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Sulla buona strada: facciamo luce sulla visibilità dei ciclisti?

News, Rubriche e opinioni • di 6 Aprile 2016

lightlinebike
La campagna per la sicurezza stradale promossa dal Ministero dei Trasporti “Sulla buona strada” continua a far discutere. Il 24 marzo scorso Jacopo Michi, socio Fiab e avvocato fiorentino, ha scritto alla Direzione Generale per la Sicurezza Stradale del dicastero di Porta Pia per chiedere che il Mit faccia luce sui dati che riguardano gli incidenti in cui sono stati coinvolti ciclisti a causa della loro scarsa visibilità, dato che uno degli spot della campagna è incentrato proprio su questo aspetto. Un tema che avevamo già sollevato su Bikeitalia. Al momento la missiva, inviata come Pec, non ha ancora ricevuto risposta dai tecnici del Ministero. Ecco il suo contenuto:

Devo innanzitutto manifestare il mio apprezzamento per la Campagna sulla Buona Strada appena lanciata dal Ministero ed “affidata alla Società TBWA S.p.A.”, che ci legge per conoscenza.
Da profano, debbo dire che i video mi paiono “di sicuro impatto”, i testi delle schede risultano leggibili ed il claim è chiaro.
Pertanto, auspico (ma non ho dubbi in proposito) che la campagna possa contribuire a migliorare la cultura della sicurezza stradale nel nostro Paese.

Ciò detto, sono a formulare una richiesta di chiarimenti in relazione ad uno specifico tema.

Infatti, al punto n. 3, rubricato “Sicurezza dei ciclisti”, della campagna in questione, nella Scheda presente sul sito dello Spett.le Ministero ( http://www.mit.gov.it/sites/default/files/media/notizia/2016-03/scheda-visibilita-ciclisti.pdf ) si legge che:

“Nel 2014 i ciclisti morti in incidenti stradali sono stati 273 e 16.994 sono stati feriti. La visibilità del ciclista, così come quella dei pedoni, rappresenta spesso un elemento determinante nella genesi dell’incidente”.
Leggo poi che “l’adozione degli indumenti ad alta visibilità può determinare una riduzione del numero di incidenti con coinvolti ciclisti stimata nel 10%”.

Al di là delle considerazioni meramente lessicali (è la “scarsa visibilità” che può essere genesi di un incidente e non la “visibilità”…), sono a chiedere sulla base di quali dati si arriva ad affermare che la “la visibilità” rappresenti SPESSO un elemento determinante nella causazione di sinistri.
E sono altresì a richiedere sulla base di quali dati si afferma che, con l’adozione di indumenti ad alta visibilità (da parte dei ciclisti evidentemente), si avrebbe una diminuzione degli incidenti pari al 10%.

Occupandomi professionalmente di sicurezza stradale, principalmente nell’ambito della tutela delle utenze deboli (in special modo dei ciclisti), sarebbe per me particolarmente importante esaminare i dati in questione.

Certo di un cortese riscontro, porgo i miei migliori saluti.

Jacopo Michi






6 Risposte a Sulla buona strada: facciamo luce sulla visibilità dei ciclisti?

  1. Gianni ha detto:

    In effetti l’episodio narrato dallo spot sembrerebbe rappresentare il caso di un incidente su una strada di campagna di notte, visto che si parla di “natura” e “casa in campagna”. Siccome la maggior parte degli incidenti auto-bici avvengono di giorno e inoltre secondo la Regione Lombardia il 90% degli incidenti auto-bici avvengono in città (e quindi, nella piccola percentuale di incidenti notturni, in situazioni di generalmente abbondante illuminazione pubblica), il problema della visibilità notturna dei ciclisti dovrebbe riguardare una piccolissima percentuale di incidenti. Qui il link ai documenti relativi della Regione Lombardia http://www.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=Regione%2FDetail&cid=1213729649541&p=1194454760265&packedargs=locale%3D1194453881584&pagename=RGNWrapper

    • akko69 ha detto:

      sì però le auto hanno le luci, sempre accese tra l’altro…
      evidentemente chi guida non guarda!

      • Gianni ha detto:

        Problemi: uso cellulari alla guida oltre ad
        alcool e droghe… Rimedi: segno della croce. (o pena di morte per i trasgressori…) Immpossibile quindi. Pertanto confidare nella buona stella ogni volta, perche’ potremmo pure indossare la corazza luninosa e acustica…ma… il prodotto non cambiera’.

  2. Nicola ha detto:

    Purtroppo l’equazione “poca luce = campagna” vale tanto quanto la serietà dei nostri politici.
    Molti comuni, in Toscana più del dovuto sicuramente, di notte spengono le luci delle strade meno trafficate (o meglio, vanno a settori), per “risparmiare sui costi”, a onor del vero non è una consuetudine, ci sono mesi in cui capita più sere a settimana ed altri in cui quasi ci si dimentica di questo fatto. Se in tutto ciò consideriamo che in inverno alle 17 è notte… beh, sono sicuro che più di un ciclista si ritrovi a viaggiare in condizioni di scarsa visibilità.
    A tutto ciò si deve sommare che i fari delle auto funzionano, indubbiamente, ma non hanno una potenza tale da incendiare le foreste e quindi il fascio copre una certa distanza ad una certa altezza, indubbiamente se incontra qualche elemento riflettente non fa male a nessuno…
    Tanto da ciclista che da automobilista mi ritrovo spesso di fronte ad irresponsabili che viaggiano al buio senza nulla che possa aiutare gli altri utilizzatori della strada (perché anche di questo si parla) a notarli.
    Inutile che molti si rivoltino dicendo che sono gli automobilisti a dover fare più attenzione, anche a 50 km/h, di notte, un ciclista/pedone che fa di tutto per non farsi notare beh… non viene notato ed è un volo compiere il disastro. A ciò si deve sommare che molti automobilisti non vanno a 50 e quindi dovrebbe essere anche spirito di autoconservazione degli altri utenti rendersi visibili, io l’ho fatto e vivo in un quartiere della prima periferia della mia città che ha un lampione ogni 100 metri, quindi la strada che devo percorrere è al buio, senza pista ciclabile, marciapiedi o margini oltre la linea bianca… e su quella strada la gente (auto, moto, scooter, camion, circolari) va allegramente oltre i 70 km/h…
    In moto mi è capitato di schivare all’ultimo secondo un ciclista che viaggiava quasi in mezzo alla carreggiata senza fari, catarifrangenti o qualunque altra cosa potesse evidenziarlo… ci vuole responsabilità da parte di ogni singolo utente della strada, incolpare l’uno e voltarsi di fronte all’irresponsabilità dell’altro non ci farà avere strade più sicure, solo utenti più irresponsabili ed incattiviti.
    Nicola

  3. Andrea Battistin ha detto:

    Prima di tutto rendersi visibili senza se e senza ma. Da ciclista e da automobilista vedere certe situazioni di scarsa visibilità mi terrorizza !

  4. Guido ha detto:

    Il dibattito più è acceso, più si allontana dal vero centro del problema: sono stato 14 giorni in Danimarca e gli automobilisti vanno piano perché sanno che l’auto è un’arma e che verranno perseguiti se non fanno attenzione. Lì i ciclisti (al 95%) non hanno i fari, ma quelle lucette intermittenti senza batterie che funzionano con le calamite e che emettono qualche lampo fioco di luce. Se continueremo a far finta che la soluzione sia la lampada ed il giubbetto, rimarremo complici degli omicidi stradali.

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