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La bici non va in pensione: anziani autonomi grazie alle due ruote

News • di 26 Gennaio 2016

di Giuliana Fornaciari

La bicicletta è accessibile a tanti fino in tarda età, pedalare è un’attività fisica a basso impatto (seconda solo al nuoto). Non è possibile indicare un’età media in cui si debba appoggiare definitivamente il sellino al muro, lo dimostrano i molti anziani che pedalano quotidianamente per spostarsi, soprattutto quelli che hanno la fortuna di vivere in alcune città di pianura: la verità è che in questi contesti è più facile e veloce pedalare che camminare.

Tuttavia vorrei riflettere sul momento in cui l’età comincia ad essere un problema e cioè quando il rapporto con la bicicletta va rinegoziato, pur restando autonomi e indipendenti anche grazie alle due ruote.

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Lo scrittore Cesare Zavattini con un verso della poesia “7 Luglio” sintetizza il problema dei propri limiti fisici e della rappresentazione sociale di se stessi: “Da noi si è vecchi solo il giorno che non si può alzare la gamba sopra il sellino”.

Zavattini si riferiva al gesto di inforcare le cosiddette “bici da uomo” il cui tipo di telaio, impone di superare l’asta orizzontale alzando la gamba tesa. Dava voce ad un cruccio tutto maschile, socialmente imposto da una certa idea di prestanza fisica, cruccio che non ha mai gravato sulle donne anziane, sull’idea di se stesse e sulla propria identità. Oggi tra i nonni vanno a ruba le bici “da donna” più facili da inforcare. Su questo tipo di bici capita di vedere creature dalla pedalata lentissima, probabilmente con qualche difficoltà a flettersi per allacciarsi le scarpe, ma che si spostano in sella alla bici, per coprire distanze, anche molto, molto brevi, pur di non affaticarsi a piedi.

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Bici: mezzo di trasporto e “ausilio alla deambulazione”

“Qual è l’animale che quand’è mattina avanza con tre ruote, a mezzodì procede con due e quand’è sera cammina con due gambe e due ruote?”
Parafrasando l’indovinello più famoso dell’antichità, oggi Edipo risponderebbe alla Sfinge: “L’uomo/ciclista che vive in pianura, che da giovane pedala sul triciclo, durante l’età matura sulla bici e da vecchio continua a pedalare, ma ogni tanto ha bisogno di scendere dalla bicicletta e procedere appoggiandosi ad essa”. Proprio così, i più non sanno che la bicicletta, non è solo un mezzo di trasporto, ma è “silenziosamente” utilizzata anche come “ausilio alla deambulazione”, cioè in alternativa al sostegno del bastone.

Le intuizioni di Zavattini e Nori

Questa modalità d’uso della bici ha lasciato tracce anche in letteratura:
“Avevo letto che Zavattini diceva che nel suo paese a Luzzara, la gente, anche quando va a piedi, si portava dietro la bicicletta come i cani, e avevo pensato che Bologna, doveva essere stata così, un posto dove le bici erano come cani”. Così cita e riflette Paolo Nori nel suo libro “A Bologna le bici erano come i cani”. Una bella sintesi per raccontare la simbiosi tra uomo e bici, in Emilia.

Ma spieghiamola meglio questa simbiosi, perché mai portare con se un mezzo di trasporto che non si ha intenzione di usare? Più di un motivo per farlo, qualcuno strettamente logistico, qualcuno più romantico, tutti antropologicamente degni di curiosità. Uno di questi motivi, per gli anziani più fragili, consiste sicuramente nella possibilità di appoggiarsi al manubrio della bici come ad un “bastone dinamico” e in questo modo, procedere camminando a fianco della bici.

