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Alle amministrative 2016 la bicicletta scende in politica

Rubriche e opinioni • di 25 Maggio 2016

Ci sono dei passaggi che sono quantomai obbligati per chi decide di cambiare la realtà delle cose e le elezioni amministrative ormai alle porte sono lì a dimostrarlo.

Quattro anni fa, con la nascita del movimento #salvaiciclisti, per la prima volta in Italia la bicicletta è entrata con prepotenza nell’agenda politica italiana: Parlamento, Governo ed enti locali hanno dovuto riconoscere che l’arte della gestione della mobilità non poteva più essere ricondotta alla gestione delle infrastrutture e al malsano tentativo di consentire la circolazione del maggior numero di automobili possibili.

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La chiamata alle armi dei blogger (per ricostruire la vicenda, si veda il libro di Pietro Pani “Salvaiciclisti, la bicicletta è politica”) risvegliò un attivismo civico dal basso che si proponeva di restituire le strade alle persone con tutte le implicazioni del caso e, dal 2012 ad oggi, ogni città d’Italia ha seguito un percorso autonomo per la realizzazione di un progetto di nuovo urbanesimo che insegue i modelli che il resto d’Europa (Copenhagen, Parigi, Londra, Barcellona) sta attuando in modo programmatico.

L’attuazione di questo cambio di rotta nella gestione delle città è stato condotto in modo più o meno collaborativo con le istituzioni con estremi che vanno dalla consulta della bicicletta di Bologna alle ciclabili popolari clandestine di Roma, ma sempre e comunque dirette allo scopo di rendere le nostre strade dei luoghi più vivibili, di incontro e non di scontro. Per diversi anni questo desiderio di modifica delle condizioni dello spazio pubblico si è tradotto in un’attività di pressione sulle amministrazioni dall’esterno. Le prossime elezioni amministrative rappresentano un cambio di passo in questa direzione.

Milano e Torino sono le città in cui questo cambio di approccio qualitativo si sta consumando: Marco Mazzei e Giuseppe Piras sono due attivisti che negli ultimi quattro anni si sono contraddistinti per le attività svolte sul territorio e adesso sono candidati ai rispettivi consigli comunali delle due città.

MAZZEI PER MILANO

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Marco Mazzei, 52 anni, milanese, è un esperto di comunicazione e social media che, grazie alla propria attività e alla propria rete di contatti, è riuscito a garantire che la campagna #salvaiciclisti riuscisse a decollare e diffondersi. Al di là della rete, però, il suo impegno si è fatto sentire soprattutto nella presenza costante sul territorio nelle critical mass milanesi del giovedì sera e, da tre anni a questa parte, nella loro versione mattutina, la Massa Marmocchi, che ad oggi ha scortato nel tragitto casa-scuola oltre 5.000 bambini.mazzei

La sua campagna elettorale sta puntando esattamente nella stessa direzione: mettere le persone in condizione di vivere la città. Ed è per questo che nei giorni scorsi ha organizzato dei parking days con l’idea di mettere delle “cose belle al posto dei parcheggi”.

Il programma elettorale si basa quindi su tre punti: ciclabilità (quindi moderazione del traffico, ciclabili, velostazioni e intermodalità), la messa in rete di esperienze per la diffusione della conoscenza e l’accessibilità per facilitare la condivisione.

Mazzei è candidato con SinistraxMilano a sostegno di Giuseppe Sala e ha lanciato un crowdfunding per finanziare le attività della campagna elettorale.

PIRAS PER TORINO

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A Torino, invece, chi da sempre spinge per le istanze della ciclabilità è Giuseppe Piras, architetto esperto di spazio pubblico, tra i fondatori della ciclofficina ABC. Dopo aver guidato le attività del gruppo #salvaiciclisti di Torino, nel 2013 partecipa alla costituzione dell’associazione BikePride FIAB di cui diventa presidente. È uno dei portavoce della Rete Mobilità Nuova e, tra le altre cose, ha partecipato alle sperimentazioni di Zone 30 dal basso a Terni e Casalmaggiore, nonché di attività di formazione a tecnici comunali sul tema della ciclabilità e delle zone 30 assieme all’architetto Matteo Dondè.

