L’importanza di sistemare ciò che non funziona

22 Ottobre 2015

meccanico di bici a Cuba

Meccanico di bici a Cuba


Avevo 19 anni, ero un neodiplomato in meccanica ed era il mio primo giorno di lavoro. Alle 8:00 trovai il mio titolare seduto alla scrivania in officina, intento a smontare degli ingranaggi chissà da che ora del mattino. Sbuffava il fumo delle sue Gauloises mentre con le dita sporche di nero si aggiustava gli occhiali sul naso. Sollevò lo sguardo, mi sorrise e riprese ad armeggiare con le spine coniche. Poi mi disse: “Omar, damatrà (dammi retta,ndr) e ricordati che quello che non funziona si sistema, sempre. Di cambiare un pezzo son capaci tutti ma è nel risolvere i problemi che si capisce chi sa lavorare davvero. T’è capì?”. Fu il primo insegnamento di una lunga serie.
Bike Shop in Turchia

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Qualche settimana fa a Padova, per un problema burocratico, ha dovuto chiudere i battenti “la Stazione delle Biciclette” e si è trattato di una chiusura importante per tutta la città. Perché? Qual era il lavoro dei ragazzi all’interno di quell’officina? Semplice: recuperare vecchi catorci abbandonati in giro per Padova, rimetterli a nuovo e proporli al pubblico. Era un’opera fondamentale: sistemare ciò che non funziona più. Nel mondo della bicicletta si sta vivendo un periodo di consumismo sfrenato: da una parte l’imperante filosofia del “non funziona-lo butto”, dall’altra la continua uscita di nuovi standard e tecnologie che soppiantano quelle vecchie e trasformano di colpo bici performanti in “cancelli”, costringendo gli utenti a comprare nuovi prodotti per rimanere al passo, come se d’improvviso due ruote e due pedali non bastassero più per fare ciò che si faceva fino al giorno prima. È una corsa continua al nuovo, all’ultimo modello, per avere l’ultimo ritrovato, forse senza nemmeno essere certi di averne bisogno per davvero. Premesso che nella vita ognuno i suoi soldi li spende come vuole e che, come diceva una persona più saggia di me, “la mia libertà finisce dove inizia la tua”, il modello attuale è davvero sostenibile?

Service center per bicicletta in Ghana

Service center per bicicletta in Ghana

Fare manutenzione su una bicicletta significa in sostanza anticipare i problemi prima che si manifestino, facendo opera di prevenzione. Regolare il cambio, pulire la trasmissione e lubrificare la catena sono operazioni di manutenzione ordinaria che consentono di far lavorare i meccanismi al meglio, allungandone la vita utile e soprattutto aumentando il divertimento. Usare una bici che funziona piace a tutti e sono sicuro che nessuno sia felice di pedalare con la catena che salta continuamente giù dalla corona più grande. Regolare la bicicletta permette di avere più fiducia anche nella propria guida, perché sapere di avere tra le gambe un mezzo funzionale, consentirà di chiedere di più e di osare in tutta sicurezza, amplificando l’esperienza stessa. Quando si effettua il service prima di una marathon in mtb, per esempio, per prima cosa si dovrebbe parlare con il biker, chiedergli se ha studiato il percorso, che tempo farà, quale terreno affronterà e con che dislivelli e soprattutto cosa si aspetta da quell’esperienza. Solo dopo questa chiacchierata si potrà procedere a regolare le sospensioni e a controllare freni e cambi, perché la bici deve essere regolata in base alle necessità personali e mai al contrario. Questa è, sempre e comunque, manutenzione.

Officina autorizzata in Ecuador

Officina autorizzata in Ecuador

Purtroppo una delle convinzioni più diffuse nel mondo della bicicletta è “finché non si rompe io non tocco niente”. Sulle prime può sembrare una strategia vincente ma non lo è mai. Per prima cosa quando un componente si rompe non c’è altra soluzione che sostituirlo (con i costi e i tempi d’attesa necessari) e in seconda battuta dare un’occhiata regolarmente alla bicicletta ne allunga la vita e aumenta la sicurezza. Controllare in anticipo l’usura di una catena consentirà di evitare di dover cambiare anche corone, cassetta e pulegge del deragliatore, con un risparmio di denaro non indifferente. Effettuare in autonomia o affidarsi a un service center autorizzato per la pulizia delle sospensioni e il relativo cambio olio eviterà un’usura precoce e permetterà di girare con un componente sempre al massimo, evitando gli “sboccolamenti” e la rigatura degli steli. Se un deragliatore non lavora bene, non lo si butta nella pattumiera, lo si smonta, si apre e si cerca di capire quello che non va, per poi pulirlo e rimontarlo ben lubrificato. Ecco perché è importante spendere del tempo per “smanettare” sulla bicicletta, poiché è parte integrante dell’esperienza del ciclismo, a qualunque livello lo viviate. Se avete voglia, potete apprendere le tecniche in autonomia, spulciando nei nostri articoli oppure utilizzando il Manuale del quale abbiamo curato la revisione tecnica. Se invece non avete tempo o non vi sentite predisposti, affidatevi a un professionista competente. L’Italia è piena di persone che hanno passato la vita nelle officine e che sanno essere riferimenti tecnici. Sono quel tipo di meccanici che conoscono il lavoro e che quando s’incontrano, non andrebbero più lasciati.

Tecnico in posa davanti al suo negozio, Indonesia

Tecnico in posa davanti al suo negozio, Indonesia

Fortunatamente dal 12 ottobre 2015, superata l’impasse burocratica, l’officina di Padova ha potuto riaprire e continuare la sua opera quotidiana di manutenzione. Mi auguro che in Italia sorgano una, cento, mille “Stazioni delle biciclette” come quella di Padova, dove persone competenti e volenterose rimettano a nuovo vecchi ‘cancelli’, grattando via la ruggine, sciogliendo chili di grasso incrostato sbuffando su viti spanate e raggi spezzati. Sistemare ciò che non funziona è un approccio vincente, che può partire dalla bicicletta ed essere applicato più in grande alla propria vita, alla comunità in cui si vive e al nostro disgraziato Paese, per renderlo migliore di quel che è.

Perché è importante diffondere la cultura della manutenzione, del prendersi cura di un mezzo talmente semplice, delicato ma infinitamente complesso che è la bicicletta. Noi ci stiamo provando.

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