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Ciclovia dell’Acquedotto: un patrimonio da valorizzare

News • di 14 Gennaio 2016

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Un’opera proiettata al futuro ma che recupera e valorizza il passato: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, infrastruttura dal grande appel turistico – da Caposele a Santa Maria di Leuca – dal 19 dicembre scorso è priorità nazionale, presente nella Legge di Stabilità 2016 nel provvedimento espressamente rivolto ai percorsi ciclabili e alle ciclovie, finanziato con specifiche risorse nazionali. Sabato 16 gennaio a San Cesario di Lecce si parlerà proprio del valore dell’opera nel corso dell’incontro promosso dall’Associazione italiana per il Patrimonio archeologico industriale, ospitato nelle Distillerie De Giorgi con inizio alle ore 17.

Aprirà i lavori il sindaco di San Cesario Andrea Romano e il convegno proseguirà con gli interventi del deputato Salvatore Capone, di Cosimo Chiffi (Coordinamento dal basso per la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese), di Vito Palumbo (responsabile Comunicazione esterna Aqp), dell’architetto Antonio Monte (Ibam-Cnr, coordinatore della sezione regionale dell’Aipai); concluderà i lavori il deputato Paolo Gandolfi, consulente per la ciclabilità del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Con i suoi 500 chilometri di percorso che attraversa tre regioni del Sud – Puglia-Basilicata-Campania – lungo il tracciato dell’Acquedotto pugliese, il progetto della Ciclovia coniuga bellezza paesaggistica, mobilità lenta, turismo sostenibile, recupero e valorizzazione di un’infrastruttura già esistente che testimonia quanto sia ricco e attrattivo il patrimonio di archeologia industriale in Puglia e in altre regioni meridionali. Un “itinerario narrativo” unico nel suo genere che unisce e collega alcuni dei luoghi più affascinanti e ancora poco valorizzati dello Stivale: Alta Irpina, Vulture Melfese, Alta Murgia, Valle d’Itria, Arneo ed entroterra del Salento.

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Tantissime le tracce da seguire e di cui fare esperienza, e che oggi possono essere riconosciute e individuate come altrettanti esempi di archeologia industriale e di paesaggio: gli impianti di captazione presso le sorgenti, i tantissimi ponti canale, opere che oltre alle tante gallerie servirono a superare tratti vallivi e corsi d’acqua per far viaggiare la condotta “a pelo libero”, in leggera pendenza costante per sfruttare la gravità e, già allora, consumare meno energia possibile, gli impianti di sollevamento, gli edifici storici di acquedotto, gli impianti di potabilizzazione, i serbatoi pensili, le case cantoniere e le centrali idroelettriche (tra cui la centrale Battaglia che sfrutta l’ultimo salto dell’acqua a Villa Castelli).





Una risposta a Ciclovia dell’Acquedotto: un patrimonio da valorizzare

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