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Copenhagen Calling: pronti a partire

Rubriche e opinioni • di 27 Aprile 2016

Copenhagen Calling

Ci sono curiosità che uno nella vita deve necessariamente soddisfare, delle sensazioni che devono essere provate sulla propria pelle in prima persona e che non possono essere lasciate al racconto fatto da altri. Cose come mangiare la vera pizza napoletana a Napoli, vedere dal vivo un concerto dei Rolling Stones, vivere una città che, da 40 anni a questa parte, viene progettata e riprogettata in funzione di una mobilità dolce.

Qualche settimana fa ero all’evento di inaugurazione di BeNordic, la fiera del turismo che ogni anno i paesi scandinavi organizzano in autonomia a Milano e, in questa occasione, il primo a prendere la parola fu l’ambasciatore danese che, dopo i saluti di rito, iniziò subito a vantarsi del fatto che il 44% dei bambini danesi va a scuola in bicicletta, che ogni anno la Danimarca risparmia un milione di giorni di lavoro di malattia grazie al diffuso uso della bicicletta nella popolazione.

Capito? A una fiera del turismo (non dei trasporti), la massima autorità danese in terra italiana, invece di parlare della Sirenetta, del castello di Amleto o del design, si mette a parlare di sostenibilità e dell’uso della bicicletta nel proprio paese.

Mi finisce tra le mani una brochure su Copenhagen. La sfoglio e l’elenco delle 10 buone ragioni per visitare Copenhagen si presenta così:

10 ragioni copenhagen_01

10 ragioni copenhagen_02

Il primo motivo per andare a Copenhagen sono le biciclette, poi l’acqua, poi le persone e solo alla fine per via della cultura e del design.

Chiaro che poi ti viene voglia di andarci, no?

E poi c’è l’aspetto professionale

Sono oltre 4 anni che mi occupo di politiche della ciclabilità; 4 anni in cui mi capita di girare per l’Italia osservando e cercando di capire quello che funziona e quello che non funziona; 4 anni in cui giro per il web alla ricerca delle buone pratiche da raccontare sulle pagine digitali di Bikeitalia.it. 4 anni in cui ho avuto modo di conoscere l’Italia dei cicloattivismi e di confrontarmi con tecnici e pubblici amministratori, di parlare in sale gremite e stanzine semivuote per cercare di portare una visione differente di come potrebbero essere organizzate le nostre città.

Sono 4 anni che mi sento rispondere sempre le stesse cose (anche se ammetto che piano piano le cose stanno cambiando): “Qui da noi non si può fare”, “l’Italia è diversa”, “è una questione di cultura” e l’immancabile “qui non siamo a Copenhagen”.

Non essendo tipo che si lascia scoraggiare da certe piccole avversità, dopo aver letto che la Danimarca quest’anno si è piazzata al primo posto nella classifica dei Paesi più felici del mondo, mi sono deciso e ho acquistato un biglietto aereo per Copenhagen dove effettuerò una specie di vacanza studio per lavoro (chiaro, no?).

Il punto è che voglio capire come si vive in una città in cui l’ora di punta 5 anni fa si presentava in questo modo:

Mi sono dato 10 giorni per starci, girare in lungo e in largo, incontrare persone con cui confrontarmi, fare domande e cercare di capire se il diffuso uso della bicicletta sia la causa o l’effetto della felicità danese.

Per questo, mi sono riempito l’agenda di appuntamenti e incontri, per cercare di vederci più chiaro e trovare tutte le risposte che servono.

Nell’ordine, dovrei incontrare:

– l’assessore ai trasporti del Comune di Copenhagen;

– il direttore della Cyklistforbundet (Federazione dei Ciclisti Danesi);

– Mikael Colville-Andersen, il mitico CEO di Copenhagenize;

– Il responsabile della pianificazione stradale di Odense (quella città in cui il 75% dei bambini va a scuola in bicicletta).

mikael-colville-andersen-copenhagen

Mikael Colville-Andersen, il Mick Jagger della ciclabilità urbana.

Da questi incontri usciranno interviste e una montagna di appunti che cercherò di condividere con voi con una cadenza pseudoquotidiana su queste pagine e sui miei profili social (instagram e twitter in primis).

La partenza è tra meno di 24 ore, il 28 aprile, per l’esattezza, e io non sto più nella pelle.

Mi sento come un bambino che sta per partire per Disneyland, solo che ad aspettarmi non ci saranno Pippo, Topolino e il Castello della Bella Addormentata, ma piste ciclabili a non finire, biciclette, biciclette e ancora biciclette. Insomma, mi sento un super nerd in questo momento, ma che ci volete fare? Ciascuno ha le proprie perversioni.

Già che sono in zona, vorrei prestarvi i miei occhi e le mie orecchie. Quindi, se avete qualche domanda, qualche dubbio o qualche curiosità, lasciatele nei commenti qua sotto.

E buon viaggio a me.

Download dell’e-book

L’e-book “Copenaghen in bicicletta” è scaricabile
gratuitamente da questo link

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9 Risposte a Copenhagen Calling: pronti a partire

  1. Jules ha detto:

    Voglio venire anch’ioooo!

  2. Io a Copenhagen ho deciso di non andarci. Temo che dopo vent’anni di fallimentare promozione dell’utilizzo della bici, a vedere quello che hanno realizzato là, tornerei in Italia con l’intenzione di fondare un movimento terrorista.

    • Elisabetta Marini ha detto:

      Che grandi! Anch’io non potrò esserci Paolo, ti invidio! E solidarizzo con te, Marco, specie perché comprendo e condivido il tuo disprezzo e il tuo disgusto nei confronti di politici e affini che si mettono dalla tua parte non per convinzione, ma per…la votazione (v. Marino in bicicletta elettrica, la Raggi e Di Battista da vedere!).
      Però, se potessi io andrei, oppure convincerei le mie conoscenze a proiettare questo video sui muri di ogni municipio d’Italia, giorno e notte!

  3. Alessandro ha detto:

    God rejse! Per cominciare ;)
    Ti seguirò come il “cugino grande” che andava in vacanza studio in Inghilterra e lo chiamavo per chiedergli se i punk c’erano davvero. Ecco, ci sono davvero tutte quelle bici, infrastrutture ecc ecc? Domanda: che c’è scritto sui “poggiapiedi” ai semafori? (qualcosa tipo “grazie per usare la bici”?); sì, se dai un occhio a eventuali “interventi artistici” su ciclabili e dintorni! Tak!!! Ale

  4. cauz. ha detto:

    bravo, così scoprirai che non è tutto rose e fiori, anche se da qui sembra :)
    ma è sempre meglio toccare con mano.

  5. Alessandro ha detto:

    :D

  6. clambfr ha detto:

    Ti invidio e non ti invidio: a gennaio sono stato tre giorni in Olanda per un motivo analogo al tuo e al ritorno in Italia volevo morire :)

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