Mtb: arriva lo stem flottante

20 Novembre 2015

La biomeccanica è una scienza di confine tra meccanica, medicina e fisica, che studia il comportamento del corpo umano sulla bicicletta, cercando di trovare una quadra tra aerodinamicità, potenza e salvaguardia delle articolazioni. Tutto questo è reso possibile da aggiustamenti millimetrici delle tacchette, dell’altezza di sella e delle distanza tra quest’ultima e il manubrio. Studi biomeccanici realizzati da medici sportivi di fama internazionale come Pruitt negli Usa, Haushalter in Francia e Zani in Italia hanno dimostrato come la performance e la distribuzione dei carichi sulla bicicletta siano correlati alla lunghezza e all’inclinazione dell’attacco manubrio, che consente al ciclista di allungarsi sul tubo orizzontale.

Ma c’è una disciplina che mette a dura prova le teorie biomeccaniche applicate al ciclismo: la mountain bike. Molto spesso l’efficienza di pedalata fuori strada non è un fattore dovuto ad angolazioni di sterzo bensì alla semplice capacità tecnica del biker (il cosiddetto “manico”), che è in grado di modificare la sua posizione in sella a seconda della pendenza e del tipo di terreno incontrato. Aggiungiamoci inoltre che la distribuzione dei carichi varia molto sulla base del percorso, poiché per pedalare in salita, in discesa o in piano, sono necessarie tre impostazioni diverse di guida.
Stem_1

Ecco che, per colmare questo gap tra capacità tecnica e biomeccanica, è arrivato un prodotto della 3F Stech, uno stem flottante denominato AIM, che modifica il passo tra sella e manubrio in lunghezza e in altezza a seconda delle esigenze del momento.

Sono tre le posizioni che lo stem può raggiungere: 55mm di lunghezza per il downhill (dove più lo stem è corto e più reattiva è la ruota anteriore, quella che fa stare in piedi il biker), 95mm per pedalare in pianura e 120mm per affrontare le salite ripide, in modo da mantenere a terra la ruota anteriore e distribuire i carichi a seconda della diversa incidenza della forza di gravità. Al variare della lunghezza cambia anche l’angolo dello stem.
Stem_2

Lo stem si fissa al tubo forcella come un qualunque attacco manubrio ma è dotato di due guide scanalate sulle quali corre il supporto del manubrio, che quindi può avanzare o arretrare a seconda delle esigenze, senza però prendere angolature strane. Si comanda con un cavo da remoto (proprio come un reggisella telescopico), che libera il collarino del manubrio e consente di spostarlo nelle tre posizioni definite, poiché l’attacco stesso è dotato di spinotti che vanno a inserirsi nei fori di riscontro dello stem. Una volta bloccato il comando remoto, il manubrio rimane in posizione.

Funziona? L’idea alla base ha un suo perché e una struttura logica ineccepibile, ovvero trasportare i principi della biomeccanica su strada anche al vario e poco prevedibile universo delle ruote grasse.
Il problema è sempre lo stesso: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Per questo non possiamo ancora esprimerci ma presto lo scopriremo e potremo dire se l’azienda catalana è una vera rivoluzionaria nel mondo della bicicletta o se il suo stem finirà nelle top ten dei prodotti più strani (e inutili).

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