I migranti siriani in bici al confine tra Russia e Norvegia

26 Ottobre 2015

Mentre l’attenzione dei media di tutto il mondo è concentrata sui flussi migratori che dalla Siria giungono in Europa meridionale attraverso il Mediterraneo, un numero minore ma non indifferente di siriani sta scegliendo una via di fuga alternativa, e la bicicletta sta giocando un ruolo fondamentale.

Come hanno riferito la scorsa settimana Reuters e il New York Times, e similmente a quanto accaduto qualche mese fa al confine tra Grecia e Macedonia, centinaia di migranti siriani stanno optando per entrare in Europa in bicicletta dal confine russo-norvegese, sia perché è il mezzo più agevole per farlo, sia in virtù del presunto “permissivismo” della Russia dopo che i rapporti con la Siria si sono stretti ulteriormente in seguito ai bombardamenti sovietici contro gli oppositori di Assad.

In realtà, come ha scritto il reporter del NY Times Andrew Higgins l’accoglienza riservata ai siriani alla frontiera russa è tutt’altro che amichevole, ma da qualche via si dovrà pur passare e sono sempre di più i siriani che la stanno percorrendo giudicandola tra le più sicure.
Un altro fattore che rende questo passaggio appetibile per i migranti è che la Norvegia, rientrando tra i paesi dell’area Schengen, consente l’attraversamento dei confini da un altro stato UE senza passaporto. La Finlandia e gli Stati Baltici, invece, sebbene rientrino anch’essi nell’area Schengen, consentono l’ingresso dalla Russia soltanto tramite visto o un permesso speciale. La località norvegese di confine, Storskog, resta quindi la via più facilmente accessibile per i siriani per arrivare in Europa dalla Russia.

bici abbandonate dai migranti al confine russo-norvegese - credits Mauricio Lima | New York Times

bici abbandonate dai migranti al confine russo-norvegese – credits Mauricio Lima | New York Times

Stando alle testimonianze di alcuni reporter, di fatto questo tragitto non è poi molto più lungo e costoso di quello più battuto attraverso il Mediterraneo e la Grecia. Certo, non è una passeggiata. La prima tappa prevede l’arrivo a Beirut, in Libano, da qui un volo per Mosca e ancora un altro volo, o in treno, fino a Murmansk, una località portuale sul mare Artico da cui raggiungere Nikel, poco prima del confine, a bordo di alcuni minibus. È qui che le biciclette entrano in gioco, acquistate in quest’ultima località e dirette ora in Norvegia, oppure trasportate a bordo di taxi e bus e utilizzate solamente per l’ultimo tratto di confine, per poche centinaia di metri.

Una volta in Norvegia molte di queste biciclette, spesso nuove di zecca, vengono abbandonate o confiscate dalla polizia norvegese poiché, per legge, devono avere due freni mentre la maggior parte delle biciclette russe a basso costo ne montano uno solo.

I dati sul numero di migranti che ha fatto ingresso in Europa con questo escamotage sono contrastanti. Reuters parla di 170 a tutto il 2015, citando fonti della polizia norvegese, mentre secondo il New York Times sarebbero oltre 600, di cui 420 solo nel mese di settembre. Nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’inverno è previsto un calo dei flussi migratori lungo la rotta nord a causa dell’abbassamento delle temperature, ma la questione siriana non sembra destinata a risolversi a breve e la rotta nord potrebbe tornare a vedere il passaggio di nuovi migranti già dalla prossima primavera.

La rotta “artica” dei migranti siriani che attraversano in bicicletta il confine tra la Russia e la Norvegia viene illustrata in questo servizio di Euronews:

Fonte | Bicycling

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