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Il suo programma elettorale è fortemente improntato al tema della mobilità e può essere riassunto in 4 punti:

  • ciclopedonalizzazione di tutti i controviali per consentire ancora il parcheggio ma non il transito di automobili;
  • implementazione del progetto di rete di trasporto pubblico del Politecnico di Torino per ridurre del 50% i tempi di scorrimento a costo zero;
  • aumento del costo dei parcheggi (a oggi il posto auto per i residenti costa 45€ all’anno, contro i 365 €/anno per l’abbonamento al TPL)
  • congestion charge a prezzo simbolico per finanziare il trasporto pubblico locale.

Piras è candidato al consiglio comunale di Torino nella lista Ambiente Torino a sostegno di Giorgio Airaudo.

SCELTA RISCHIOSA

La scelta compiuta da Mazzei e Piras a Milano e Torino sembra essere quindi il punto di arrivo di un percorso, quello secondo il quale modificare le città senza immischiarsi con la sua gestione richieda una fatica spropositata rispetto ai risultati che si possono ottenere: nel corso degli ultimi anni gli appuntamenti in strada e nelle sale convegni organizzati da chi  vuole modificare lo stato delle nostre città si sono moltiplicati in modo spaventoso. Eppure il cambiamento ancora non si vede. E se il cambiamento non si vede forse perché, per quanto si possa cercare di convincere sindaci e politici a prendersi a cuore una determinata tematica, bisogna accettare il fatto che i conti, alla fine della fiera, si fanno in consiglio comunale e allora il consiglio comunale non può essere lasciato a sè stesso.

Quella di Piras e Mazzei è una scelta per certi versi rischiosa, perché il mondo di chi va in bici è spesso caratterizzato da un certo livello di anarchismo e, nel passaggio dai movimenti alle istituzioni, sicuramente non mancherà chi storcerà il naso e li accuserà di approfittare di un percorso comune per ottenere in cambio una poltrona. E la scelta è rischiosa anche perché trovarsi a diventare “il candidato dei ciclisti” è veramente un attimo. Ma qui bisogna avere l’onestà intellettuale di capire che le cose non possono essere cambiate solamente borbottando e che la bicicletta non è il fine ma uno strumento che serve a ridurre l’inquinamento e il traffico, l’incidentalità e il rumore.

L’OPPORTUNITÀ

D’altro canto, però, quella di Mazzei e Piras rappresenta anche un’opportunità, soprattutto per gli elettori: quella di andare oltre il candidato sindaco e delle solite bagarre da campagna elettorale a cui la stampa nazionale ci ha abituato e di rivolgere invece il pensiero a una visione di città. E sarebbe bello se le campagne elettorali fossero tutte così, basate su idee e visioni del futuro.

In ogni caso, con queste elezioni, si consuma un cambio importante nell’approccio alla questione dello spazio pubblico e della mobilità e si conferma ancora una volta che la bicicletta è politica. A noi cittadini non resta che scegliere.







2 Risposte a Alle amministrative 2016 la bicicletta scende in politica

  1. cauz. ha detto:

    al di là della scelta nel merito, per la quale non posso che augurare il mio “in bocca al lupo” a marmaz e a giuseppe, trovo un po’ frettoloso il passaggio “le cose non possono essere cambiate solamente borbottando”. non credo che due decenni abbondanti di storia del cicloattivismo possano essere liquidati come un semplice “borbottìo”.

    ps- nel frattempo, google ads ha pensato bene di chiudere questo articolo visualizzandomi il “santino” elettorale del candidato dell’estrema destra a milano… :O

  2. […] oggi occorre tornare all’ideologia, nel senso di tornare a formulare idee chiare, con un orizzonte politico definito, anche radicalmente definito, in cui le componenti dell’ascolto e della partecipazione siano […]

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