in tutta Italia. Che cosa accade quando chiude uno spazio-a-pedali? Le persone si mobilitano per farlo riaprire.

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L’accorato appello di Claudio, Oliviero, Matteo, Massimo e Abdelkader – i soci della cooperativa ReFuture e de La Mente Comune, che hanno dato vita al progetto – si rivolgono direttamente a quanti li hanno conosciuti e sono passati di lì, per aggiustare una camera d’aria o comprare una bici rigenerata a basso prezzo: “Cari amici, sostenitori e ciclisti…”, questo l’incipit per annunciare la triste notizia corredata dall’immagine di un portone sbarrato.

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“L’amministrazione – scrivono – non ha rinnovato la convenzione che ci dava in uso gli spazi di via Eremitano, per cui La Stazione delle Biciclette di Padova chiude! Purtroppo non abbiamo avuto nessun preavviso, quindi perdonateci se ve lo comunichiamo così, senza riti, rituali o celebrazioni degne di questi anni passati a trasformare zucche in carrozze. Ci scusiamo per tutte le riparazioni che non effettueremo e per i clienti che non abbiamo avuto il tempo di salutare. Da domani i rottami resteranno rottami e la città sarà un po’ meno sociale e sostenibile. Voi però continuate a pedalare!”.

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E la risposta non si è fatta attendere: sui social il tam-tam della notizia della chiusura ha fatto il giro delle bacheche degli amici, dei sostenitori e dei ciclisti e La Stazione delle Biciclette di Padova ha ricevuto messaggi di solidarietà da tutta Italia, con offerte di aiuto e pacche sulle spalle “virtuali”. Le cronache cittadine si sono occupate del caso e – come riporta il Mattino di Padova – l’assessore Stefano Grigoletto, responsabile sui temi del Patrimonio e della Mobilità, ha fatto sapere che “la chiusura è dovuta soltanto a problemi burocratici” e che, quindi, la bottega sarà riaperta non appena sarà rinnovata la convenzione.

Una buona notizia che però non cancella quello che è successo: “dimenticarsi” di uno spazio-a-pedali e farlo chiudere proprio nella Settimana Europea della Mobilità Sostenibile denota, quantomeno, una certa disattenzione per le tematiche legate alla ciclabilità urbana, al recupero e al riuso. E non depone bene per il futuro della mobilità nuova in città. Una cosa che sicuramente non sarebbe successa se questo servizio – che riutilizza componenti e rottami recuperati sul territorio comunale contribuendo anche al decoro urbano – fosse stato più presente negli atti e nei pensieri dell’amministrazione comunale anziché essere relegato nel dimenticatoio.

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Nell’era dell’obsolescenza programmata delle macchine e del consumismo sfrenato del “si-è-rotto-lo-butto”, la meccanica essenziale della bicicletta va in controtendenza: rottami recuperati e componenti arrugginiti possono tornare a nuova vita grazie al lavoro di chi si sporca le mani. Come fino al 16 settembre scorso si faceva presso La Stazione delle Biciclette di Padova: un luogo che spero possa riaprire presto e che mi farà piacere andare a visitare quando mi troverò a passare in bici da quelle parti. Chi pedala non è mai solo.

AGGIORNAMENTO: dopo la chiusura forzata è superata l’impasse burocratica che l’aveva costretta ad abbassare la saracinesca e dal 12 ottobre 2015 “La Stazione delle Biciclette” di Padova ha riaperto i battenti. Continua la sua opera quotidiana di riparazione, riciclo e recupero di vecchie bici malmesse che, una volta rimesse a posto, tornano a nuova vita. Buona strada!





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