E ancora Paolo Nori ricorda in un’intervista: “…e io, che sono di Parma, mi sono ricordato che a Parma, quarant’anni fa, era la stessa cosa: tutti i funerali che ho visto con dei signori in processione con la bici a mano…”
E, infine, una conversazione da me raccolta nella bottega di un meccanico di biciclette e che riporto a memoria:

Meccanico: “Mi scusi, le devo parlare. Deve sapere che suo padre quotidianamente passa qui in bottega e lamenta sempre qualche difetto della bici: allora io do un’occhiata, ma la bicicletta non ha mai nulla. E le devo dire anche che mi capita spesso di incrociarlo, suo padre, e lo vedo sempre portare a mano la bici… non lo vedo più pedalare”.
A: “Sì lo so, l’ho osservato: si appoggia alla bici per camminare. Evidentemente non se la sente più di pedalare, ma preferisce dare la colpa alla bicicletta anziché all’età… le chiederei la cortesia di assecondare mio padre: finga di intervenire sulla bici”.

ANZIANI_BICI_NINO_EVOLAChe la bici sia anche un ausilio “segreto” alla deambulazione non è affatto cosa banale, se ci mettiamo nei panni di chi deve pianificare/riqualificare la città, occuparsi di politiche sulla mobilità, o per chi deve pensare a politiche per gli anziani.

L’antropologo Marc Augé ci fa notare che rispetto all’onnipotente automobile, la bicicletta ci mette di fronte ai nostri limiti fisici (“non si va in bicicletta nello stesso modo a 15 e a 60 anni”), ma la bicicletta lo fa in modo meno spietato, rispetto alla fragilità delle nostre gambe. Tutto sommato la bici può servire anche a dissimulare discretamente la vecchiaia, almeno per un po’ di tempo: psicologicamente è più facile continuare ad utilizzarla, come d’abitudine, reggendosi ad essa, anziché accettare un dispositivo medico per sostenersi. In questo modo si offre al contesto sociale un immagine di se stessi di persona ancora autonoma.

ANZIANI_IN_BICI

Abitudine all’uso della bicicletta: un capitale per affrontare la vecchiaia

Ovviamente non ci si improvvisa ciclisti in tarda età, né tanto meno in un contesto urbano ostile, si rimane a lungo ciclisti se si è acquisita dimestichezza con il mezzo, entro l’età in cui ci si sente sicuri della propria agilità, forza e soprattutto senso dell’equilibrio. Senza questo “patrimonio” che ci garantisce autonomia e libertà di movimento, per muoverci nello spazio urbano, non ci restano che i mezzi motorizzati per sopperire ai nostri limiti. Quindi dobbiamo sapere fin da ora che, quando avremo i capelli bianchi, l’auto sarà sicuramente un mezzo preziosissimo per portarci a destinazione, ma una volta, aperta la portiera e scesi dalla vettura ci si ripresenteranno tutte le nostre incertezze e difficoltà di movimento. La doppia valenza della bici, mezzo di trasporto e “dispositivo medico”, la rende ancora una volta un mezzo molto più efficiente dell’auto.

Dove pedalano gli anziani?

La Pianura Padana potrebbe essere il massimo per bici e anziani, se si attuassero diffusamente politiche di sicurezza stradale. A Milano gli anziani in bicicletta sono rarissimi (come tutte le utenze più vulnerabili di fatto estromesse dalla trafficatissima città meneghina), mentre a Bologna e a Torino sono decisamente di più; ma è solo nei centri di medie e piccole dimensioni di Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto che le persone anziane si servono diffusamente della bicicletta. Cioè solo dove le automobili non hanno prevalso totalmente su tutti gli altri utenti della strada.

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A Reggio Emilia è frequente vedere uomini, anziani e non, sostare sulla piazza principale e discutere a lungo, fermi raggruppati in numerosi crocchi di bici e persone. Ebbene questa piazza non ha una sola panchina, eppure è sempre stata l’Agorà, il salotto della città, grazie ai numerosi sellini su cui ci si siede e manubri su cui ci si appoggia riuniti in chiacchiere. Chi ha sperimentato questo tipo di “felicità urbana”, tenderà a rimandare l’ausilio esclusivo dell’automobile, e l’atto di abbandonare le due ruote, magari passando alla bici elettrica o alle biciclette con tre ruote (quelle con il portapacchi gigante che non richiedono un perfetto senso dell’equilibrio).







Una risposta a La bici non va in pensione: anziani autonomi grazie alle due ruote

  1. Michele ha detto:

    condivido appieno :-)
    piu’ bici in ogni luogo più bici ad ogni età
    meno ladri (utopia)
    piu’ aree bici protette o da usare con card .

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