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Esposito ci riprova: casco obbligatorio per i ciclisti

News • di 28 Aprile 2016

Manifestazione contro il casco obbligatorio in Spagna

Dopo mesi di sospensione, ricomincia la discussione in Senato sulla legge delega al Governo sulle modifiche al codice della strada e, come era lecito aspettarsi, non mancano le sorprese: nella discussione di martedì, il Senatore Stefano Esposito (PD), già noto come pro-TAV e discusso ex assessore alla mobilità del Comune di Roma, ha presentato un emendamento che prevede l’introduzione dell’obbligo d’uso del casco per tutti i ciclisti.

esposito-roma

Il Senatore Stefano Esposito

Nel rapporto della discussione, si legge, infatti:
Al comma 1, lettera d), al numero 5, sono aggiungere, in fine, le seguenti parole: «e con l’introduzione dell’obbligo per i conducenti di biciclette di indossare un casco protettivo conforme ai tipi appositamente omologati».
Conseguentemente, all’articolo 3, dopo il comma 3, aggiungere in fine il seguente:
«3-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, è comunque fatto obbligo ai conducenti di biciclette di indossare un casco protettivo conforme ai tipi appositamente omologati.».

E la proposta ha già innescato le prime polemiche sui social:

Il tema del casco obbligatorio per i ciclisti ricorre in tutto il mondo, ma allo stato attuale l’unico paese in cui è stato introdotto il provvedimento è l’Australia, con risultati ancora incerti in termini di aumento della sicurezza di chi si muove in bici. Le poche realtà che ne prevedevano l’obbligo stanno facendo marcia indietro, come è il caso della città di Dallas negli USA







11 Risposte a Esposito ci riprova: casco obbligatorio per i ciclisti

  1. […] fresca: il senatore Stefano Esposito (PD) vorrebbe mettere il casco ai ciclisti. Perché? per tutelare i cittadini, ad esempio, come dovrebbe fare ogni buon legislatore. Ma […]

  2. Roberto P ha detto:

    A 18 anni andavo in motorino senza casco. Quando il casco fu reso obbligatorio, lo vissi con fastidio: è caldo, è scomodo, così come le cinture in auto…ma dopo essermici abituato non tornerei mai indietro. Il casco, in moto o in bici, così come le cinture in auto sono dei salvavita. Non comprendo, nell’articolo, quali possano essere gli argomenti CONTRO l’obbligo del casco. E cosa c’entra il riferimento al Pro-Tav? Lo trovo tendenzioso e non pertinente.
    Per essere chiaro: l’obbligo di casco non esaurisce le necessità di tutela dei ciclisti e non è alternativo a fare bike lanes, piste ciclabili ecc. ecc. ma non vedo come possa essere considerato una proposta da respingere tout-court.
    Saluti

  3. Franz ha detto:

    Se si parla si sicurezza …allora il casco anche in auto! F1 e motori vari non hanno il casco? Dunque…

  4. Roberto P ha detto:

    Vorrei provare a chiarire meglio il mio pensiero. Prima di tutto, lasciando da parte il giudizio su Esposito e le sue discutibili opinioni e iniziative. Il mio intervento vuole essere utile esclusivamente a stimolare una riflessione informata sull’eventuale obbligatorietà dell’uso del casco in bici. Questo perché credo sia importante considerare l’argomento, su una testata come questa, obiettivamente.
    In merito al casco in bici, bisogna interrogare i fatti: gli studi epidemiologici sui traumi della strada occorsi in incidenti tra ciclisti e veicoli a motore. I risultati di questi studi sono chiarissimi, e ci dicono che i traumi più frequenti interessano cranio, massiccio faciale e collo (ad esempio, tra vari studi: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23758303). Altri studi indagano l’efficacia del casco nell’evitare, e nell’85% dei casi ciò accade, traumi cranici. Tutti gli studi concordano sul fatto che gli interventi di prevenzione dovrebbero essere incentrati su a) uso del casco e b) interventi di messa in sicurezza delle strade. Sono naturalmente a favore di entrambi gli indirizzi, come medico e ciclista.
    Sarebbe bello approfondire il tema sulla vostra testata.
    Un caro saluto e buona strada.

    • Paolo Pinzuti ha detto:

      Interrogando i fatti, abbiamo pubblicato la traduzione di un articolo di un ambientalista canadese in cui vengono presi in considerazione gli elementi di cui parla: https://www.bikeitalia.it/2014/05/05/perche-andare-in-bici-casco/

      In buona sostanza, gli interventi di protezione dovrebbero essere prima di tutto di evitare collisioni tra ciclisti e auto e, nei casi residuali, di usare i dispositivi di protezione individuale.

      Non è un caso che anche la European Cyclists’ Federation si sia schierata contro l’utilizzo obbligatorio del casco: https://ecf.com/what-we-do/road-safety/ecf-position-helmets

      La posizione mia e della testata è: inutile mettere il casco ai ciclisti se poi devono destreggiarsi tra auto che viaggiano a 80 km/h quando il limite è 50 km/h.

      Saluti

  5. Anna ha detto:

    Ho letto i vari link proposti in questa discussione e anche i link della European Cyclists’ Federation. E’ abbastanza chiaro ed evidente che il casco non può ridurre i pericoli e il tasso di incidentalità. Rimane pertanto da chiarire se l’obbligatorietà del casco possa scoraggiare l’uso della bicicletta.
    A volte però in bici si cade da soli. A Berlino due anni fa sono finita con la ruota anteriore nei binari del tram. Tra l’altro stavo andando forte. Ero sopra pensiero. Ho fatto un gran volo e sono caduta sulla fronte. Ho avuto la faccia viola e grande come un pallone per un mese e gli occhi erano diventati due fessure. Non so come sarebbe stato l’impatto se avessi avuto il casco, forse mi sarei fatta un po’ meno male. (Per un caso fortunato le auto che erano dietro di me non mi hanno investito).

    • Paolo Pinzuti ha detto:

      Ciao Anna,

      Proprio per la tua esperienza diretta, noi invitiamo tutti a indossare il casco. Come libera scelta, però. Non come obbligo.

      • Paolo ha detto:

        invitate tutti ad adoperare il casco ma siete contro l’obbligo. insomma tipica frontiera italiana del no. siete capaci di andare addirittura contro chi vi da ragione.
        Caro Omonimo mi sa che forse dovresti rilassarti.

  6. Roberto P ha detto:

    Ho letto l’articolo dell’ambientalista canadese che ha linkato, posso rispettarne le idee ma la metodologia con cui pretende di sostenere le sue tesi è discutibile in gran parte dei passaggi logici. Mi sembra che prevalga, su questo tema del casco, un rifiuto “reattivo”: “ben altre sarebbero le iniziative da intraprendere” ecc. Questo lo posso capire, come posso condividere la reazione irritata di fronte alle scelte ottuse della politica (ad es. scaricare la questione sicurezza sul ciclista).
    Tuttavia, la paura che l’obbligo del casco possa scoraggiare l’uso delle bici non sembra sostanziata da conferme (http://www.theguardian.com/cities/2015/oct/12/bike-helmets-compulsory-seattle-amsterdam-cycling-safety) negli USA, né riguardo al ciclismo privato né riguardo al bike-sharing. Quindi l’argomentazione “casco obbligatorio = meno ciclisti = meno sicurezza” appare del tutto campata in aria e poco sostenibile nel contesto di un confronto con le istituzioni.

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